Desire / “Locus Horrendus”

Locus Horrendus

Desire

Locus Horrendus

Autoproduzione, 2001

Voto: 9/10

Opprimenti, sin dal primo ascolto. E se questa soffocante sensazione, talvolta, pare diradarsi, è solo perchè stemperata da una ben peggiore inquietudine. Nei testi, tutta la disperazione che i Desire recano... Il doom che i cinque portoghesi propongono è piuttosto ostico: molte le parti in cui soli piano o tastiere ci introducono al disagio chitarristico che, spesso inaspettatamente, ne segue, un disagio espresso da cupi e malinconici Bride-accordi ridondantemente ripetuti e poco variati; vocalmente, abbiamo sia un disperato gutturale dalle molte sfaccettature impegnato in costanti evoluzioni interpretative, sia patetiche parti recitate, sia inserti di voce lirica femminile; la sessione ritmica, benchè non tecnicissima, svolge un buon lavoro di ulteriore appesantimento, con dei buoni crescendo di tensione che viaggiano spesso all'unisono con gli archi. Impegnativi insomma, ma indiscutibilmente emozionali ed emozionanti. Ma devo essere assolutamente sincera riguardo i due motivi che, fondamentalmente, mi hanno conquistata: una citazione del Sommo Pessoa presente sul retro del libretto (tra l'altro, la classe dell'artwork si spreca), ed un significativo passo tratto da "Il Corvo", che i più sicuramente riconosceranno. l' unica pecca riscontrata è puramente soggettiva: avrebbero potuto, credo, comunicare le stesse identiche cose con un ridotto minutaggio, che avrebbe evitato loro di risultare, a lungo andare, un tantinino prolissi. Certo, questo volendo proprio andare a trovare il pelo nell' uovo...

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