Destrutturante e destrutturato: questi sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente dopo essermi immerso nell'ascolto prolungato di questo disco, che raccoglie materiale di due vecchi demotape pubblicati rispettivamente nel 1998 e nel 1999. La proposta sonora del gruppo milanese è un susseguirsi di riff tenebrosi, striscianti e magmatici, che sono chiaramente debitori di act come Thergothon e Worship, nonché degli Esoteric più malsani e psichedelici, alternati a repentine accelerazioni in grado di mozzare il fiato. Una sorta di black doom che, oltre a rivelare l'insana passione dei nostri per qualsiasi cosa suoni lenta e opprimente, dimostra una grande libertà creativa, finalizzata alla trasposizione in note di un'atmosfera malata e inquietante: obiettivo centrato. Nell'ora abbondante di musica contenuta in "The Erosion of a Jazz Mind" è inutile cercare un filo conduttore o una costruzione logica dei pezzi, perché tutte le sette composizioni sono state improvvisate dall'inizio alla fine; una scelta rischiosa, ma che si è dimostrata perfettamente funzionale per il martirio sonoro nel quale i Funereal Luxuria vogliono precipitare i loro ascoltatori. Né stiamo parlando di una pedissequa scopiazzatura dei maestri del doom più marcio e terminale, dato che i riferimenti al free black degli Abruptum sono decisamente marcati, e si concretizzano in momenti di pura follia, nei quali la batteria va per conto suo, il riffing si fa sempre più spastico e delirante, e il senso di annientamento psichico viene ulteriormente accentuato da urla e grida inintelligibili, che paiono provenire da una mente alla deriva. Probabilmente a questo si riferisce il titolo dell'album, che di primo acchito parrebbe un nonsense bell'e buono; gli ultimi barlumi di luce che ancora riescono a rischiarare il cervello di una persona irrimediabilmente condannata alla pazzia, ed è solo questione di tempo prima dello schianto finale. Penso che il miglior esempio atto a cogliere l'essenza di questo progetto sia da ricercarsi nel paragone con l'ultimo capolavoro dei Dawnfall, "Drei Raume"; ovviamente tenendo conto che se quest'ultimo parte da una base black per giungere a lidi di malattia totale, il cd qui in esame utilizza il doom come trampolino di lancio per ottenere il medesimo risultato. Ovvio che ci siano anche delle sbavature in questo inestricabile groviglio di putredine, anche a livello di produzione, veramente grezza all'inverosimile (i demotape, infatti, non sono stati rimasterizzati nel passaggio sul supporto digitale): ma non stiamo parlando di canzoni da cantare sotto la doccia, facilmente memorizzabili e in grado di essere apprezzate al primo ascolto. Le prime volte anche per me è stato difficile entrare nel "mood" dell'opera, ma una volta superata la diffidenza iniziale non sono più riuscito a farne a meno. Se adorate qualsiasi cosa puzzi di doom anche lontano un miglio, e andate a lavorare con gli Skepticism in cuffia, alzate pure di mezzo punto il voto.
P.S: non ho idea se a questa emissione seguirà altro in futuro, ma mi sento in dovere di informare che questa compilation è stata stampata in sole 100 copie. Consiglio quindi, a chi è cultore di certe sonorità, di affrettarsi il più possibile per poter accaparrarsi una copia di questa piccola gemma underground.
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