Black Funeral / “Belial Arisen”

Belial Arisen

Black Funeral

Belial Arisen

Behemoth Productions/Masterpiece Distribution, 2003

Voto: -

Sgombro subito il campo da fraintendimenti per precisare che il disco qui preso in esame non è nuovo, bensì trattasi di vecchio materiale di questo gruppo americano mai pubblicato fino ad ora.
Per la precisione, la musica è stata composta e registrata nel 1996, mentre le parti vocali sono state registrate nel 2000.
Questo album sancisce il ritorno sulle scene del gruppo, che era stato accantonato da qualche anno dal maggior responsabile del suddetto, tale Michael Ford, per potersi dedicare al suo progetto dark-ambient "Psychonaut 75".
Titoli e copertina sono buoni, anzi ottimi indizi per capire che musica possano fare i Black Funeral.
Ed infatti i sette pezzi che compongo il disco sono puro ed incontaminato black metal old style, devoto alla tradizione dei maestri norvegesi, dai riff violenti e "zanzarosi" e dalla produzione ultra grezza e priva di ogni cura per i suoni. Basti sentire i primi due pezzi: "Infernal Majesty", che parte con uno splendido riff che sgorga dal buio e dal silenzio, e che nel suo crescendo e nel suo sviluppo non può non ricordare i Darkthrone di "Transilvanian Hunger"; e l'altrettanto cupa e glaciale "Book Of Belial", dallo scream violento e dai suoni questa volta più occulti, che fanno subito pensare a quanto fatto dai Mayhem del loro periodo d'oro. Ma i gioielli contenuti in questo bel dischetto non sono finiti qui, perché tutte le composizioni presenti si assestano su livelli compositivi decisamente pregevoli. Abbiamo così la furente "Antichrist Rising", veloce e dal tempo quasi sempre in blast beat, eccetto uno stacco centrale lento e claustrofobico. Oppure i due brani conclusivi, "Light Of Satanael" e "The Crimson Dragon", dove nel mezzo della furia più primitiva ed irruente troviamo due salti nel buio più denso, dove uno scream ferino si accompagna a cupi riverberi chitarristici dall'effetto assicurato. Insomma, questa è gente completamente immersa nell'atmosfera musicale dei primi novanta, che in un periodo (la metà degli anni novanta, appunto) dove quasi tutti i gruppi storici stavano cominciando a mutare il proprio stile e a distanziarsi dalle loro prime manifestazioni sonore, registravano dei pezzi di raw black metal come da manuale, marci e diretti. Ed anche oggi, ad onor del vero, uscite così primitive non sono certo all'ordine del giorno; o meglio, ce ne sono, ma raramente di questa qualità. Pochi gruppi portano avanti con dignità un discorso musicale di questo tipo; i primi nomi che mi vengono in mente sono band come Armagedda, Craft, Besatt, Graven, Nehemah, The True Frost; specialmente questi ultimi mi paiono il gruppo più simile nello spirito e nell'offerta musicale ai Black Funeral: una canzone come "Varcolaci" potrebbe essere tranquillamente tratta da "Open The Portals To Darkness", data la completa assenza di missaggio, il volume basso e la sporcizia sonora inaudita.
Un'uscita che ritengo molto importante sotto il profilo storico: i Black Funeral non saranno un gruppo imprescindibile nello sviluppo del genere musicale da loro suonato e venerato, ma non è giusto nemmeno relegarli tra le band di seconda scelta, assolutamente. Perché abbiamo a che fare con un grande disco, ben suonato, ottimamente concepito, scuro e rabbioso, e soprattutto onesto e sincero.
Se volete recuperare un piccolo scrigno pieno di tesori neri "Belial Arisen" fa per voi, non lasciatevelo sfuggire! Lode alla neonata Behemoth Productions per l'operazione di recupero storico di cui si è resa protagonista.

Voto: 7,5/10
[Powered By Shadowthrone]

Oltre alle note storico-tecniche già puntualizzate dal fido Shadowthrone, utili per comprendere appieno cosa gira nel nostro lettore, sento il dovere di illustrarvi ciò che "Belial Arisen" ha significato per il sottoscritto.
I numerosi ascolti del breve, ma intenso (anzi, pregno e saturo di sentimenti) disco mi hanno portato alla mente il paragone tra la musica contenuta in esso ed una macchina del tempo, capace di trasportare l'ascoltatore nei meandri più paludosi e malsani del black metal che fu, quello che io non ho potuto vivere per ovvie ragioni di anagrafe.
È un orgoglio per me, un vanto, poter accostarmi all'ascolto delle note di "Infernal Majesty" e delle seguenti sei tracce, e non me ne importa se a tratti il volume cala, se pare che l' enel stia togliendo la luce a momenti o se il mio hi-fi stia per esalare gli ultimi respiri... il disco è così, non me ne frega nulla!
Anzi, tutto ciò lo rende ancora più vivo, più istintivo, "magico".
Le elementari partiture di tastiera conferiscono, poi, un gusto esoterico e ritualistico davvero apprezzabile nella gelida "Book of Belial"... da brividi questa traccia!
La mente viaggia durante i miseri trentuno minuti della durata del disco e spinge al ricordo di gruppi simili usciti negli ultimi tempi come Vargsang (piuttosto che i Graven, dalla produzione fin troppo nitida), i The True Frost sapientemente segnalati pure da Shadowthrone (il paragone calza bene!) ed un tocco del modo grezzo e malato di intendere il genere, tipico di alcuni gruppi francesi delle black legions, icone di suoni acidi, corrosivi ed estremamente spartani.
E così siamo giunti ad "Antichrist Rising", che demolisce qualsiasi speranza di luce.
Un dischetto così breve e minuto, ma che racchiude al proprio interno uno scrigno di emozioni davvero superlative e, taluni potrebbero pensare, irrecuperabili... Invece siamo qui a discuterne, fieri di un'uscita che probabilmente passerà quasi inosservata, ma della quale godere nel silenzio del proprio loculo.
Le canzoni successive si muovono sulle stesse coordinate, conformi alle caratteristiche già mostrate, delineando un album omogeneo, lineare.
Dimenticate pure i termini "banale" e "scontato" dalle parole da accostare a questo lavoro, perché "Lycanthropy And Flames" colpisce ancora duro e senza pietà, cosi come la precedente "Varcolaci".
Insomma, io vi lascio con "The Crimson Dragon", le ho citate quasi tutte...
voi sapete già cosa fare, quindi...

Questo album suona e definisce i canoni del black metal crudo, quello senza fronzoli, né aspettative monetarie.
Un manuale da custodire gelosamente, da tenere al riparo dal tempo e dalle intemperie e da mostrare ai propri figli.
Probabilmente i Black Funeral hanno composto (seppur con tutte le attenuanti del caso, visto il gap temporale da cui è caratterizzato) l'album che molti negli ultimi tempi si aspetterebbero dai Darkthrone od il seguito di "De Mysteriis Dom Sathanas" dei Mayhem, SE sulla strada di questi ultimi non ci fossero stati eccezionali eventi a cambiarne le coordinate.
È il caso, come già sottolineato dal preciso Shadowthrone, di ringraziare Behemoth Prod. e Masterpiece Distr. per il lavoro svolto dietro all'uscita di "Belial Arisen"...
Alla faccia di chi sostiene che il black metal non ha più nulla da dire.

Voto: 8,5/10
[Powered By Nihil]

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