Quanto ho aspettato questo album. Veramente. Dopo quattro anni che i Borknagar non pubblicavano niente di nuovo mi aspettavo che tornassero in gran pompa, specialmente dopo quell’album scialbo che porta il nome di Origin. Quest’ultimo, diciamola tutta, è un disco ben suonato ma infinitamente inferiore a Epic e specialmente al quello che considero il capolavoro della band norvegese, l’epocale Empiricism che da solo segnò la svolta in casa Borknagar, peraltro non estranea a vette compositive anche in dischi precedenti ad esso.
Le aspettative che gravavano su Universal erano quindi molto alte e mai mi sarei aspettato che venissero disattese in modo così evidente. Studio reports in formato video e una massiccia campagna pubblicitaria da parte della Indie Recordings sembrano a conti fatti solo una coltre di fumo negli occhi che lascia sulla tavola ben poco arrosto da gustare. L’etichetta nordica, all’indomani della sua creazione, ha cominciato a scritturare una nutrita schiera di band nordiche e già alcune di queste hanno visto affievolirsi i veri fasti degli esordi pubblicando materiale nettamente inferiore se pur, e di questo va dato atto, privilegiato da una produzione veramente eccelsa. Non sto chiaramente tacciando l’etichetta di essere una sorta di “re Mida al contrario”. Anzi, mi sembra un crudele gioco del destino che promesse antiche (Borknagar) e nuove (ad esempio gli In Vain) disattendano le aspettative con dischi mediocri quando la label stessa si impegna così tanto per la loro promozione. Ma veniamo al sodo.
Universal mi è subito sembrato un disco privo di ispirazione, proponendoci canzoni fiacche o strabordanti di idee. Idee però che non riescono a trovare una forma adeguata e risultano essere delle accozzaglie di suoni disconnesse e noiose. Queste gravi manchevolezze pesano su ogni parte del disco, sia quelle più aggressive e veloci sia quelle più distese e melodiche. Le tastiere, che tanto importanti erano state in Empiricism sino a toccare la genialità con l’utilizzo dell’hammond, sono stanche e sovraccaricate. Senza nessuna continuità le sezioni clean e i distorti si affastellano in strutture ritmiche che vorrebbero emulare i precedenti lavori ma che invece si perdono in labirintici cambi di tempo e mood che, oltre che noiosi, nei peggiori casi risultano anche fastidiosi perché praticamente immotivati. Il cantato di Vintersorg si muove sulle stesse coordinate degli album passati ma, dove quelli erano delle magniloquenti prove liriche che intrecciavano clean e harsh con vera maestria, qui i cori e le parti pulite propongono melodie poco convincenti e il cantato black metal si salva solo grazie al mestiere del cantante. Scomparsi del tutto sono anche gli epici stacchi solistici di basso. Non così per quelli di chitarra, quelli ci sono ma forse sarebbe meglio che non ci fossero. Certo sono sempre i Borknagar e quindi qualche sezione dei brani pare risollevare le sorti del disco. Questo però, a mio modo di vedere, sarebbe insufficiente per qualsiasi band agli esordi e quindi maggiormente per un gruppo che ha dimostrato di essere capace di ben altro. Anche il livello del drumming è calato. Da questo punto di vista assoldare David Kinkade si è rivelato più un male che un bene. Preciso, potente e veloce il batterista in questione manca delle più versatili capacità del precedente Asgeir Mickelson. Quest’ultimo era in grado di imprimere vero sentimento in ogni partitura grazie al suo tocco sapiente mentre il nuovo arrivato è penalizzato probabilmente dalla sua militanza in band death metal che di sicuro non utilizzano uno stile batteristico ricercato, se non appunto per potenza e velocità. Qualcosa di interessante, per quanto riguarda le parti vocali, si intravede nel brano My Domain che giova della partecipazione di Vortex al cantato.
Sostanzialmente un disco scialbo. Universal è a tutti gli effetti un flop bello e buono che riesce a salvarsi dalla disfatta totale grazie al nome dei musicisti, a qualche idea infilata e a una registrazione/produzione impeccabile. Mi chiedo se oggigiorno, in cui qualsiasi band che abbia qualche spicciolo riesce a permettersi registrazioni più che ottime, questa ultima motivazione possa ancora essere una scusante valida.
Passiamo oltre.
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