Il bisturi in copertina è esplicito, molto esplicito. Questo album taglia come un affilatissima lama e come un bisturi è preciso e chirurgico nel raggiungere il suo intento.
Qual è l’intento di questo album di uno dei progetti più interessanti dell’attuale scena power electronics? Quale potrebbe essere se non farci infrangere ogni sorta di dolore fisico e psichico con onde di rumore che ci travolgono e ci stravolgono… e questo album stravolge sul serio e fin dal primo secondo di ascolto.
“Excoriate” sembra partire in maniera sorniona e silente, per poi trasformarsi in una mareggiata di enormi onde sonore harsh e rumorose, come solo uno che vive a Santa Cruz, una delle patrie del surf, può farci assaggiare. “No pity for the weak” recita il booklet, ma ancora meglio sarebbe dire nessuna pietà per i deboli di stomaco e di padiglione auricolare, questa è una power electronics serrata, che sfocia in alcuni momenti di puro noise che stravolge per volume, compattezza e potenza.
Nessuna possibilità di sopraffarlo, ma solo il piacere di farsi travolgere e di farsi traumatizzare da tanta violenza fattasi elettronica. Nessuna concessione alla melodia e al facile loop da seguire: qua i loop vengono stravolti e avvolti in spire di tagliente rumore in alta e bassa frequenza e da strati di sofferenza che si sovrappongono fino a creare un muro spessissimo di rumore. Prendete i Genocide Organ togliete loro qualsiasi tipo di ritmica e aumentate ancora di più i volumi e otterrete come risultato l’effetto estraniante che regala questo cd.
“Hatred of Humans” e “The Machine” sono forse le parti più sorprendenti di questo lavoro e rispecchiano quella che è il concetto che più si avvicina alla perfezione della power electronics moderna: dinamiche impressionanti che ci pendono e ci sollevano in stati di angoscia e di violenza senza uscita, pochi proclami, poche parti vocali e spazio al rumore più violento.
Che dire, un album magnifico come quello degli Skm-etr dell’anno scorso, seguito dalla power noise teutonica dei Genocidi Organ e, infine, questo “The Means to an End” di Thomas Garrison ci fanno capire come l’elettronica più estrema goda di grandissima salute. Un gran colpo per chi compra questo cd e un gran colpo per l’italiana Eibon Records, che ce li fa apprezzare!
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