Equimanthorn è un nome conosciuto agli ascoltatori di vecchia data dell' underground estremo, essendo attivi dal 1993.
È passato qualche anno dal precedente lavoro "Second Sephira Cella", del 2004, ed ora questo progetto è risorto, stabilendosi nel filone Ambient/Ritual dalle atmosfere mediorientali. Di che si tratta precisamente? Siamo di fronte ad un'opera concepita da membri degli Absu, The Soil Bleeds Black e Melechesh, un'opera che si autodefinisce "occulta" ed "esoterica", forte di influenze musicali sumere. O almeno, questo c'è scritto nella biografia, perchè poi, a giustapporre due accordi di synth per dieci minuti, non che ci voglia poi tanto, e quello che rimane è quasi esclusivamente concetto. Dico "quasi" perchè, ad andar bene a cercare, qualche elemento musicale peculiare c'è: nei 40 minuti buoni di quest'album ci sono, oltre ad interminabili tracce minimal-ambient dall'originalità pari allo zero assoluto e dalla monotonia sfiancante, anche alcune parti etniche, suonate con strumenti caratteristici, che sono il vero punto di forza di quest'opera altrimenti musicalmente inconistente (forse non concettualmente, ma chissenefrega: se avete solo qualcosa da dire, scrivete un libro).
Insomma, alti e bassi. Capisco che l'ambient è un genere molto particolare, da prendere con le pinze. Capisco che spesso opere come questa hanno senso di esistere anche per le loro caratteristiche extra-musicali. Capisco anche che il taglio etnico mediorientale possa dare quel pizzico di originalità in più a questo lavoro. Ma, onestamente, non basta. Anche perchè, a dirla tutta, all'interno dello stesso Ambient/Ritual ce n'è di roba migliore: non mi accontento di qualche ritmica strana, di qualche strumento tipico a fiato o a corda tradizionale, soprattutto quando tutto ciò non occupa più di un quarto del tempo totale.
Siete andati nel Myanmar con lavostra fida telecamera e ora avete dieci dvd pieni di immagini? State montando un documentario in Afghanistan e avete bisogno di una colonna sonora? Avete bisogno di stereotipare la figura di Ahmadinejad con un sottofondo mediorentale? Stravedete per le atmosfere etniche, per le ritmiche sumere e per qualunque cosa esoterica? Allora metà di questo cd fa decisamente per voi. Il resto è praticamente da buttare in quanto inutile, palloso, prolisso, e neanche tanto curato dal punto di vista dei suoni. Francamente mi sembra un po' poco. E il progetto solista di Karl Sanders, tanto per fare un esempio in tema, era nettamente superiore.
Sinteticamente: qualche suggestione etnica mediorentale ben suonata. E null'altro.
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