Disbelief / “66sick”

66sick

Disbelief

66sick

Nuclear Blast Records, 2005

Voto: 8/10

Bello. Sono felice perché il maiale a cui hanno appena reciso la carotide più simpatico del mondo (il singer della band) mi ha ascoltato: i Disbelief hanno variato la loro proposta. Era da un po' che scrivevo che i Disbelief avrebbero dovuto variare la proposta perché nel loro personalissimo genere avevano detto tutto quel che c'era da dire; per questo motivo, infatti, il precedente "Spreading the Rage" a tratti risultava prolisso e si avvertiva la sensazione di deja-vù più volte durante l'ascolto. Ora sì che l'accostamento ai Neurosis ha un senso! Erano anni che leggevo che i Disbelief ed i Neurosis avevano qualcosa in comune. Io, però, non trovavo molti punti di contatto, tranne l' esser polverosi ed oppressivi. Oggi, invece, qualche punto di contatto in più c'è. I Disbelief dicono di suonare "Emotional Death-core" ed hanno ragione. In quelle paroline c'è il cambiamento della band. Continuano ad essere doomeggianti ed hanno ancora quelle parti dilatate ed atmosferiche che rimandano agli Isis (anche se da queste parti quando ascoltavamo gli Isis dicevamo "bello, queste robe le fanno i Disbelief da quasi 10 anni"), ma oggi hanno inglobato quel sound post-core (soprattutto nella title-track e "For God" ma anche nelle altre canzoni) che tanto sta andando di moda. Nel caso di pattume tipo i Trivium viene da pensare che un certo tipo di sound venga suonato solo perché di moda; nel caso dei Disbelief non si avverte questa sensazione. Tutto è amalgamato alla perfezione: sembra quasi che i Disbelief siano usciti dal loro bozzolo e che questo tipo di sound sia stato sempre presente all'interno del loro sound, seppur sotto altre spoglie. Ed è per questo che un album del genere va applaudito senza remore: suona "naturale" e non s'avverte nemmeno per un secondo la voglia di sperimentare di far cose "diverse", pur facendole. E credo che questo sia un gran pregio. Infine, rispetto al precedente album, il gruppo dell' ugola più disperata e lancinante del metal, stranamente, nel disco meno metal della carriera ha coverizzato (con buoni risultati) Accept, Scorpions, Iron Maiden e Slayer. "Stranamente" perché nel precedente avevano coverizzato i Killing Joke e, secondo una logica che non sta scritta da nessuna parte, mi sarei aspettato una cover di un gruppo non-metal. Comunque sia, cover a parte, ottimo disco da un'ottima band con la voglia di aprire la finestra e far entrare un po' d'aria fresca nella stanza.

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