Cradle of Filth / “Bitter Suites to Succubi”

Bitter Suites to Succubi

Cradle of Filth

Bitter Suites to Succubi

Autoproduzione, 2002

Voto: 5/10

Seguiti da un pubblico sempre più vasto, i Cradle of Filth capeggiati dal folletto Dani Filth hanno sfornato anno dopo anno una serie di ottimi album ispirati all'immaginario vampiresco e gotico. A partire dal distante "Dusk and Her Embrace" del 1996 sono cresciuti sia tecnicamente sia a livello di testi (si pensi al piccolo capolavoro "Her ghost in the Fog" tratto da Midian), fino a diventare uno dei gruppi di spicco della scena gotica / estrema (di recente hanno addirittura firmato un contratto per la Sony). Sfortunatamente però con questo "Bitter Suites to Succubi" il sestetto del Suffolk ha decisamente fatto un passo falso.L'album contiene 6 nuove tracce, 3 vecchie tratte dal loro album d'esordio ("The Principle of Evil Made Flesh") e la cover "No time to cry" dei Sisters of Mercy. Le tre tracce vecchie (in realtà solo due apparivano sul vecchio cd: "The Black Goddess rises II" è una continuazione di "Black Goddess") non aggiungono niente a quello che erano. Anzi, in questo nuovo CD risultano meno pesanti e la produzione più rifinita toglie loro una ruvidezza che era molto suggestiva. Delle 6 tracce nuove, solo una canzone mi ha colpito particolarmente in positivo, "Born in a burial gown", molto più legata ai Cradle che noi tutti conosciamo: veloce senza essere caotica, contornata da un'aura gotica che è il punto focale del gruppo (molto persa in questo album, nei confronti di un suono più thrash). Di questa traccia è anche disponibile un video (che non è male, anche se era meglio il video del già nominato "Her ghost in the Fog"). Un discorso a parte lo si può fare per la cover "No time to cry" che è la perla dell'album; fedele all'originale ma con un gusto tipicamente "cradleiano" aggiunto. Vi sono alcuni tratti positivi ma lo stile di questo album si discosta fortemente dal suond "gotico" e ricercato tipico dei Cradle. È un album che in definitiva non è brutto da ascoltare ma non ti trasmette niente. Speriamo che con i prossimi album ritornino ad una sonorità che li ha resi uno dei gruppi più famosi della musica estrema.

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