Dimmu Borgir / “In Sorte Diaboli”

In Sorte Diaboli

Dimmu Borgir

In Sorte Diaboli

Nuclear Blast, 2007

Voto: 5/10

È inutile girarci intorno, ogni nuova uscita dei Dimmu Borgir è un evento atteso da tutti gli ascoltatori del metal estremo, che come ben noto si dividono in due distinte fazioni: chi li adora e gode ad ogni singola nota suonata da Shagrath & c. e chi li aspetta al varco, pronti ad assalirli e a sommergerli di critiche. Diciamo subito che io potenzialmente appartengo alla seconda frangia, quella dei detrattori, perchè ritengo che i Norvegesi abbiano raggiunto il loro apice compositivo con quel capolavoro che porta il nome di "Stormblast", poi ignobilmente rovinato dalla riedizione del 2005.
Dopo quel maestoso album per me i Dimmu Borgir hanno iniziato una parabola discendente, artisticamente parlando, che paradossalmente ha portato alla band dei fiordi un successo di proporzione mondiale. Questa parabola discendente però a mio avviso non toccava un altro grande album, cioè quel "Puritanical Euphoric Misanthropia" che aveva segnato il definitivo cambio di direzione stilistica, allontanando in maniera quasi definitiva il combo norvegese dalle sue origini Black Metal e proiettandoli verso un sound futuristico e moderno, dove una parte importante era data dal ruolo delle chitarre più vicine agli stilemi del Thrash. Dopo di che i Dimmu Borgir hanno iniziato una caduta libera verso il basso, che li ha portati a scrivere un album pomposo e smielato come "Death Cult Armageddon", oltre che alla già citata e ignobile riedizione di "Stomblast".
Ora dopo quattro anni dalla loro ultima vera e propria fatica, la band scandinava torna con un album ambizioso, "In Sorte Diaboli", primo album nel quale i norvegesi si cimentano in un concept, ambientato nel medioevo, dove viene raccontata la storia di un ragazzo che vive le sue giornate aiutando un prete nelle sue mansioni, ma poi col passare del tempo si accorge di avere una visione differente del mondo religioso che lo porterà ad abbracciare il lato oscuro e ad allontanarsi definitivamente da quei dogmatismi che prima aveva servito con tanta devozione.
A parte la trama che sembra quella di Star Wars, il concept, leggendo i testi non è sviluppato im maniera adeguata, anzi forse si denota una certa "ignoranza" nel campo religioso dei nostri che trattano questi temi in maniera approsimativa e frettolosa. Passando alla musica invece ci ritroviamo di fronte al solito album degli ultimi Dimmu Borgir, cioè un album di metal estremo ottimamente prodotto e suonato e che quindi formalmente si attesta su livelli più che sufficenti. Ma la sostanza, quella che conta veramente nella musica, è più che insufficente.
"In Sorte Diaboli" è un album piatto e veramente scontanto, giocato sui soliti riff stoppati e thrasheggianti, sulle solite tastiere pompose, anche se meno presenti rispetto alle orchestrazioni dell'album precedente, sui soliti cori puliti di Vortex, suggestivi per merito della sua voce, ma sempre scontati e individuabili. Sì, perchè la pecca più grande di questo album è la scontatezza. Infatti ogni singolo passaggio, ogni singolo intervento di tastiera, ogni singOla voce pulita sono ampiamente individuabili prima che questi si materializzino, questo album è di una noia e di una prevedibilità davvero disarmante.
Ormai i Dimmu Borgir sono palesemente alla frutta, perchè non fanno altro che riciclare quello fatto in precedenza e il risultato di certo non può essere fresco ed imprevedibile. Poi va anche detto che quest'album essendo un concept va esaminato nella sua globalità musica/liriche/atmosfere e questo fattore è un altro punto a sfavore di questo platter, in quanto musica, liriche e ambientazioni sono completamente slegate fra loro. Difatti quando si ascolta l'album non si ha mai la sensazione di trovarsi nel luogo descritto dai testi; le musiche e le orchestrazioni di Mustis sarebbero molto più adatte ad ambientazioni futuristiche e fantastiche, tipo i film della saga di George Lucas e non ad ambientazioni medievali e antiche.
In definitiva un album veramente scialbo e piatto, tutto fumo e niente arrosto, che comunque non impedirà a Mr.Shagrath e ciurma di gonfiare ampiamente il portafoglio e magari, se dovesse leggere questa recensione, di ridere di questo povero scribacchino dalla sua yakuzi.

Vi lascio con una supplica: PER PIACERE NON COMPRATELO.

Sinteticamente: Il solito album dei Dimmu Borgir, che sicuramente verrà adorato da chi la band la segue nelle sue ultime evoluzioni e che invece verrà stroncato da chi ha orecchie buone e non si lascia attrarre da un po' di face painting e qualche posa da truce.

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