Abrasivo ritorno per gli electrogrinders White Eyes che, abbandonata la tedesca Baskat Records, preferiscono affidarsi all’australiana Blastasfuck. Appena infilato il disco nel lettore saltano immediatamente all’orecchio differenze sostanziali con il precedente EP. Se “A Demonstration of White Eyes” era una granata deflagrante che in soli 5 minuti metteva in ginocchio gran parte della scena grind sintetica attuale scegliendo un approccio sperimentale e modernista, questo Beastmode preferisce avviarsi invece verso lidi più bestiali. Il risultato sono 31 tracce decisamente old school, quasi prive di orpelli e con frequenti svisate nel death o nel black più primordiale. Caratteristica questa sempre più presente nella scena grindcore attuale, penso agli affermati Gadget o agli olandesi Dr. Doom (assieme agli Atka e agli stessi White Eyes il futuro del genere in questione). Il risultato, anche se inferiore al loro straordinario debutto, è un disco intransigente e legato a un underground che non diventerà mai di moda (pensate invece cosa è successo ai Genghis Tron con il passaggio da Crucial Blast a Relapse). I White Eyes paiono sfidare direttamente i prime movers Agoraphobic Nosebleed, anch’essi artefici di un ritorno a toni più fisici, sorpassandoli come furia e ignoranza fine a se stessa. Un disco estremo solo per il gusto di esserlo, lanciato per tutta la sua durata su velocità inconcepibili per chi non consumi questo tipo di musica. La sensazione è quella di una raffica di pugni rivestiti di carta vetrata che ci colpiscono in pieno volto. Nessuna emozione, nessun compromesso a una presunta empatia con l’ascoltatore. Solo un muro di suono gelido e privo di appigli.
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