Envy / “Recitation”

Recitation

Envy

Recitation

Sonzai/Temporary Residence, 2010

Voto: 7/10

Sin dal precente album (Insomniatic Doze, uscito quattro anni fa) si capiva che gli Envy avrebbero puntato le successive releases su tutt' 'altra direzione rispetto all'hardcore/screamo degli esordi. Il progressivo e sempre più massiccio rifugio nelle dimore del post-rock stava rimpiazzando le vecchie abitazioni frammentarie e aggressive. Aumentano sempre di più le chitarre acustiche, le voci pulite, i sintetizzatori ariosi e trasognanti; i modelli di ispirazione sono sempre di più i connazionali Mono o gli Explosions in the Sky, piuttosto che altre band post-HC.
Anche se gli Envy ci tengono a rimanere nell'ideologico suolo del mondo hardcore, non negano di amare le sperimentazioni o le band più contemporanee (e lo testimoniano i due split con i Jesu e con i Thursday).

Recitation è fondamentalmente un album diviso in due parti completamente antitetiche che però si fondono insieme e riescono a coesistere nella loro differenza sostanziale: da una parte ci sono le chitarre acustiche (una delle quali quasi sempre presente, anche in sottofondo a quelle più distorte), i riff pieni di overdrive ma sempre orecchiabili, synth e atmosfere letteralmente commoventi; dall'altro lato abbiamo un drumming che non disdegna le parti più accelerate e gli screaming di Tetsuya che rimangono (in parte) fedeli al passato.
Ora... sono proprio le urla che, a mio avviso, fanno la differenza in questo disco: per quanto esse siano ferali e primitive, non riescono a distogliere l'ascoltatore dall'immaginario rassicurante dell'album, limitandosi ad essere, semplicemente e volutamente, un esercizio di stile che raccorda la carriera della band.

Quasi tutti i brani, nel raggiugimento del proprio climax, passano dal bianco candore delle parti acustiche, alla nera oscurità delle distorsioni. Last Hours of Eternity prende a piene mani dai connazionali Mono, mentre i momenti più orecchiabili e patetici (in senso buono) vengono fuori in brani come Rain Clouds Running in a Holy Night oppure Worn Heels and the Hands We Hold (corredato da un bellissimo video-promozionale). Dreams Coming to an End, invece, sembra prendere influenza addirittura dal panorama J-rock, estremizzandone semplicemente le strutture.
C'è spazio anche per sentire un po' dei nostrani Giardini di Mirò (Light and Solitude), oppure dai vari Neil on Impression o Mogwai (Pieces of the Moon I Weaved, A Hint and the Incapacity).

I fan più "oltranzisti" dei primi Envy magari continueranno a rimanere ancorati ad Insomiatic Doze, come apice tollerabile di sopportabilità; ma chi ama anche le recenti virate più "easy-listening", chi ha amato ance l'EP Abyssal, non potrà non rimanere affascinato da questo album che riesce ad amalgamare delle così diverse sensazioni, fino a tirar fuori un prodotto decisamente nuovo e di notevole interesse.

Commenti
BlackiceLORD
BlackiceLORD ha scritto 1 anno fa:
ps: magari mi dite come faccio a mettere il corsivo per i titoli dell'album ? così [i][/i] ??? o così ???
DukeFog
DukeFog ha scritto 1 anno fa:
Si con le i! Crispio fatti inserire nel teamwork poi!
affasf
affasf ha scritto 1 anno fa:
delusione.

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