Finalmente! Dopo tantissimi problemi di distribuzione in Europa, sono riuscito a recuperare una copia del nuovo album degli americani Deeds Of Flesh. Ho atteso con particolare ansia questo platter, dato che ero sempre più curioso di constatare se una delle più feroci Brutal Death Metal band del pianeta sarebbe stata in grado di stupirmi come ai tempi del secondo album, "Inbreeding the antropophagi". Con "Mark of the legion" siamo al quarto capitolo della storia dei Deeds e, dopo il precedente e poco entusiasmante "Path of the weakening", posso ritenere le mie aspettative parzialmente soddisfatte. Di migliorie, quindi, ne troviamo e non poche in questa nuova prova del trio statunitense. Innanzitutto la line up ha perso un chitarrista la cui presenza, risultando quasi inesistente dalla produzione del precedente album, si poteva considerare decisamente inutile ai fini della brutalità e della potenza e ciò ha indubbiamente dato stabilità alla band. Fatto questo, insieme all'ingresso nel combo di un nuovo batterista (veloce e tecnicamente preparato, degno dei brani di "Inbreeding..."), che fa emergere sin dal primo ascolto una più marcata compattezza e impatto a livello di songwriting. Decisamente più curata (era ora!) è la produzione: una volta tanto il raid non suona come il coperchio della pentola di vostra nonna e le chitarre sprigionano un'energia senza dubbio più dignitosa rispetto al passato. Bene, tanta energia, tanta voglia di migliorare con dei brani degni abbastanza da far concorrenza ad altri importanti acts in campo brutal e una produzione superiore rispetto al passato. Cosa allora potrebbe non soddisfare completamente un ascoltatore? Beh, diciamoci la verità: "Mark of the legion" e un ottimo labum, che non ha nulla da invidiare alla maggior parte delle uscite dell' ultimo anno, anzi, però i Deeds tecnicamente hanno espresso di meglio. Pur essendo un album qualitativamente all'altezza, non è paragonabile al lavoro svolto su "Inbreeding...", album nel quale si poteva trovare una quantità industriale di riff complicati e ultraveloci, e quintali di cambi di tempo. Non per sottovalutare il nuovo album dei Deeds, che un otto e mezzo bello pieno se lo meritano tutto, semplicemente so che possono davvero fare di più. Evidentemente, non era però nelle loro intenzioni. Ai Deeds "Mark of the legion" andrà sicuramente bene così, e a noi, non potrà che andare altrettanto bene.
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