Dimmu Borgir / “Abrahadabra”

Abrahadabra

Dimmu Borgir

Abrahadabra

Nuclear Blast, 2010

Voto: 6/10

Dopo il mezzo terremoto avvenuto in line up con le dipartite di Vortex e Mustis riecco affacciarsi sul mercato i Dimmu Borgir con l'ottavo e attesissimo disco. Dopo aver acquisito ormai da qualche tempo una notorietà in ambito metal superiore alla media, il terzetto composto da Silenoz, Shagrath e Galder ha generato sempre più discussioni sulla presunta validità del proprio prodotto musicale, ma soprattutto ha generato critiche per via del carrozzone mediatico creatosi loro attorno, così fra trovate promozionali oltremisura, mutazioni e telenovelas, ecco arrivare Abrahadabra.
Volendo spezzare una lancia a loro favore si può benissimo sostenere che la loro musica -nonostante il crescente interesse creato nel corso degli anni- avrebbe potuto essere notevolmente più "easy" e catchy. Pensando ad esempio ai due capitoli del recente passato come Death Cult Armageddon e In Sorte Diaboli di tutto si può dire tranne che si tratti di dischi ruffiani. Analizzando solo questo aspetto vengono in mente formazioni anche di meno "successo" ma sicuramente più propense musicalmente alle grandi masse. I Dimmu Borgir hanno a poco a poco plasmato un sound personale e lo hanno portato avanti malgrado le critiche e gli insulti, non si può non dire che hanno toppato nel recente passato creando dischi bruttini, ma hanno sempre mantenuto un proprio stile e una certa evoluzione. Detto ciò, fare peggio di In Sorte Diaboli era veramente difficile, (un disco dove quasi tutto era sbagliato) e per fortuna i Dimmu Borgir riescono a rialzare un pochetto la testa con grande mestiere ed una buona produzione. Definibili ormai "extreme symphonic metal" con Abrahadabra i nostri hanno creato un lavoro vario, interessante e operistico. Tutte le caratteristiche con le quali li abbiamo conosciuti sono ben condensate, e più volte ho pensato come termine di paragone ad un incrocio fra Enthrone Darkness Triumphant e Death Cult Armageddon, come se si unisse il momento del primo grande successo con quello d'inizio delle grandi critiche.

Abrahadabra non regala miracoli, anche un sordo capirebbe che non vale nessuno dei primi cinque dischi, ma sicuramente è un miglioramento rispetto agli ultimi due e almeno questo è confortante. Quattro canzoni in particolare riescono a salvarlo egregiamente, mi riferisco a Born Treacherous (da tanto tempo non mi entusiasmavo tanto con una loro canzone), il singolone Gateways (lo so, a tanti fa cagare e la prima volta che l'ho sentito facevo fatica anche io, ma le strofe iniziali e soprattutto il finale sono fra le cose migliori di sempre in casa Dimmu Borgir, mentre da dimenticare la prima parte del cantato femminile), l'autocelebrativa Dimmu Borgir (un tentativo riuscito di unire vecchio e nuovo, la vedo molto idonea ad essere suonata live) e la conclusiva Endings And Continuations (dove dimostrano di saper ancora creare trame oscure ed occulte, e poi compare anche il re mida Kristoffer Rygg a consolidare il tutto).
Il resto di Abrahadabra si trascina un pò cosi, fra qualche sbadiglio e momenti di monotonia (chi ha detto Ritualist, fortunata solo nella sua parte tirata con le acustiche sovrapposte, The Demiurge Molecule e Renewal?) mai eccessivamente scadenti ma nemmeno così avvincenti (fra i due gruppetti inserisco invece il duo Chess With The Abyss e A Jewel Traced Through Coal dove vigono sensazioni di positività). Sono alla fine pienamente convinto che questo lavoro valga una piena sufficienza, fare di più vuol dire sfiorare i lavori del passato, ma fare il giusto, nel sound che ti distingue senza snaturarti troppo e senza magie nel songwriting, vuol dire fare Abrahadabra.

Pioveranno critiche, scenderanno in campo sostenitori accaniti per difendere il nuovo nato. Anche questa nuova guerra per la verità si consumerà senza un vero vincitore.

Commenti
Northern
Northern ha scritto 2 anni fa:
Hanno provato loro, ho provato io, ma questo disco (con tutta la buona ed applaudibile volontà che vi hanno messo) è proprio brutto e sconclusionato.
Paradossalmente è il contrario di In Sorte Diaboli, lavoro di una banalità e piattezza terrificante, ma non per questo è, purtroppo, migliore.
Peccato, certe cose meritavano.
AngelusNovus
AngelusNovus ha scritto 2 anni fa:
Chissà perché avevo il sentore che fosse la solita porcata. E poi ultimamente alcuni miei miti stanno scadendo: Elio a X-Factor, Garm in Abrahadabra... uffa

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