Converge / “You Fail Me”

You Fail Me

Converge

You Fail Me

Epitaph, 2004

Voto: -

Ed è arrivato il momento di Converge anche per Haternal.com
Per l' occasione ben due i commenti ad un disco assai atteso...
sarà ancora gloria?

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Non ho mai amato follemente i Converge, neppure con il loro capolavoro "Jane Doe": troppo caotici, disordinati e dispersivi anche per il post core. Certo, non potevo non riconoscere la loro importanza, la tecnica, l'inventiva, l'intensità dei brani. La potenza dei loro gig, l'empatia con il pubblico. Eppure c'era qualcosa che non mi tornava, che non me li faceva godere a pieno. Immaginatevi quindi con che spirito mi sono avvicinato a quello che sembrava essere l'album più diretto della loro carriera. Mai preconcetto fu più errato. Con "You Fail Me" i Converge scrivono un capolavoro, proiettandosi nel futuro re-interpretando le loro radici più profonde, alla luce degli anni d'esperienza passati sputando sangue sugli assi dei palchi di tutto il mondo. Niente post/metal/math/... core, ma solo un distillato di finissimo Boston HC riletto nella tipica maniera del quartetto. Un disco brutale e diretto come la più genuina delle produzioni DIY, ma anche un viaggio introspettivo nella psiche del cantante Bannon, pronto ad aprirsi ai suoi fan, a condividere con loro delusioni, gioie, passioni e dolori. Il resto della band ci regala una prestazione stellare, tecnicissima ma senza fronzoli, personale ma subito assimilabile. La produzione di Ballou è perfetta: sporca, slabbrata, abrasiva. Nessuna concessione al trend, riff Swedish o Slayer-like, stacco screamo: solo dodici tracce come solo i Converge potevano incidere.

Voto:9,5/10
[Tetsuo]

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Ancora una volta i Converge dimostrano che l'eclettismo, seppur tenuto sotto controllo da un grande rigore formale, risulta la loro arma vincente, in grado di permetter loro di comporre dischi qualitativamente sempre una spanna sopra il 90% delle produzioni dei gruppi che si muovono nel medesimo ambito, quello del post ? hardcore più feroce e ricco di scorie metalliche. Questo giusto per ribadire la loro superiorità: successivamente, scendendo nei particolari si nota senza dubbio una netta virata stilistica rispetto al predecessore "Jane Doe", a tutt'oggi il loro punto più alto, nonché disco basilare per le ultime evoluzioni dell'ormai polimorfa materia hardcore. Infatti è palese il tentativo di Bannon e soci nel puntare ad una scrittura maggiormente ancorata alla forma - canzone, tralasciando in parte gli sperimentalismi in bilico tra grind, noise e industrial fratturato che caratterizzavano il già citato "Jane Doe". Si tratta di una parziale ritrattazione della loro ricerca sonora, attuata tramite un disco molto diretto e più classicamente hardcore, senza rinunciare comunque alla consueta dose di coraggio e di trovate fuori dal comune: è questo il caso di "In Her Shadow", una vera e propria ballad con tanto di chitarra acustica, che nel suo sviluppo assume contorni realmente inquietanti, giocata com'è sulla contrapposizione tra apparente calma acustica e crescendo rumorista livido e malato. In ogni caso, un episodio isolato, posto in un mare di chitarre stridenti, contrasti spigolosi e il consueto assalto emotivo ? fonico condotto con un piglio ancora una volta profondamente sentito, ancora una volta necessario. In questo contesto, la title ? track riveste un ruolo centrale nel definire il nuovo corso dei Converge: lo scream di Bannon si fa più intelligibile, senza rinunciare al consueto fardello di disperazione che ce lo ha sempre fatto amare, mentre i riff e le strutture chitarristiche saldano il conto con il passato, sempre abrasive, contorte e maledettamente noise, ma dalle linee "melodiche" mai come ora immediate e carpibili anche ad un primo ascolto. "Eagles Become Vultures" e la successiva "In Her Blood" sono pura arte dell'aggressione HC, riuscendo a riassumere al loro interno anni e anni di musica estrema, dai Black Flag ai Today Is The Day, passando per gli Helmet e il consueto riffing preso a prestito dagli Slayer: e il bello è che quasi non ce ne accorgiamo, grazie proprio a quella ricerca di snellezza che caratterizza tutto l'album. Certo non mancano i difetti, che rendono questo disco indubitabilmente inferiore rispetto al suo predecessore: la maggior ricerca melodica e la più marcata semplicità degli arrangiamenti si rivela arma a doppio taglio. Se da un lato dona una maggior piacevolezza nell'ascolto, dall'altro priva il Converge sound delle sue componenti più destabilizzanti, almeno in parte; si viaggia sempre in un mondo di lacerazione interiore, di rapporti umani che si disgregano sotto i nostri occhi senza che noi possiamo farci nulla, ma vengono accantonate le contorsioni più furenti e dolorose, gli spasmi più epilettici che hanno fatto di "Jane Doe" una pietra miliare delle regioni più oscure dell'animo umano messe in note. Spira quasi un sentore di normalizzazione sulla loro musica, nonostante i livelli di coinvolgimento e di empatia rimangano su livelli molto alti. In ogni caso rimane da archiviare l'ennesima conferma di un gruppo che, disco dopo disco, sta scrivendo a caratteri cubitali il suo nome nella storia della musica più intensa e significativa di questo inizio millennio. Proprio grazie al suo eclettismo.

Voto:8/10
[Shadowthrone]

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