Recensione impegnativa, quella del nuovo, ovviamente devastante, platter di questa a dir poco fondamentale band californiana. Mi rendo conto di come possa sembrare strana un'affermazione del genere da parte del sottoscritto: penso che molti di voi non faticherebbero ad assegnare a "Reduced to ashes" un bel 10, ma, vi garantisco, il nuovo lavoro dei Deeds Of Flesh necessita di un ascolto più che accurato per essere apprezzato, analizzato e valutato, anche in relazione ai precendi lavori della formazione americana. "Reduced to ashes" (il cui distributore ufficiale italiano è Buio Omega, visitate la pagina www.buio-omega.it per prendere contatto con quest'importante realtà modenese) segue grossomodo le coordinate stilistiche del precedente "Mark of the legion", mantenendo quindi una certa linearità nella struttura delle song, nonostante queste presentino prelibatezze tecniche non indifferenti, non ultime dissonanze ricercate e particolarmente "sick", tempi dispari e un riffing a dir poco cerebrale. Frequenti, e d'obbligo oserei dire, i diversi stop and go da nervosismo portato all'esasperazione che tanto fanno impazzire i fan del genere, potente il drumming ed incredibilmente convincente l'ormai celebre duettare di Erik Lindmark e Jacoby Kingston. Evito di eccedere in descrizioni dettagliate, brano per brano (sottolineando piuttosto la mancanza di soli di chitarra, che ritengo sia una scelta stilistica ben precisa, al fine di mantenere un certo purismo di genere), in quanto, lo saprete ben tutti, quando ci si trova di fronte ad un nuovo lavoro dei Deeds si ha a che fare con l'Accademia della Crusca del Brutal Death Metal: il trio californiano ci insegna puntulamente tutte le regole per suonare questo genere come si deve, lontano da qualsivoglia contaminazione o sperimentazione. Un ottimo disco insomma, carente, però, di una certa varietà nelle song, abusando non di rado delle soluzioni cerebrali di cui sopra. Senza ombra di dubbio migliore di "Path of the weakening", il punto più basso della loro carriera, purtroppo incapace, come il precedente platter, di raggiungere il livello qualitativo del loro folle capolavoro che porta il nome di "Inbreeding the antropophagi", uno dei miei dischi del cuore, che consiglio vivamente a tutti di acquistare, nel caso non lo abbiate ancora fatto. "Reduced to ashes" resta, ad ogni modo, un ottima new entry nella classifica della violenza di questo 2003, confermando, se non altro, le ottime capacità di Erik e soci, che attendo con ansia a Settembre on stage in compagnia di Hate Eternal, Dying Fetus e Severe Torture.
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