È incredibile quanto sia potente la droga e quanto sia utile ai fini della riuscita dei dischi. Sul serio, W la droga, se questi sono i risultati. Innanzitutto: più passano gli anni e meno gli Enslaved sembrano dei vichinghi incazzati con il mondo. Oggi, vedo gli Enslaved ad un angolo del pub Garage a Bergen, stravaccati sulle sedie, addosso al muro, con una densa nuvola grigia sopra le loro teste. Altrimenti non si spiegano canzoni come "Bounded by Allegiance" o "Reogenesis", perché io non ci credo che Grutle e C. abbiano potuto comporre questa canzone da sobri; no no, non ci credo per niente: si sono strafatti di canne ed hanno coccolato gli strumenti, come faremmo con la donna della nostra vita. È da tempo ormai che l' etichetta 'viking' sta stretta agli Enslaved, ma mai come ora penso che l' etichetta più congeniale a quel che propongono oggi sia 'prog', ma nell'accezione più pura del termine. Quell'accezione che anche gli Opeth stanno via via dimenticando e che riconosco più negli Enslaved che [esempio a caso] in certi Dream Theater. Di solito, gli amanti del Progressive usano dire frasi tipo "amano la chitarra", quando l'amore viene tradito si sente dire "masturbano la chitarra"; gli Enslaved la chitarra la coccolano. Questo è un disco da ascoltare in determinati momenti della giornata; non è il classico disco metallino da mettere in sottofondo mentre si fa altro; questo è un disco da ascoltare mentre si fa l'amore con la persona adorata o mentre si contemplano le stelle, con una leggera brezza primaverile (e magari con una canna in mano). È il classico disco da pennichella dopo l' enorme pranzo pasquale. A tratti questo disco è ipnotico, con riff dolci e suadenti ripetuti quasi allo sfinimento, volti -all'inizio- a coccolarti, poi a stordirti ed intorpidirti il cervello. Lo so, sembra che io stia descrivendo l' effetto dei cannabinoidi, non un disco, ma la colpa non è mia, è di questi GENI prestati al metal. Ah, questo disco, per ispirazione, si mangia l' ultimo Arcturus (comunque un buon disco) a colazione e lo digerisce con estrema facilità. Ci tengo a precisare che, ovviamente, non sto qui a sputare sul piatto nel quale mangio (gli Arcturus); molto semplicemente, questo disco ha dalla sua una caratteristica che non ha l' ultimo Arcturus: è genuino. Come le albicocche del nonno in campagna, piuttosto che del prosciutto contadino. Consigliatissimo agli amanti del prog ma stanchi della masturbazione della chitarra e stra-consigliato ad amanti del metal più sperimentale e libero da schemi.
PS: Ci sono molti guests, fra cui Abbath e Nocturno Culto; anche se a me non me ne potrebbe fregar di meno: su questo disco poteva esserci anche la compianta Sora Lella o Mastro Ciliegia.
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