Circle of Contempt / “Artifacts in Motion”

Artifacts in Motion

Circle of Contempt

Artifacts in Motion

Sumerian Records, 2010

Voto: 8/10

Ancora un’ uscita, da parte della Sumerian Records (che sembra aver veramente intuito le potenzialità dell’ala più progressista del Deathcore), che segna e segnerà questa piccola sottobranchia formata da gente quale Born of Osiris, After the Burial e Veil of Maya (tutti guarda caso sotto la Sumerian). Avevo avuto modo di apprezzare questi finlandesi (ebbene si, non sono americani) con l’Ep Color Lines, contenente ben 4 brani finiti in questo nuovo Artifacts in Moton, rivisti e risuonati per adattarsi al meglio al nuovo corso, e questo nuovo lavoro, dopo un primo momento di smarrimento, è riuscito a convincermi su tutti i fronti.

Rispetto all’Ep, i nostri hanno ben pensato di eliminare quasi tutte le parti in clean (scelta atipica ma coraggiosa) in favore di un assalto totale, condito da un’ esecuzione complessa, un suono pesante ma allo stesso tempo accessibile, anche perché le melodie (mai troppo spavalde, ovviamente) non mancano di certo. Sono partiture intricate quelle che ci propongono, sempre tese, rovesce, ritmiche, dove le melodie (come ormai da tradizione) sfociano in un contesto globale, mai solitario, rendendo tutto più epico ed atmosferico (aiutate da qualche intelligente pad).
Indubbiamente i nostri hanno capacità da vendere, sia come strumentisti che come compositori. Ben chiari hanno anche i propri obiettivi (e non tutti i debuttanti hanno questa qualtà), dato che Artifacts in Motion è un lavoro che, nella sua complessa struttura, mai si perde e va dritto al punto. Tutto è perfettamente legato con un suono potente ma non opprimente, e il sentore della personalità è veramente molto elevato. Complessi ma mai prolissi, le 11 tracce scorrono senza intoppi, senza sbadigli, e se anche richiedono qualche ascolto prima di essere metabolizzate, poi è un susseguirsi di rivelazioni ad ogni ascolto.

Fare un track by track è - mai come in questo caso - pressoché inutile dato che ogni brano (o quasi) si assesta su alti livelli e, seguendo uno stile unanime, tutte si equivalgono e compensano. Giusto Prelude For The Implication spezza un po’ la furia del disco risultando una traccia più calma, ma il resto vi garantirà un vorticante assalto tutto da immagazzinare.

Così la Sumerian fa un altro centro, uno in più oramai nella sua ascesa ad una delle etichette di maggior prestigio per quanto riguarda queste giovani e “cervelloidi” leve. Dopo i The Faceless, Born of Osiris e i recenti Periphery, ecco un altro disco da fare, assolutamente, vostro.

Commenti

Per inserire un commento devi essere registrato.
Clicca qui per registrarti oppure effettua il login.