L' italico combo, che i primi passi ha mosso nel doom, ci propone ora un intenso dark dall'attitudine ambient, quella stessa cioè, che al descrivere preferisce l' evocare, serpeggiando in quel che di vostro credevate obliato, insinuandosi nella memoria così come nel sogno. In un'atmosfera a metà strada tra i primi Cure ed i Tiamat di "A deeper kind of slumber", i Canaan si fanno autori d'un soft-rock che, soprattutto negli arpeggi, molto ricorda gli ultimi Anathema; le melodie, dall'inizio alla fine, tristemente screziate. Ossessivi e prolissi, ma senza annoiare; dilungamenti ipnotici, amplificati da suoni cupi, profondi, che come gong riecheggiano in templi di visioni e di ricordi. Una voce maschile, del tutto incapace di celare quell' intrinseca sofferenza che, ci dicono le depressive liriche, scaturisce dalla consapevolezza della nostra inutilità all'interno d'un gioco cui non abbiamo chiesto di partecipare. Ogni singola nota trasuda questo credibile "male di vivere"; ogni suono ci sommerge sin sopra il capo, ovattando il mondo che ci circonda. Molto più d'un ascolto... Un prolungato viaggio nelle pene dell'animo, e nei disturbi della mente umana.
Per inserire un commento devi essere registrato.
Clicca qui per registrarti oppure effettua il login.