Freschi del nuovo Ø (Disambiguation), non ci siamo fatti scappare la possibilità di fare 4 chiacchere con gli Underoath nella veste del bassista Grant Brandell.
Buona lettura.
Salve ragazzi, benvenuti su Headbang.it. Come va?
Alla grande!
Cominciamo subito con il nuovo album di prossima uscita, Ø (DISAMBIGUATION): che cosa si dovranno aspettare i fans da esso?
Penso che questo album abbia un sacco di elementi che ci portano a un notevole passo avanti rispetto al passato. Penso che in generale ci siano atmosfere e sfumature decisamente più oscure e pesanti rispetto alle release precedenti.
Personalmente, avendolo ascoltato, l’ho trovato ricco di sfaccettature, un disco anche piuttosto difficile da metabolizzare. Non che manchino le melodie accattivanti, ma senz’altro non è propriamente qualcosa di facile ascolto. Voi come lo vedete?
Personalmente lo definisco un "coltivatore". Mi spiego: è uno di quei album dove più lo ascolti, più ti ritrovi dentro di esso e diventa tuo. Fa parte del concetto "lascia e ricevi": per ottenere di più in altri campi, abbiamo sacrificato i ritornelli super-pop e le parti più easy.
Personalmente, tutti i miei dischi preferiti sono quelli che hanno guadagnato il mio rispetto attraverso numerosi ascolti, quindi penso che questa tua osservazione sia una buona cosa.
Anche la ricerca di certi suoni “particolari” non è mancata, dove vengono evocate parti più atmosferiche, che ho trovato decisamente ben congeniate e riuscite. Sembra che abbiate voluto guardare avanti, raccogliendo il meglio di quanto avete fin’ora realizzato...
Come qualsiasi altra cosa in una band, non trovi? Noi continuiamo a cambiare e a progredire in qualche modo.
Credo che questo disco ha compiuto un sacco di passi avanti, iniziando dagli elementi più atmosferici.
Poi, come ogni artista, ci si guarda indietro e ci si rende conto che la prossima volta potremo fare ancora meglio. E questo è ciò che cercheremo sempre di fare.
Siete una band che ha raggiunto, oramai, un certo livello. Negli anni avete cambiato pelle, come dicevamo anche poc’anzi; è importante per voi cercare di comporre sempre qualcosa di nuovo, o scrivete quello che vi va senza preoccuparvi di come suoni un determinato riff, o brano?
Non è veramente una cosa così predeterminata per noi. Noi scriviamo sempre roba nuova, e scriviamo sempre ciò che ci rappresenta di più nel momento in cui la scriviamo. Non è mai una cosa pianificata. Come ho accennato prima, stiamo anche cambiando i nostri ascolti e le nostre preferenze, e questo avviene di continuo e ci rappresenta inevitabilmente in ogni registrazione.
Da quando avete cominciato ad oggi quanto la scena ed il mondo della musica sono cambiate?
Un sacco. E' passato tutto dal periodo in cui tutti quanti volevano conoscere nuove band e scoprire nuove scene, all'era di internet, in cui il panorama è diventato incredibilmente saturo e ridondante. Rigurgitando band una dopo l'altra, si è arrivati al punto che sembra che chiunque con un computer, un myspace e poco altro sia una band affermata.
Oggigiorno, per riuscire ad emergere veramente, cosa ci vuole? Basta ancora l’innato talento, o è necessaria qualche spinta in più?
Onestamente, me lo domandano davvero spesso, e vi giuro, non ne ho idea. Per quanto riguarda la nostra band, stiamo solo facendo ciò che amiamo e cerchiamo di farlo sempre al meglio, come sempre abbiamo fatto. Penso che i nostri fans si aspettino proprio questo da noi, così come noi stessi.
Per quanto riguarda il "farcela", non ne ho davvero idea. Sono sconcertato tanto quanto chiunque altro nel vedere quanto una cosa tira verso la popolarità e qualcos'altro no.
Penso che la cosa migliore sia continuare a fare ciò che facciamo, perchè questo è quello che sappiamo fare.
Internet e musica: Benedizione, maledizione o verità nel mezzo?
Benedizione in un primo momento poi una maledizione. Speriamo che le buone band, le band vere, saranno in rilievo nonostante la scena ultrasatura di Internet. Sta solo diventando un po' più difficile ora.
Concludi come preferisci. Horns Up dai vostri fans su Headbang.it.
Grazie a voi per l'intervista. Non vedo l'ora di tornare in Italia a suonare!!
Grant Brandell
Underoath
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