Puntuale quasi quanto un orologio svizzero arriva dopo circa un anno e mezzo dal precedente il nuovo CD dei californiani Deeds Of Flesh, giunti ormai al sesto album in meno di 10 anni e con una discografia essenziale che si limita solo ai primissimi titoli: il MCD d’esordio in particolare (“Gradually Melted” uscito per Wild Rags nel 1995) e i due album successivi. Qual’era la formula vincente del brutal death suonato dai Deeds Of Flesh? Tecnica, aggressività e passaggi intricati ma abbastanza catchy, sia a livello di voci che di musica… I Deeds del 2005 invece, sebbene non nascondano affatto l’estrema capacità tecnica (oltre agli stessi Erik e Jacoby che hanno fondato il gruppo abbiamo il supporto di un batterista con i controcoglioni) sembra abbiano dimenticato cosa fosse l’aggressività dei primi lavori e si perdono in pezzi mediamente molto più lunghi e dai riff di certo meno esaltanti, quasi a rendere la struttura del pezzo più “ovattata” e piatta, annullando totalmente quei passaggi da sturbo presenti sui primi lavori (“Three Minute Crawlspace” tutta una vita!).
Non c’è niente di particolarmente sconvolgente su “Crown Of Souls”, un album che per una volta ancora, serve a timbrare il cartellino, sebbene denoti forse una voglia di recuperare la vecchia verve rispetto ai due precedenti, deludenti, piatti e soprattutto monotoni “Mark Of The Legion” e “Reduced To Ashes” (da qui il mezzo punto in più oltre la sufficienza). Sembra infatti di riconoscere una piccolissima variazione di tendenza verso un utilizzo minore di riff in favore della musicalità del pezzo e meno dell’ostentazione sterile da parte degli esecutori, pecca principale degli ultimi lavori del gruppo americano. Il perché poi il suono sia così meno aggressivo e violento rispetto all’inizio della loro carriera non me lo so spiegare, anche la produzione di certo non aiuta, pulita e nitida ma poco coinvolgente… e lo stesso dicasi per le voci, standardizzate sia nella timbrica che nel modo di distribuire il cantato su ogni riff…
Adesso come adesso, nella condizione in cui sono, non meritano di certo tutta la fama di cui godono, raccattatevi invece i primissimi lavori e scoprirete un gruppo totalmente diverso.
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