Cradle of Filth / “Darkly, Darkly, Venus Aversa”

Darkly, Darkly, Venus Aversa

Cradle of Filth

Darkly, Darkly, Venus Aversa

Peaceville Records, 2010

Voto: 7/10

Cradle of Filth, la creatura leggendaria, i vampiri che non hanno la minima voglia di andare in pensione tornano con un nuovo disco e spiazzano praticamente tutti. Lo fanno premendo sull'acceleratore tanto quanto un tempo (forse addirittura di più) con una prova inaspettatamente maiuscola. Darkly, Darkly, Venus Aversa arriva dopo la mezza rinascita dal nome Godspeed on the Devil's Thunder, lavoro che snocciolava alcune canzoni totalmente pregevoli e tornava a far brillare un monicker dopo i tonfi di Nymphetamine e Thornography. Una carriera perfetta fino a Midian, sarebbe proseguita nel migliore dei modi con un sequel come questo, e avrebbe fatto sicuramente maturare a dovere un progetto ambizioso come quello di Damnation and a Day. Facendo qualche calcolo con la loro discografia non si può che essere contenti, alla fine si contano solo due completi tonfi e due dischi dignitosissimi (venuti tutti uno in fila all'altro) che hanno rischiato di compromettere un nome già abbastanza chiacchierato per la sua immagine. 
Si può dire di tutto di questa band ma non si può negare la personalità che da sempre l'ha contraddistinta. Hanno creato un sound tutto loro e sono rimasti sempre lì attorno (tranne qualche scontata concessione ruffiana) facendo prima bene, poi male e ora fortunatamente di nuovo risplendentemente bene.
Chi li ha amati in passato potrà tornare a godere delle loro atmosfere lugubri, gotiche e barocche. Potrà tornare ad esaltarsi sugli strilli (ne fà 4/5 in particolare davvero indovinatissimi) e trasformazioni vocali del vecchio e spelacchiato Dani Filth, tornato più in forma che mai, con una gioia che sembrava ormai dimenticata (a tratti sembra davvero di tornare da qualche parte fra il 1996 e il 2000). Non esagerate ma inserite con classe e senza "forzature" le parti femminili, lato che reputo da sempre più che importante nella loro musica.

Il mio primo approccio con Darkly, Darkly, Venus Aversa è stato un pò freddino, salvo aumentare di intensità con continui ascolti. Sentivo che c'era qualcosa "di nascosto" che aspettava solo di essere svelato, ad esempio canzoni come The Nun With the Astral Habit, Church of the Sacred Heart, The Spawn of Love and War e Harlot on a Pedestal inizialmente mi hanno lasciato parecchio amaro in bocca, mai poi piano piano si sono insediate positivamente e velenosamente dentro il mio apparato uditivo salvando una grossa fetta di disco clamorosamente, senza lasciare nulla alla mediocrità. Pensandoci bene però è stato così anche per le due anteprime Lilith Immaculate e Forgive Me Father (I Have Sinned), a conti fatti le più ruffiane e catchy ma ben inserite nel contesto e che alla fine assolvono ottimamente il loro compito. La prima è per me già un piccolo classico e porta al suo interno un momento melodico (poco prima dei tre minuti) come solo loro sanno fare. La seconda crea da subito abbastanza sgomento, il ritornello cantato in quel modo roco non è proprio il massimo, poi però ti ritrovi a cantarlo senza nemmeno rendertene conto e devo altresì ammettere che le strofe mi fanno letteralmente sbavare.
Il resto invece mi ha convinto subito, magistrale l'opener The Cult of Venus Aversa e incredibilmente affascinante One Foul Step From the Abyss (l'inizio è da apoteosi). Canzoni dove non viene concesso il minimo respiro (come fra l'altro nel quartetto citato prima) e la furia si sprigiona naturale e sfarzosa grazie ai giusti inserimenti tastierosi. Meritano poi un plauso speciale l'arcana The Persecution Song (graziosa nenia incantatrice) e la conclusiva Beyond the Eleventh Hour (grande chiusura di pura violenza occulta).

A questa tornata i fans, ma soprattutto i grandi scontenti, potranno dirsi assolutamente soddisfatti, i Cradle of Filth reinterpretano se stessi (se questo vi va bene) e se sono stati o sono fra i vostri amori, il nuovo Darkly, Darkly, Venus Aversa rappresenta una decisa e convinta manata sul fuoco (disco riuscitissimo, il voto non deve ingannare ma devo badare ad una scala di valori all'interno della loro discografia). Il concept ruota attorno alla figura di Lilith e la copertina svolge perfettamente il suo compito di macabro impatto, almeno per me una delle loro migliori di sempre. 

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