Drudkh / “Microcosmos”

Microcosmos

Drudkh

Microcosmos

Season of Mist, 2009

Voto: 8/10

In questo ghiotto 2009, ricco di sorprese nuove, tra le riconferme «epiche» questo Micrososmos dei Drudkh ci rientra in pieno. Chiariamoci sin da subito: sono convinto che la band abbia sviluppato un sound talmente personale da rendersi riconoscibili tra mille altri gruppi black metal. Questo Microcosmos non fa certo eccezione e, anzi, potrebbe essere considerato il disco più equilibrato degli ucraini. A partire dalla splendida copertina il disco risulta una delle produzioni di maggior spessore dell’anno. Beneficia infatti di una atmosfera unica, che viene realizzata anche usufruendo di un sound parecchio ruvido e impastato. L’ascolto è piacevolissimo, sia nelle parti black metal che negli intermezzi acustici e dal sapore vagamente folklorico. Elementi che hanno sempre contraddistinto i Drudkh ma che trovano rinnovato splendore in questo lavoro, cesellato in maniera maniacale nei suoi elementi costitutivi. Ecco, forse il passo da gigante la band lo ha compiuto proprio in questo aspetto: la musica è molto strutturata. Il che porta inevitabilmente a dilatare la durata di ogni brano. Escluse l’intro e l’outro infatti, l’intero album contiene brani di una durata media di nove minuti e mezzo. Sebbene le strutture portanti delle composizioni rimangano quelle che ci hanno portato ad amare questa band, il lavoro viene impreziosito da una quantità infinita di piccole variazioni. Dall’armonia all’unisono di tutti gli strumenti alle sezioni solistiche, dai blastbeat ai mid-tempo cadenzati. Variazioni di tempo forti di un riffing superbo alternato a struggenti ed epiche parti acustiche. Ecco la sapienza dei Drudkh.
L’amore di questa band band per la propria madrepatria non è certo un segreto. Sono addirittura arrivati ad utilizzare poesie ucraine nei testi del loro terzo lavoro, The Swan Road. Come tutti sapete, inoltre, alcuni dischi utilizzano opere di pittori ucraini come copertina. Eppure il primo pensiero che ho avuto ascoltando questo Microcosmos è stato che in questo caso l’amore patrio sia passato in secondo piano rispetto a una tematica, molto più ecumenica, di misticismo e spiritualità. Probabilmente questa variazione di orizzonti si trasmette musicalmente in maggior dinamismo ed espressività. Ti porta ad esplorare territori prima solo vagamente immaginati. Non è mai bello fare troppi paragoni per descrivere perle di questa bellezza ma in questo caso il paragone è positivo. Estremamente positivo perché con Microcosmos ci avviciniamo paurosamente a quel sound geniale sviluppato in questi anni dagli Agalloch, e scusate se è poco. I Drudkh però non utilizzano certi stilemi che hanno reso famoso il sound della band americana, mi riferisco alle influenze post-rock, e le sostituiscono con il black metal. Il lavoro risulta quindi di grosso impatto emotivo.
Uno degli strumenti che ha subito una rivoluzione nel sound è sicuramente il basso. Nella stragrande maggioranza delle band infatti esso assume un ruolo tradizionale: è uno strumento di supporto. Inutile dire che relegarlo a questa funzione fa perdere ad esso un enorme potenziale. Le linee di basso di Microcosmos sono eccezionali, d’impatto e mai prevaricanti anche se godono di momenti «sotto i riflettori». Il lavoro svolto su questo strumento è massiccio, anche se potrebbe sembrare altrimenti. Benché non risulti preminente nelle parti più metalliche, esso gioca un ruolo chiave negli intermezzi acustici e lenti dove fornisce alla chitarra acustica dei contrappunti sublimi e ulteriori linee melodiche. Gli sporadici ma geniali solo di chitarra concorrono anche loro a impreziosire il già altissimo valore di quest’opera. Quaranta minuti che scorrono fulminei, riempiti con musica dalle emozioni forti. Il tutto è coronato da una produzione eccezionale, che riesce a catturare e riproporre in modo perfetto l’essenza dei Drudkh. Un’essenza musicale oscura e fumosa ma da cui riesce a trasparire una luminosità entusiasmante.

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Commenti
Henker
Henker ha scritto 2 anni fa:
bellissimo!
Demonical
Demonical ha scritto 2 anni fa:
Capolavoro assoluto...

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