Secondo un mio personalissimo schema mentale, i Decrepit Birth hanno sempre ben collimato con punti di riferimento solidi ed imperturbabili di un certo modo di intendere il Brutaldeath a stelle e strisce di terzo millennio, alla stregua dei commilitoni Dying Fetus, Skinless, Deeds of Flesh, Gorgasm, e via discorrendo.
“Diminishing between Worlds” stravolge tali credenze e consegna ai fans, a quattro anni di distanza dal vigoroso “And Time Begins”, un lavoro accostabile alla frangia più tecnica e virtuosa del genere, sottoforma di pout-pourri di preziosità chitarristiche, tappeti di doppia cassa, volteggi e diteggiature arzigogolate, vicine ai Broken Hope, ai Necrophagist e ad un certo death metal tecnico di inizio anni ’90.
A risentirne è l’aggressività sonora, complice anche una produzione scarna e di gran lunga sotto la media, a favore di una fatica che, in definitiva, potrà venir acclamata quasi esclusivamente dai maniaci della 6 corde o giù di lì.
Un album a tratti piacevole, sicuramente appagante per gli axe-men della band, che sì prende le distanze dai canoni triti e ritriti del Brutal degli ultimi anni, ma altrettanto si fionda in caduta libera verso un limbo castigatore della scarsità di forma e dell’assenza di sostanza.
“C’è carenza di palm-muting e le donne ne soffrono un po’ ... Accidenti alla carenza di palm-muting e all’abbondanza di tapping e sweep-picking costante”.
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