Gli oscuri cantori Agalloch proseguono la loro strada facendo capire che la componente black metal è ancora molto importante per suscitare determinati e notevoli feeling misantropici. Da sempre ricercati ed amanti di melodia malinconica al "nature", i nostri con l'ep Faustian Echoes si misurano "alla distanza" con un unico pezzo di ventuno minuti. Il brano circola bene bene e trasporta egregiamente in posti lontani alternando sapienti sfuriate blasfeme a tocchi armonici di autentica classe cristallina. Se un primo ascolto stupisce positivamente, un secondo già consolida l'innata classe del gruppo americano.
Ogni volta che ripartono da una pausa (non importa se strumentale o parlata) incantano in tutta la loro rabbia che sotto certi aspetti appare completamente selvaggia, mentre su altri riesce a conferire un piacevole senso di controllo per il suo saper dosare melodia e rudezza.
I vertici della formazione non saranno di certo toccati ma da qualunque parte lo si giri il pezzo appare vincente e soprattutto lineare (è semplice perdersi quando si prendono queste sfide sulla distanza). Esaltante la prova vocale, interpretata senza la minima incertezza, ci troviamo in uno di quei rari casi dove riesce a fare realmente la differenza e quindi aumentare il pathos generale di una musica già incantevole in origine.
Questo ep è da comprare, basterebbe arrivare al momento della sua conclusione, in particolare gli ultimi tre minuti che ci lasciano sprofondare su sensazioni oniriche perfette per il congiungimento spirituale con quello venuto prima. Nella sua semplicità uno di quei momenti per il quale ci piace ascoltare questa musica. Il voto per quest'arte, non può che essere notevole.
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