Death Angel / “Killing Season”

Killing Season

Death Angel

Killing Season

Nuclear Blast, 2008

Voto: 7/10

Naturalmente acclamati ed attesissimi da critica e fans tutti, tornano sulle scene gli storici Death Angel a tre anni di distanza da quel "The Art of Dying" che aveva segnato il ritorno sulle scene di una vera e propria istituzione nell'ambito del thrash metal.
Ben 14 anni di silenzio discografico spezzati improvvisamente da quella reunion che tanto aveva fatto sperare generazioni e generazioni di nostalgici. Bene, è giusto dirlo che aveva fatto sperare... Eh sì, perchè per quanto apprezzabili gli sforzi dei Death Angel di rimanere quanto più fedeli a quel sound che aveva lanciato la band nell' olimpo dei grandi a cavallo tra gli '80 e i'90 ("The Ultra Violence", "Act III"), gli anni passano per tutti, i background musicali tendono inconsciamente a mutare (tranne che per qualche rarissima eccezione) ed al resto ci pensano major e produzioni cristalline. E così "Killing Season" benchè omaggiato dai più non sposta di una virgola quanto ebbi già modo di sentire con il lavoro precedente, ovvero ci troviamo di fronte ad un album nella norma, suonato da Dio, con una produzione semplicemente entusiasmante e potente, ma senza quel feeling e quelle idee che a mio modesto parere sono poi quelle che più interessano l'appassionato.
È praticamente difficile insomma trovare imperfezioni all'album in questione a livello tecnico-strumentale, è anche impossibile rimanere impassibili di fronte alla potenza sprigionata, ma è altrettanto vero che manca quello che aveva davvero contraddistinto le prime produzioni dei nostri ovvero quella "fame" e quella furia compositiva che sono andati via via scemando e che probabilmente in questo "Killing Season" è ulteriormente smussata anche rispetto al più vicino predecessore. Non mancano così ammiccamenti alla scena classicamente heavy come dimostrato dall'opener "Lord Of Hate" o ancora in "Dethroned", così come però non mancano anche mazzate non indifferenti come nel caso di "Sonic Beatdown" probabilmente il miglior capitolo dell' intero lotto; ma tutto è troppo "plastificato" per riuscire a catturare la mia attenzione e soprattutto per valutare in maniera troppo gonfiata un lavoro che probabilmente se non fosse marchiato Death Angel, sarebbe sconfinato nel dimenticatoio.
Un album che molti potranno trovare eccelso ma che a mio modesto parere rappresenta un dischetto sicuramente degno di nota ma ben lungi dal mantenere inalterata la fama di un act storico all'interno della scena mondiale. Ben diversa la storia insomma rispetto all'ultimo Exodus tanto per citare un lavoro che mi ha colpito particolarmente in tale ambito, ma decisamente roba migliore ad esempio rispetto agli ultimi indegni Metallica e Megadeth.

Sinteticamente: la storia del thrash metal americano torna tra noi; suoni e produzione potenti e decisi, band tirata a lucido, ma nulla di eccelso sotto il sole

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