The Decimation of Europe Tour – 29/11/2011 @ Pieffe Factory, Gorizia

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Il ritorno alla vita dei Decapitated era una questione che interessava tanti fan del Metal estremo, ed il poterli rivedere live in supporto al nuovo album Carnival is Forever con la nuova formazione era senz’altro motivo di curiosità per tanti di noi. Il Pieffe Factory di Gorizia ha reso tutto questo possibile, ospitando i polacchi e non solo, offrendoci un bill che potremmo riassumere con le parole “Death Metal”. Grazie ad un locale – il Pieffe Factory – che ha saputo conferire suoni praticamente perfetti (certamente non una cosa scontata in questi ambiti), un’acustica ottimale e, non ultimo, un ambiente subito “familiare” in grado di valorizzare l’atmosfera della serata, abbiamo potuto assistere ad un concerto eccellente, riuscito sotto ogni punto di vista.

L’infame compito (aimè, a qualcuno tocca sempre) d’apertura è affidato ai canadesi Archspire (già sulle nostre pagine), gruppo giovane dal debut fresco d’annata. Non so in quanti li conoscessero prima di salire sul palco ma credo che, a show concluso, qualche fan in più l’abbiano guadagnato. Io che conosco a memoria i loro brani ho potuto vedere – con immenso piacere – un gruppo ultratecnico che, anche dal vivo, rende perfettamente la meccanica furia incontrollata ed omicida che li contraddistingue su cd. Proprio per loro temevo maggiormente i suoni che, se calibrati male, avrebbero reso la prestazione dei canadesi un caotico ed informe muro di suono indefinibile e noioso: nulla di tutto ciò è successo, per fortuna, e noi tutti abbiamo potuto distruggerci le sinapsi con questo assalto Death Metal esasperato e brutale che riesce a spaziare, con naturalità sorprendente, tra bordate velocissime di batteria, chitarre roboanti, un basso in primissimo piano a cui piace fare il solista e voci inumane ad intermezzi dall’atmosfera bizzarra e suggestiva. Ottimi intrattenitori, hanno dato prova di essere giovani ma promettenti come pochi nel genere. Devastanti.

Rapido cambio di palco e salgono i Cyanide Serenity. Non conoscendoli ho potuto percepire un gruppo indubbiamente più inquadrato dei predecessori e “calmo” rispetto alla marea di brutalità che ha invaso il locale con tali nomi coinvolti. Indubbiamente capaci, con un singer (bella la maglia con dedica al Sic) che ha esaltato il pubblico fomentato come in pochi altri momenti dell’intera serata, questi ragazzi hanno portato in scena il lato più “moderno” del Death Metal, giocato sulle nuove influenze americane dai breakdown terremotanti e senz’altro più melodico ed accessibile (anche se qui è tutto relativo in quanto dobbiamo contestualizzare la faccenda). Suoni ottimali anche per loro in grado di valorizzare le possenti ritmiche chitarristiche e le variazioni un po’ più dissonanti, ottimo groove e tanto impatto per quest’altro giovane gruppo che, sembra, abbia delle ottime carte da giocarsi per il loro futuro. Interessanti.

Con l’entrata dei Fleshgod Apocalypse, band nostrana rivelazione degli ultimi anni, le cose hanno iniziato a farsi pesanti. La gente inizia a gremire nel locale, i nostri salgono sul palco e, dopo un leggermente complicato settaggio finale dei suoni, comincia la distruzione totale. Com’era lecito aspettarsi, la scelta dei brani favorisce l’ultimo, nuovissimo, Agony. L’impatto è devastante, un tritacarne di brani distruttivi ma accattivanti. Le tastiere, purtroppo, non si sentivano molto (sfavorendo maggiormente proprio i brani da Agony, pregni di sinfonie) e probabilmente la voce poteva essere alzata un poco, ma i nostri sono riusciti comunque a dar vita ad una prestazione di tutto rispetto. Spazio anche per una devastante In Honour of Reason dal primo Oracles, assolutamente letale per il sottoscritto adoratore del debut, ed anche dall’Ep Mafia sorge Thru Our Scars a chiudere una breve ma veramente intensa esibizione. Forse un poco svantaggiati nei suoni, ma enormi lo stesso. Tra l’altro bravo pure il bassista Paolo Rossi sulle voci pulite che, pur essendo quantomeno ardue da riprodurre fedelmente, non ha sfigurato eccessivamente. Tritaossa.

Se con i Fleshgod Apocalypse le cose si son fatte pesanti, gli Aborted hanno letteralmente tirato giù i muri. I volumi, sensibilmente più alti (fin troppo direi), e il sound un po’ più grezzo hanno fatto apparire la formazione belga come la più brutale della serata, merito senz’altro – anche – del cantante Svencho , uno dai modi affatto gentili: un vero mattatore psicotico nel suo incitare il pubblico e nei suoi pig squeal alternati alle laceranti urla. Non apprezzando molto il gruppo su cd, devo ammettere che live rendono probabilmente anche quello che manca loro su disco. La ferocia che li anima in sede live sembra trovare l’estati che nel cd viene, forse, un po’ imbrigliata (almeno, alle mie orecchie). Indubbiamente un gruppo che non fa sconti. Brutali.

Dopo un soundcheck un po’ travagliato, alle 00:00 salgono sul palco i Decapitated. Per fortuna il livello generale del volume è tornato un po’ più umano. Com’era prevedibile, il nuovo album è saccheggiato: Homo Sum (devastante), United, The Knife, 404, tutti brani che in sede live rendono tanto quanto rendono su disco, ovvero bene (per chi piacciono, naturalmente). La chitarra di Vogg suona per due, i suoi suoni sono perfetti. Il giovane Krimh dietro le pelli è davvero impeccabile ed il cantante Rafael, tra un lancio sulla folla e n’altro, sfodera una gran bella prestazione (convincendomi più che su cd). Il vero delirio però lo si raggiunge sui vecchi brani: Day 69 è letale, con un Krimh esaltante all’ennesima potenza, e Wings of Creation in coppia con Spheres of Madness (posta in chiusura) finiscono definitivamente su d’ un pubblico già abbondantemente scatenato ed un concerto praticamente perfetto. Magistrali.

Tirando le somme, si va a casa un po’ rintronati ma veramente contenti, come s’è ben visto anche dalla foga del pubblico presente. Un grande show tirato in piedi da cinque grandi band, professionali, di qualità e disponibili con il proprio pubblico. Un’ottima organizzazione del Pieffe ha permesso tutto questo, quindi merito anche a loro di aver gestito egregiamente la serata, creando un ottimo ambiente favorevole al contatto diretto band/pubblico. Grandi tutti!

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