Veil Of Maya, Intervista a Marc Okubo

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Freschi del nuovo album "Eclipse", uscito lo scorso Febbraio, i Veil Of Maya sono tornati in Europa, questa volta affiancati da Betraying The Martyrs, Vildhjarta, Structures e Volumes. Abbiamo raggiunto Marc Okubo per fare due chiacchiere e farci raccontare un po’ i retroscena del nuovo album e dei Veil Of Maya.
Sono passati circa sei anni da quando i Veil Of Maya hanno pubblicato il loro primo full length. Quanto siete cambiati da allora?
Ovviamente cerchiamo di migliorarci molto di volta in volta, cercando un nuovo sound. La continua sfida è quella di cercare di creare un compromesso tra un riffing sempre più tecnico e complesso, senza mai perdere di vista la componente "catchy". Negli anni abbiamo cominciato ad aggiungere elementi compositivi ai nostri pezzi che prima non avevamo, inserendo ritornelli e momenti più importanti che si ripetono all’interno della canzone. L’evoluzione del song writing penso che sia avvenuta in maniera abbastanza naturale.
Parlando più nello specifico del vostro nuovo album "Eclipse", cosa ha aggiunto allo stile dei Veil Of Maya già mostrato nei precedenti album?
In questo album non abbiamo avuto alcun tipo di limite o imposizione, ogni idea che mi veniva in mente l’ho inserita nel cd. Abbiamo lavorato molto io e Misha (Periphery) senza preoccuparci particolarmente di quali parti dei brani dovessero poi essere cantate o meno, è stato un tipo di composizione più diretto e istintivo… se un riff ad orecchio mi ispirava un lead particolare lo registravamo e le voci sono venute solo all’ultimo momento, quando i pezzi erano già completamente pronti, arrangiati e registrati.
Com’è stato lavorare con quella mente malata (nel senso buono) di Misha Mansoor?
E’ stato magnifico! Tra lui è uno dei miei più cari amici, mi conosce molto bene… ogni volta che avevo qualcosa da proporre immediatamente capiva cosa volevo intendere e non c’è stato bisogno di perdere tempo a capirsi, eravamo esattamente sulla stessa lunghezza d’onda! E’ stato così veramente facile registrare l’album in un paio di settimane!
Quanto tempo c’è voluto a scrivere tutte le canzoni e poi registrarle?
Sono stato molto veloce, ho avuto qualcosa come un mese e mezzo per scrivere tutti i pezzi in ogni singola parte e poi in poco più di due settimane abbiamo registrato tutto da Misha.
Le tue tre canzoni preferite?
Mi piace moltissimo l’ultima canzone "With Passion and Power", perchè musicalmente è sicuramente la più complicata e la più difficile da suonare. Inoltre le lyrics parlano di un nostro amico, quindi è il pezzo che sento più personale. Forse è anche per questo che abbiamo deciso di metterla come ultima traccia sull’album. Poi adoro anche "Numerical Scheme" e "Winter Is Coming Soon" anche queste sono molto veloci e belle toste da suonare. Potenzialmente mi piacciono tutti i brani più complicati musicalmente, sono i più divertenti e soddisfacenti da suonare!
E in generale qual’è la canzone che ti piace meno suonare?
Probabilmente una delle più vecchie, le prime che ho scritto, tipo "It’s Torn Away": l’ho scritta quando ancora ero alle superiori e tutt’ora la suoniamo live qualche volta, non è di sicuro una delle canzoni di cui posso andare più fiero, ma alla fine è pur sempre la mia band e ovviamente amo quello che produciamo… solo che le nuove canzoni mi soddisfano di più!
Siete stati etichettati come una delle band DJENT principali della scena moderna. Visto che la gente sembra letteralmente "affamata" di nuove bands del genere, riusciresti a consigliarcene qualcuna che merita la nostra attenzione, ovviamente a parte le più famose?
Facciamo moltissimi tour in giro per il mondo e spesso ci capita di incontrare band veramente valide che diventeranno certamente famose, non appena avranno finito di registrare l’album, una di queste sono gli australiani The Storm Pictoresque, sono veramente ottimi ma purtroppo il loro cd non è ancora pronto, di sicuro appena sarà disponibile qualcosa lo posterò sulla nostra pagina in modo da offrire loro un po’ più di visibilità perchè se lo meritano davvero! Ieri eravamo in Svizzera e abbiamo suonato con una band, Promethee, molto bravi!
Sai, ci sono moltissime band valide in giro ma purtroppo nella scena Djent un po’ tutte le band stanno cominciando a suonare tutte allo stesso modo, quindi apprezzo maggiormente quelle che hanno un tocco più personale e caratteristico, quelle che mi rimangono più facilmente in testa per qualche particolarità che le distingue dalle altre!
Quanto è cambiato per te negli anni il concetto di "Suonare in una band", soprattutto dal contratto con Sumerian in poi?
Onestamente non molto. Ok, forse prima avevo un po’ più di tempo da dedicare alla produzione dei pezzi, senza corse. Potevo anche metterci un anno a scrivere un album, non c’era nessuna fretta e potevo dedicarmici con tutto il tempo e l’impegno che desideravo, ora la mia vita è piuttosto movimentata, sono in tour circa nove mesi l’anno e quando sono a casa è l’unico momento tranquillo in cui posso concentrarmi e scrivere nuovo materiale.
Inoltre con gli anni sono aumentate anche le responsabilità, la gente si aspetta qualcosa da te e nonostante tu faccia sempre quello che ti piace fare, non vuoi deludere nessuno.
Riuscite quindi a mantenervi economicamente con la band?
Quando abbiamo iniziato io e Sam avevamo un lavoro e contemporaneamente suonavamo, senza un lavoro non saremmo stati in grado di sostenere le spese di registrazione, sala prove, ecc..
Ora riusciamo a permetterci di pagare l’affitto e le bollette, non siamo di certo ricchi, ma riusciamo a sopravvivere e questo è fondamentalmente ciò che ci interessa a questo punto della carriera, poi si vedrà!
Cosa consiglieresti ad una giovane band che vuole cominciare a intraprendere la carriera del musicista professionista?
Fate in modo che la vostra musica suoni esattamente come volete che debba suonare. Ormai è abbastanza semplice registrare un album da sè, basta un computer. Spendete quanto più tempo possibile per far suonare i pezzi PERFETTI per voi.
Come sta andando il tour? Qualche episodio divertente?
Sta andando molto bene! Ovviamente ci divertiamo un sacco perchè facciamo quello che ci piace fare. Contrariamente a quello che si pensa andare in tour non significa fare party ogni sera, altrimenti salirei sul palco vomitandomi addosso. Ci vuole molto impegno e dedizione, bisogna essere professionali, ma al tempo stesso bisogna sempre cercare di divertirsi il più possibile facendo quello che più ci piace fare. Abbiamo sacrificato così tanto della nostra vita per seguire la carriera musicale, se non ti diverti facendo quello che fai circa nove mesi l’anno è finita! …quindi cerchiamo di raccogliere quanti più bei ricordi possibili di queste esperienze!
Grazie mille per la chiacchierata e buona continuazione con il vostro tour!
E’ stato un piacere, alla prossima!

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Faust

Caporedattore e Editor di Headbang. Suono, scrivo, ascolto... qualsiasi cosa faccia la mia vita ruota sempre attorno alla Musica.