Earth / “Hex: Or Printing In The Infernal Method”

Hex: Or Printing In The Infernal Method

Earth

Hex: Or Printing In The Infernal Method

Southern Lord, 2005

Voto: 9/10

Poche storie. Questo 2005 appena trascorso verrà ricordato come l’anno di Dylan Carlson, con i suoi Earth protagonista di ben quattro emissioni discografiche, dai bellissimi live “Living In The Gleam Of An Unsheathed Sword” e “070796”, al dispensabile album di remix “Legacy Of Dissolution”, per giungere infine a questo disco in studio, primo per i tipi della Southern Lord.
“Hex” rappresenta quello che da Dylan non ti saresti mai aspettato, un oggetto sonoro quasi indecifrabile: messo da parte il tipico drone – doom (ricordiamo: stile musicale teorizzato e messo in atto proprio da lui), che caratterizzava pietre miliari quali “Earth 2” e gli stessi live usciti quest’anno, adesso il Nostro pare perso in una particolarissima sbornia country / western che poco o nulla deve al suo passato prossimo.
L’unico appiglio con la storia del gruppo, sorta di tratto distintivo comune a tutta la produzione degli Earth, è la lentezza: anche queste nove nuove composizioni si sviluppano attraverso tempi straordinariamente lenti e straordinariamente dilatati. Ma il paesaggio sonoro sottostante è quasi del tutto mutato: niente più feedback, niente più distorsioni laceranti, niente più cadenze marziali e magmatiche; al loro posto, il suono del deserto, tra echi morriconiani rivisti in chiave post – rock, oppure si pensi al Neil Young più folk riletto attraverso un’ambient music completamente strumentale (cfr. “The Dry Lake”, dalla fissità contemplativa pressoché totale). Ci vuole molto coraggio ad abbandonare uno stile adottato per un’intera carriera e che, proprio in questi giorni, sta godendo d’inaspettato successo (si pensi alla notorietà di gruppi quali Sunn 0))) o Khanate), per tentare nuove ed imprevedibili strade. Eppure ancora una volta Dylan Carlson ha ragione, e grazie al suo genio crea qualcosa di nuovo, forse l’unico disco di quest’anno che suoni realmente originale, privo di qualsiasi paragone immediato. Insomma, “Hex” è un disco bellissimo, ipnotico: non uso a caso questo termine, perché nonostante la lentezza narcolettica di ogni traccia, è impossibile non rimanere invischiati nelle sue volute sonore, ora malinconiche ora quasi ieratiche: l’accoppiata “Left In The Desert” – “Lens Of Unrectified Night” è probabilmente il centro concettuale di tutto quanto il disco, tra slow – core e umori psichedelici.
Ma ogni traccia meriterebbe una trattazione a parte, perché le suggestioni che si ricavano da esse sono troppe e troppo intense per essere racchiuse in poche righe: tralascio un elenco track by track per non annoiare il lettore, ma sappiate che questo platter non ha cali di tensione e momenti a vuoto, grazie anche alla saggia decisione di limitarne la durata a poco più di tre quarti d’ora, in modo da non perdere in incisività e potenza onirica. Più che canzoni, nove miraggi in note per le nostre orecchie.



Sinteticamente: tra psichedelia desertica e paesaggi western, gli Earth hanno fatto ancora centro.

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