Debutto positivo per i francesi The Great Old Ones, Al Azif è un disco dilatato e chirurgicamente melodico. Tuttavia i nostri non smarriscono ne lasciano troppo a lungo il sentiero del black metal, componente che rimane saldamente al timone guidando i cinquanta minuti di durata del tutto.
La title track ci presenta una sorta di riassunto delle caratteristiche che andremo ad ascoltare su ogni traccia, c'è da dire che la loro musica non rimane mai troppo impressa in testa, questo a seconda dei casi è certamente cosa positiva o negativa e sta all'interpretazione dell'ascoltatore decidere cosa sia meglio o peggio. Per quanto mi riguarda Al Azif finisce in quella particolare categoria di album che metto su volentieri proprio perché non riesco mai a farmene un idea ben precisa, in pratica so solo che ascolterò un buon ibrido di un qualcosa che sa allo stesso tempo offendere ed intrattenere "magicamente".
Visions of R'lyeh abbraccia in maniera gelida con riffs circolari ed una screaming vocal cerimoniale che dona al tutto un fascino ancora più spettrale. Se volete ascoltare le migliori chitarre del disco per farvi un idea primaria del lavoro svolto senza perdere altro tempo secondo me dovete rivolgere la vostra attenzione proprio su questo brano, e alla sua speciale intensità magnetica (e che conclusione "innalzante").
Jonas presenta uno spaccato "arioso" ed inverosimilmente onirico che diventa sempre più intenso sino ad arrivare ai propri apici durante il finale.
Capiamo di trovarci di fronte ad un lavoro black metal contemporaneo con Rue D'Auseil, un brano dai tratti "post" ed arcigni, una rude prova di sensazioni in presa diretta che poteva uscire solamente da qualche penna a passo con i tempi. Questo pezzo aiuta in un certo modo ad entrare su un vago clima psichedelico che aleggia tutto sommato un po ovunque qui dentro. Ogni canzone è bella corposa quindi non aspettatevi un qualcosa di già cotto e pronto all'uso, ci vuole un minimo di pazienza (forse nemmeno troppa) per riuscire ad irrompere nelle lunghe barricate opposte da lunghi minuti mai eccessivamente monotoni. E' proprio The Truth ad offrire un minimo di break ma sempre in proporzione al resto e quindi mai niente di troppo "easy" (ma che belle sono le rasoiate) ed istantaneo. My Love for the Stars (Cthulhu Fhtagn) amplia se possibile ancor di più gli orizzonti ed attrae opposti come sogno e realtà, la voce diventa a tratti corrosiva e maggiormente sofferta facendo balzare il pezzo nei primissimi posti di gradimento. Strana, blanda circolarità.
Infine qualche parola sulla produzione è dovuta, ci troviamo davanti tanta ma tanta pulizia, una pulizia che però non infanga il feeling e la strana profondità percepita (la copertina mi offre la colorazione e lo sfondo giusto per descriverla). Al Azif è un debutto ingombrante e certamente di una certa importanza, esordire in questo modo mette addosso a questo nome una già discreta carica di aspettative per il futuro. Il rischio noia potrebbe fare la sua comparsa, diciamo che rimane un ascolto per chi ama applicarsi. Il voto ideale e pieno sarebbe un bel sette e mezzo.
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