Debuttano su Cartel Media (che altro non è che la vecchia Voice of Life con restyling) i veneti Bleed in Vain, conosciuti al tempo del loro precedente demo come This Illusion.
Lo swedish solido e promettente del precedente demo si è evoluto, come mi aspettavo, e si è trasformato in uno swedish più moderno, dal forte appeal melodico, sempre seguendo le orme di Soilwork, Dark Tranquillity e compagnia bella. La proposta non è originalissima, ma è fresca a sufficienza da far drizzare le orecchie all' ascoltatore. A dir la verità, il disco è fin troppo bello nei primi quattro pezzi, per poi attestarsi su una dignitosa sufficienza fino all' ultimo sussulto di gloria con la tristissima e un po' opethiana (eh?) titletrack. "Chains and Tears", "Everytime, anywhere", "I Had Not" e la più classica "Downwards into Hate" sono dei buoni pezzi, costruiti e arrangiati con mestiere in modo tale che i ritornelli restino ben impressi. L' alone di tristezza che aleggia attraverso i nove pezzi dell' album, rafforzato dall' artwork, è probabilmente una chiave di lettura che può far apprezzare ancora di più "One Day Left". Lo swedish raramente riesce ad essere interpretato in questo modo senza risultare pedante e i Bleed in Vain in questo soddisfano l' ascoltatore. Spero sia data loro ulteriore possibilità di evoluzione. Per ora la sufficienza è ampia.
Materiale concesso gentilmente da Benzoworld.com
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