Funereal Luxuria / “Totalitarian”

Totalitarian

Funereal Luxuria

Totalitarian

Autoproduzione, 2005

Voto: 7/10

Di questo folle gruppo milanese se n’era già parlato a proposito del loro debutto “The Erosion Of A Jazz Mind”, devastante disco di doom free form che incorporava al suo interno accelerazioni black e digressioni di psichedelia malsana. Con questo nuovo demo i Nostri rincarano la dose e nel giro di due “canzoni” destrutturano ancor di più il concetto tradizionale di musica; ormai non è possibile neppure far rientrare la loro proposta in un genere musicale, seppure a grandi linee. Infatti “Totalitarian” si muove in un territorio al quale è impossibile dare determinazioni precise, a metà strada tra lo scherzo goliardico e una genuina vena di pura follia e alienazione: insomma, difficile se non impossibile dire se ci sono o ci fanno. Date queste premesse, descrivere le note contenute in questo dischetto è compito veramente arduo, poiché mancano quasi del tutto i riferimenti musicali: come se i Funereal Luxuria si muovessero in un mondo tutto loro, privo di contatti con l’esterno. Il primo lunghissimo pezzo (38 minuti), “A Fucking Alienation”, è già perfettamente descritto dal titolo: un unico riff sghembo e spastico che si protrae per tutta la durata del brano, supportato da una sezione ritmica che scandisce tempi altrettanto spastici; si arriva sfiniti alla fine, ma è altrettanto vero che si è per lo meno ascoltato qualcosa d’interessante, di particolare, un’esperienza curiosa, sempre in bilico tra la presa per il culo tout court e una strana forma di pazzia, che non può lasciare indifferenti. La seconda e conclusiva traccia è poco più di un outro, della durata di soli 6 minuti, che ci congeda con urla e accordi deliranti di piano: tutto sommato, il pezzo più debitore nei confronti del primo disco. In definitiva, non ci resta che ribadire il forte senso di straniamento che procura l’ascolto di quest’opera, ormai slegata a qualsiasi stilema conosciuto: difficile da assimilare, a volte quasi irritante, ma sempre personalissima e curiosa. Pane per i denti di chi è alla ricerca di sonorità realmente estreme e non facilmente omologabili: se siete tra quelli che hanno adorato “The Erosion Of A Jazz Mind” non mancherete di apprezzare anche questo nuovo parto dei milanesi.

Sinteticamente: un ulteriore passo verso la pura follia musicale e mentale; una fottuta alienazione.

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