Giunse la libertà, e con essa i frutti di anni di riflessione, di studio, di maturazione. Il Varg Vikernes che troviamo fuori dalle patrie galere non è un uomo che ha perso, un uomo che ha ceduto all'accettazione di una vita "normale": il Conte, come lo ritroviamo nel 2010, è un uomo che ha coltivato con cura e devozione ciò per cui ha sempre vissuto. Il proprio suono, la propria storia, la propria tradizione: Varg Vikernes nel 2010, più di ogni altro musicista del genere, incarna lo spirito di conservazione, l'autodeterminazione, la coerenza. Il Conte non prende le distanze da ciò che è stato: ne fa tesoro e forse, tutto sommato, deve anche agli anni trascorsi in carcere il risultato attuale, sia come uomo più consapevole delle proprie radici che come artista.
"Belus" è uno dei dischi più attesi da chi, come il sottoscritto, ha approdato al genere con pietre miliari quali "Aske": l'attesa è stata tanta, le speranze che potesse tornare sulle scene affievolite dopo la pubblicazione di "Hliðskjálf", le aspettative alla notizia del suo ritorno tante. E tutte soddisfatte. Vikernes, con tutta la tranquillità e l'esperienza di chi non ha la controproducente fretta di "sfondare" ha raccolto tutte le sue idee più belle e mature e le ha concentrate in otto tracce, intro inclusa, da lacrime e applausi.
Il black metal di "Belus" è musica senza tempo: più delle precedenti pubblicazioni, è un disco fatto per restare, un disco che pur pescando nelle acque di chi ha creato una corrente, si decontestualizza da essa per essere eterno, distante da qualsiasi banale revival del black metal dei primi anni 90. Varg Vikernes non è mai stato così introspettivo e, pur conservando quell'immediatezza comunicativa che l'ha sempre reso unico, scopre luci, ombre e colori precedentemente sconosciuti alla sua musica, sperimentando tensioni che emergono già dal riffing di "Belus' Død", un riffing che non si dimentica di essere ripetitivo come un mantra, una buona abitudine che ha sempre permesso al Conte di comporre musica fatta per colpire, positivamente o negativamente, l'ascoltatore di turno, mai per lasciare indifferenti. L'album è ben strutturato (e il fatto che un disco sia un concept non sempre lo garantisce), mantenendo non solo un'ovvia coerenza tematica che non intendo approfondire essendo già nota a tutti e fruibile sul sito ufficiale burzum.org, ma anche una compattezza stilistica che, se escludiamo le sfuriate "adolescenziali" di "Sverddans", la quale mi ha ricordato parecchio il mood di "War", mette da parte l'eterogeneità di release come "Det som en gang var" in cui una contorta "Key to the gate" entrava in netta contrapposizione con una più cadenzata e melodica "Lost wisdom": qui la tensione cui ho fatto cenno è il denominatore comune di tutti i brani, anche di una "Keliohesten", brano più diretto e veloce, più canonicamente black metal, regalando a "Belus" quella matura profondità precedentemente mai raggiunta dal Conte.
Non è facile, anzi, è davvero per pochi la capacità di riprendere le redini di un progetto attorno cui si creano così tante aspettative e realizzare un ritorno che non solo è all'altezza del suo passato più glorioso, ma addirittura ne migliora, per chi scrive, le peculiarità che l'hanno reso così celebre ed unico.
Varg Vikernes è riuscito in questa missione, prendendo definitivamente le distanze da una scena che egli stesso ha contributo a creare e che, in questi 17 anni di sua assenza, ha clamorosamente e tristemente ceduto al fascino del successo, alla ricerca di una forma fruibile per un mercato più ampio, alla scrematura di contenuti "scomodi" per abbracciare tematiche troppo distanti dalla lotta che il movimento intraprese a suo tempo, ma più appetibili per quanti sian saltati su un brutto carrozzone, per moda o per noia.
Grazie di cuore al Conte per essere tornato, grazie a nome mio e a nome di quanti abbiano vissuto il black metal distanti dai topi che hanno ballato danze infelici approfittando dell'assenza del gatto. E' tempo di rimettere parecchi culi in carreggiata, se non nel termovalorizzatore.
Grande, Grande ritorno.
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