Kozeljnik / “Deeper The Fall”

Deeper The Fall

Kozeljnik

Deeper The Fall

Paragon Records, 2010

Voto: 7/10

Secondo album per i Kozeljnik, i serbi ci ricordano quanto il loro paese sia poco prolifico in fatto di uscite discografiche e allo stesso tempo ne mantengono alto il consueto standard qualitativo. I figuri dietro alle formazioni serbe sono bene o male sempre quelli, nei Kozeljnik troviamo impegnati Marko Jerković già in May Result e The Stone e il batterista L.G. militante anche dietro il monicker Dead Shell Of Universe.

Lo spirito selvatico impresso sul black metal di quest'area geografica anche questa volta è stato preservato, però bisogna dire che in Deeper the Fall c'è la voglia di andare anche altrove con un sound stranamente più caldo ed avvolgente. Il merito di tutto ciò va sicuramente alla buona registrazione che fa pulsare gli strumenti come un meccanismo oliato alla perfezione e vi abbina un cantato abbastanza personale e fuori dagli schemi che può ricordare come impostazione quello di Attila Csihar e ultimi Deathspell Omega.
Deeper the Fall si presenta molto bene anche esteticamente con un artwork che cattura e descrive visivamente il contenuto musicale. In questo caso ci ciberemo di follia e oscurità "carnali" avvolti in una spirale dove la via d'uscita non è facilmente raggiungibile.

ThetruthisDeath apre le danze con un riff pescato pari pari dagli ultimi Satyricon, quindi inizio heavy roccioso ritmico per poi lasciare spazio a ritmi più sostenuti. Durante il brano i Kozeljnik rallentano e accelerano con buona classe e danno risalto ad un basso che impreziosisce il sound già di per se molto buono. A mio parere ThetruthisDeath è il brano apripista ideale, mostra le caratteristiche che si troveranno nel full-lenght e soprattutto mette curiosità per il suo proseguio.
Nella seconda The All-Consuming i Kozeljnik rendono omaggio ai Deathspell Omega ma senza la loro tipica cervelloticità, prosegue anche la somiglianza con i Satyricon grazie anche allo stile di L.G. che molto deve a quello di Frost. Le sei canzoni del disco superano volentieri i sei minuti di durata, questa caratteristica unita al cantato "che deve piacere" e alla struttura delle stesse non aiutano l'ascoltatore, soprattuto in un primo ascolto. L'album deve essere riascoltato anche controvoglia per riuscirne a carpire la bontà. Questo è un pò quello che è accaduto con Void to Final Consumption, impressione annoiante ma poi il suo incedere mi ha convinto appieno (e molto bello il momento vocale "epico"). La title track con i suoi nove minuti è la più lunga e non a caso posizionata nel cuore del disco. La litania usata come ritornello sarà sicuramente una delle poche cose che entreranno in testa sin da subito. Brano che unisce Deathspell Omega ed Emperor privati però delle loro tastiere. E dopo il brano più lungo e contorno ecco arrivare il più corto ed "easy", Breeding the Apocalypse distrugge per bene nei suoi quattro minuti senza snaturare lo spirito sin qui respirato. Il finale con A.o.t.U. invece vede protagonista assoluto il cantato con una prova mostruosa ed esaltante, brano che non so come ma mette la voglia di premere play un altra volta.

Deeper the Fall è capitolo che va provato anche da chi non segue troppo l'underground, la possibilità di fare breccia su molti magari non sarà troppo elevata ma sono sicuro che quei pochi lo adoreranno non poco.

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