Quarto full leght in quattro anni per gli ungheresi Aetherius Obscuritas, band capitanata da Arkhorrl che cura tutte le voci e gli strumenti ad esclusione della batteria suonata da Zson.
Il genere proposto dal gruppo è un true black metal molto melodico dalle influenze pagan e richiami epici che riesce ad intrattenere e farsi piacere ma non va mai oltre a tutto questo. Tra le note di “Víziók” non c’è nulla di nuovo, nessun passaggio particolarmente degno di nota e che riesca a spiccare sugli altri, insomma, tanta mediocrità come sempre più spesso capita di sentire. Quel che manca è anche la cattiveria, le accelerazioni in pieno stile black nordico ci sono ma non colpiscono abbastanza duro l’ascoltatore (a parte rare occasioni), è come se qualcosa franasse gli Aetherius Obscuritas che danno troppo spazio alla melodia dimenticando un fattore fondamentale in questo genere: la potenza. Discorso diverso per le atmosfere e le melodie che si rivelano di qualità durante tutto il disco e donano a “Víziók” un sapore di misticismo ed epicità senza tralasciare quel aurea di oscurità che non può mancare.
La quarta fatica degli Aetherius Obscuritas è in sostanza un disco che non va oltre alla sufficienza, tra i punti di forza annovera indubbiamente uno stile mai ripetitivo (come non citare a riguardo “Black Moorland”, praticamente una depressive song), tracce molto semplici e dirette che si apprezzano anche senza prestare particolare attenzione ma i punti deboli sono altrettanti se non maggiori, il fatto che la traccia migliore dell’album sia una cover dei Ragnarok parla chiaro a riguardo. Dubito che tra dieci anni sentiremo ancora parlare della band ungherese ma nel frattempo resta un dischetto che può piacere, sia ai più classic blacksters che agli amanti di sonorità melodiche e pagane. Che sia chiaro però, c’è decisamente di meglio.
Sinteticamente: gli Aetherius Obscuritas sono al quarto album ma ancora non mi convincono, Arkhorrl ci sa fare e produce musica di qualità e dalla buona ispirazione, manca però quel qualcosa in più che permetta a “Víziók” di uscire dalla mediocrità. Un disco piacevole e mai noioso ma niente più.
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