Agrypnie / “16[485]”

16[485]

Agrypnie

16[485]

Supreme Chaos Records, 2010

Voto: 9/10

Qui non si scherza.

E questo è evidente. Anzitutto dalle premesse: Agrypnie è la creatura di Torsten Hirsch, già voce dei mai troppo compianti Nocte Obducta. Se questi ultimi, oltretutto, avevano abbandonato specialmente nell’ultimo disco Sequenzen einer Wanderung la loro affinità con il black metal duro e puro questa stessa affinità è pienamente ritrovata nel terzo lavoro degli Agrypnie e sviluppata in modo genuinamente sincero e schietto. Questo lavoro in studio, il terzo, esce per coronare le attese dei fan che avevano visto la band crescere esponenzialmente in quanto a maturità. Se F51.4 (2006) risentiva ancora troppo di concezioni acerbe e troppo legate a stereotipi black/death classici, sentiti e risentiti, Exit (2008) imprimeva una svolta decisiva nel sound della band, che finalmente trovava piene potenzialità espressive in una mistura black e death più fantasiosa e al contempo si permetteva generose esplorazioni progressive senza snaturare la potenza e la costituzione feroce dell’intera impalcatura.

Il lavoro espresso con Exit è sistematizzato, ripulito ed ulteriormente rinforzato nei brani che compongono 16[485], e gli Agrypnie confezionano il primo grande disco di questo 2010. Identificati come semplice band black metal questa teutonica band è molto di più. Anni luce dai canoni classici del genere, di cui conservano solamente delle harsh vocals incisive e graffianti e dei riff sulfurei, gli Agrypnie mischiano in modo impeccabile l’annichilimento di queste caratteristiche con la violenza più prossima al death di più pregevole fattura. La fantasia che caratterizzava la band principale di Torsten è qui espressa nei medesimi termini e sembra di ascoltare dei nuovi Nocte Obducta che ritornano ai loro esordi. Tutti gli aspetti di ogni brano sono curati alla perfezione per contribuire a renderlo un unico muro sonoro implacabile e devastante. Sia che si utilizzino chitarre elettriche distorte piuttosto che pulite, tastiere od orpelli elettronici (di cui non si fa comunque un uso esagerato ma si impiegano solamente per pompare il suono in modo maestoso) la musica che risulta dalle composizioni è eccezionalmente scorrevole e potente. Merito anche di una produzione eccelsa, che contribuisce a definire in modo perfetto ogni suono e che riesce a trovare il giusto volume ad ogni strumento, in modo che non ci siano mai sovrapposizioni tonali. Sebbene a livello ritmico ed armonico ci sia tantissima carne al fuoco infatti, le canzoni non sono mai caotiche, confusionarie ed impastate e questo va sicuramente a vantaggio di musica come questa, che necessita di un livello di perfezione impeccabile per farsi apprezzare. La commistione tra la pesantezza del suono e le accattivanti ritmiche dei brani faranno apprezzare la musica a una vasta gamma di ascoltatori. Le partiture di batteria e di basso sono semplicemente perfette. Offrono la sezione ritmica che qualsiasi musicista estremo vorrebbe per una propria canzone. Pulite, precise e fantasiose quanto basta, senza esagerare. Questo è un altro punto di forza: non si esagera mai. Durante tutta la durata del disco si nota come non ci sia mai uno sbrodolamento da parte di nessuno strumento. Gli assolo sono praticamente inesistenti e, al massimo, sono concessi delle parti lead per rincarare la dose con una linea melodica che è strutturalmente determinante nell’andamento del brano ma che dipende in larga parte dal guitarwork ritmico. È veramente inusuale riuscire a creare delle tracce che siano contemporaneamente aggressive ed epiche e gli Agrypnie sono uno dei pochissimi gruppi che riesce in questo intento. Per riuscirci, invece di appesantire la forma del brano aggiungendo suoni di tastiera e campioni orchestrali, preferiscono affidarsi a qualche effetto applicato con parsimonia alle chitarre ed utilizzare queste ultime in modo veramente originale. La fantasia che utilizzano in ogni momento del disco avvicina il loro sound al filone post anche se tutte le varie influenze che agiscono all’interno del disco sono talmente ben congegnate che è difficile trovare una esatta collocazione ad esso. Lascia poche certezze al recensore che, come me, si appresta a descriverlo tentando di accostarlo ad un genere: è estremo. Ma è anche messaggero soffuso e pacato delle sporadiche parti arpeggiate, corollario irrinunciabile che impreziosisce le poderose cavalcate in doppia cassa e le magniloquenti pause tra i vari movimenti di cui spesso una canzone degli Agrypnie si compone. Tutta la musica è impregnata di aura di modernità che è sempre più difficile da sprigionare, in mezzo alle stantie e ritrite proposte delle band estreme, più orientate verso la conformazione al genere che alla propria proposta musicale. Di back to the roots gli Agrypnie non ne vogliono sentir parlare e la naturalezza con la quale esprimono la loro musica è testimone di ciò. Dall’inizio alla fine 16[485] non scende a compromessi con nessuno e risulta essere un monolite massiccio, ma con svariate sfaccettature che ne palesano l’oscillazione tra i più svariati campi emozionali.

Un disco consigliato. Rattristati dalla pausa, forse definitiva, che i Nocte Obducta si sono concessi, i fan di certe sonorità non possono farsi sfuggire questo full length che fa sentire meno lontana di prima l’influenza di questa grandiosa band dalle scene estreme europee. Gli Agrypnie sono i degni successori e Torsten si dimostra un validissimo polistrumentista oltre che un eccezionale compositore, contribuendo in modo colossale a suonare ogni parte strumentale e cantata del platter, escluse le parti di batteria. Un lavoro mostruoso anche per il più varato dei musicisti.

Con questo disco gli Agrypnie faranno certamente breccia nei cuori di molti ascoltatori riuscendo ad emergere, se mai ce ne fosse ancora bisogno, dal marasma caotico delle band estreme. Con il loro sound moderno, ma mai con presunzione, e con l’equilibrio geniale di ogni brano hanno praticamente la strada spianata.

Commenti
Northern
Northern ha scritto 2 anni fa:
Disco pazzesco, tra le cose più belle che ho sentito in ambito Black da diverso tempo.
AngelusNovus
AngelusNovus ha scritto 1 anno fa:
Questo disco è a dir poco epocale

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