Formatisi nel lontano 1994 e comprendente alcuni ex membri dei ben più noti Keep Of Kalessin, gli Antares Predator solo oggi arrivano al debutto discografico per mano della nostrana The Oath Records, che fra l’altro non è l’unico pezzo d’Italia in questo ep, visto che dietro alle pelli troviamo Gionata Potenti. Il perché di tanto tempo fra la nascita del progetto e la prima uscita ufficiale non ci è dato saperlo, ma effettivamente e con molta sincerità non è che si sentisse il bisogno di una band come gli Antares Predator. Il sound dei nostri è radicato nel black metal, contaminato però da vari elementi come il thrash e il death e da un velato incipit epico melodico, che proprio la loro ex band madre, i Keep Of Kalessin, sta in questi anni esplorando con fortune e risultati diversi. La struttura delle composizioni è abbastanza complessa, si sente che i norvegesi sono musicisti scafati e molto validi tecnicamente, ma il problema è che la poca immediatezza del prodotto fa sì che l’attenzione venga meno quasi immediatamente e non basta ripetere gli ascolti per far sì che questo disco venga apprezzato maggiormente nella sua interezza, perché la commistione di generi qui presenti, secondo il mio modesto parere, non è amalgamata come ci si aspetterebbe da musicisti così esperti.
Non basta nemmeno la solita ottima prova di Gionata dietro alle pelli o la produzione perfetta per risollevare le sorti di questo ep che non riesce a raggiungere la sufficienza.
Rimandati alle prossime uscite.
Sinteticamente: A volte alcune band fanno forza sull’appartenenza dei membri ad altre realtà più blasonate per uscire dall’anonimato, senza però avere molto da dire e questo è il caso degli Antares Predator.
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