Join the industrial Rave.olution!

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Dopo l' esplosione dei The Kovenant, negli ultimi anni è arrivato prepotentemente alla ribalta il filone industrial/electro/goth metal che ha portato alla nascita di un numero spopositato di bands che - cavalcando l' onda del successo - sono salite all'onore della cronaca. Se da una parte questo ha portato a risultati importanti quali ad esempio una ventata d'aria fresca all'interno della scena metal mondiale piuttosto stantìa ed ancora bloccata sui soliti clichèt, dall'altra ha portato alla proliferazione di tante (troppe) bands clone e senza personalità che con i soliti lavori preconfezionati sono passati troppo facilmente all'onore delle cronache. Per fortuna c'è invece chi ha saputo differenziarsi dalla massa, ed è proprio il caso dei bresciani Neon Synthesis che con "Our Empty Rooms" (da me recensito su questa stessa web-zine) ha dato sfoggio di una bontà compositiva incredibile, che partendo dalle lezioni impartite dai "grandi" riesce ad andare ben oltre. Ma sentiamo cosa hanno da dirci Johnny Thyper e Mike, rispettivamente cantante e chitarrista della band bresciana.

Thrasher: Salve ragazzi! Presentate pure la band ai lettori di Haternal.

Mike: Ciao Thrasher, è un piacere apparire di nuovo su Haternal. I Neon Synthesis sono quattro ragazzi bresciani (Johnny Thyper alla voce, Fede al sintetizzatore, Alison al basso e il sottoscritto che si occupa di chitarre e programmazione). La nostra musica può essere a grandi linee definita industrial, con atmosfere aggressive ma allo stesso tempo orecchiabili e ballabili. La band è nata nell'Aprile 2004 ed abbiamo pubblicato nel 2006 un album autoprodotto intitolato "Our Empty Rooms".

T: All'ascolto del vostro album è piuttosto evidente quanto sia variegata la proposta della band; in sede di recensione ho usato il termine "industrial-electro-gothic" per definire il vostro sound, voi come lo definireste?

Johnny: Sicuramente i tre generi da te citati, in particolare l' industrial, rientrano in qualche modo nel nostro modo di interpretare la musica, ma non in maniera assoluta; anche per noi è difficile trovare e definire un preciso inquadramento stilistico. Amiamo cogliere ciò che una qualsivoglia forma musicale può offrire a livello emotivo e molto spesso è proprio tale componente emotiva unita a quella puramente musicale, a diventare parte integrante dei pezzi in lavorazione.

T: Quali sono le principali influenze della band?

M: Inizialmente le influenze erano quasi esclusivamente i gruppi che ci hanno avvicinato all'industrial metal, ovvero The Kovenant e Deathstars. Abbiamo in seguito ampliato le nostre vedute, oggi possiamo dire di essere abbastanza lontani da tali bands. Non ci definiamo nemmeno più "metal". È diventata sempre più rilevante la componente dance, goa, progressive, ebm riscontrabile nelle basi, nel programming, nei giri di synth, inserita all'interno di strutture industriali. Direi piuttosto che, più che da altri gruppi, siamo influenzati da una mentalità, da uno stile gotico-urbano-discotecaro-industriale che percepiamo come nostro.

T: "Our Empty Rooms" è il vostro primo lavoro sulla lunga distanza. Quanto ha influito sul sound la possibilità di incidere un lavoro di questa durata piuttosto che il solito striminzito demo?

M: Le tre canzoni del nostro vecchio cd promozionale erano molto differenti tra loro, originali ma creavano un assemblaggio poco organico. Registrando dieci tracce abbiamo comunque potuto sviluppare le nostre idee in modo altrettanto originale, ma ora le differenze tra i vari brani suonano come variazioni su un tema comune, episodi particolari inseriti in un concept di fondo. Credo sia questo il vantaggio principale che abbiamo ottenuto, oltre ovviamente alla cura maggiore dedicata agli arrangiamenti, alla registrazione ed alla post-produzione.

T: Com'è stata la reazione della critica in generale alla vostra proposta?

M: Molto positiva. La proposta è stata ritenuta valida, a livello musicale (che è comunque il più rilevante), di concept, di grafica/packaging. In particolare è stato apprezzato il fatto che un lavoro come "Our Empty Rooms" sia interamente autoprodotto. È sicuramente un bel biglietto da visita per le case discografiche a cui intendiamo presentarci.

T: Quanto e come influisce la realtà che vi sta intorno, quella di tutti i giorni, sulla vostra musica?

M: E' fondamentale; I nostri testi (di cui ci occupiamo normalmente io e Johnny) nascono prevalentemente da situazioni autobiografiche, da cui traiamo riflessioni di portata più ampia, non necessariamente personale. La musica è allo stesso modo influenzata dalle situazioni che viviamo, dall'aria che respiriamo mentre componiamo, dal mood del momento.

T: Su cosa vertono i testi? E soprattutto, hanno una precisa linea che in qualche modo li accomuna tra di loro?

M: Per quanto "Our Empty Rooms" non sia un concept album, alcuni testi sono liberamente ispirati all'opera di Thomas Stearn Eliot (il titolo stesso è una citazione). Come accennavo prima, prendiamo inoltre spunto da vicende personali per narrare l' uomo moderno, la mancanza di punti di riferimento, la decadenza dei valori, il senso di angoscia, impotenza, inadeguatezza di fronte alla vita. Non sono certo testi luminosi, solari, ma con il procedere dell'album si può percepire a tratti un barlume di speranza, una sorta di redenzione.

T: In questi ultimi anni si sta dando molto seguito alla scena industrial molto spesso allontanandosi forse un pochino da quella che è l' effettiva realtà del genere, più accomunata oggi alle sonorità di The Kovenant e Deathstars... Cosa ne pensate sotto questo punto di vista?

J: Credo che oggi l' industrial sia un fenomeno importante, diffuso ormai in tutto il mondo con numerose bands quotate e ampio seguito. Al panorama musicale scandinavo, statunitense,tedesco, londinese si sta finalmente aggiungendo, seppur in modo ancora limitato, la scena italiana. Che sia una realtà di successo è dimostrato anche dal fatto che sta prendendo la forma di cultura, con moda da indossare, determinati atteggiamenti da seguire e quant'altro. Sicuramente non è la musica più industriale degli esordi, a cui però noi non abbiamo mai fatto riferimento. I The Kovenant ed i Deathstars propongono una loro visione dell' industrial con influenze metal e credo che l' immagine di padri di questo genere sia dovuta certamente alle loro indubbie capacità, ma anche al lavoro promozionale di portata planetaria che è stato fatto dalle etichette. Chi segue il genere è consapevole che non esistono solo queste dua band e forse, idea che anche io condivido, non li definirebbe nemmeno i più rappresentativi.

T: Ci sono altre bands in Italia che suonano alla stessa maniera, che apprezzate?

J: Ogni gruppo ha sicuramente le sue peculiarità e le sue caratteristiche indipendenti, ma per quanto riguarda bands che suonano musica con influenze industrial premio Ensoph, No Forgiveness, Spectrum-X.

M: Devo confessare che non seguo più molto la scena industrial. Amo suonare questa musica ma meno ascoltarla. Ho però avuto modo grazie ai Neon Synthesis di conoscere, condividere il palco, stringere legami con altre band e persone molto valide. Ai nomi fatti da Johnny aggiungerei i Son of Noise, altro gruppo bresciano a cui siamo particolarmente legati.

T: Passiamo ora all'ambito live... Siete soddisfatti delle date finora effettuate o potreste fare meglio?

J: Siamo molto soddisfatti dei live dei Neon Synthesis, abbiamo sempre mostrato una grande carica, riuscendo a presentarci bene e coinvolgere il pubblico. Ultimamente abbiamo rinnovato il nostro look e rimodernato la strumentazione, siamo in continua metamorfosi alla ricerca di una migliore resa sonora e visiva possibile.

T: Come siete accolti dal pubblico delle vostre parti?

M: Bene, direi... Siamo accolti con calore e affetto, è sempre bello tornare a suonare a Brescia. Paradossalmente "giocare in casa" è più impegnativo... infatti, proprio per la costante presenza di amici e conoscenti è necessario rinoovarsi in continuazione per mantenere sempre viva l'attenzione. Fa inoltre molto piacere notare che durante i nostri due anni di attività è aumentato costantemente il riscontro da parte di chi non rientra in queste due categorie (o vi è entrato col tempo).

T: La vostra musica è molto particolare a livello di sound. Quanto è difficile riproporla dal vivo in maniera piuttosto fedele all'originale?

M: Inizialmente i nostri concerti erano abbastanza standard, in quanto utilizzavamo una batteria acustica. Siamo poi passati ad un drum-kit elettronico per convertirci infine al completo uso di drum-pattern pre-registrati per ottenere una resa sonora pulita e precisa, fondamentale per il sound che abbiamo. Grazie a ciò possiamo ottenere un suono pressochè identico a quello dell'album, con l'aggiunta della carica e dell' energia che abbiamo dal vivo! Il risultato che puntiamo a raggiungere è comunque l'accostamento di batteria acustica, pad elettronici, inserti registrati e campionamenti. Stiamo lavorando per essere sempre più versatili anche in sede live.

T: E passiamo a parlare del "tallone di Achille" di molte bands come la vostra vittime del proprio genere. Il metallario medio si sa, è molto restìo alla sperimentazione ed alle nuove evoluzioni; come avete notato la reazione del pubblico sotto questo punto di vista?

J: Non abbiamo mai riscontrato particolari problemi per il discorso pubblico, tra i nostri fans vantiamo parecchi metallari. Come dico sempre non apprezzo la chiusura mentale, quindo sono io il primo ad essere diffidente nei confronti di chi a priori non vuole sentire altro che il sound metal tradizionale; a mio avviso l' uomo nasce per evolversi in qualunque senso, se rimane prigioniero della propria chiusura mentale prima o poi si ritroverà emarginato... ma questo è solo un mio pensiero.

T: Avete qualcosa di nuovo all'orizzonte?

M: Sono già pronte alcune canzoni nuove che abbiamo anche suonato dal vivo in occasione degli ultimi concerti. Devo dire che hanno funzionato e sono state accolte positivamente. Si prospetta una svolta nel sound, nessuno stravolgimento completo ma un allontanamento progressivo dalle influenze originali, la creazione di un'impronta sempre più personale. Probabilmente registreremo qualcosa a breve ma si tratterà di un demo, per un altro lavoro completo confidiamo nel supporto di una label.

T: Progetti per il futuro?

M: Siamo ancora alla ricerca di una casa discografica, credo l' obiettivo primario per qualunque band al nostro stadio. Siamo molto soddisfatti della recente partnership con Alkemist Fanatix Europe che contribuirà a presentarci al mondo discografico in modo ancora più professionale.

T: Migliori e peggiori uscite a vostro giudizio nel 2006...

M: A mio avviso i migliori, per quanto non rientrino nel genere, sono senza dubbio "Meds" dei Placebo e "December Underground" degli AFI. Abbiamo apprezzato anche "10.000 Days" dei Tool. Non mi è piaciuto (come del resto gli ultimi lavori) "Thornography" dei Cradle of Filth, e all'unisono giudichiamo "Termination Bliss" dei Deathstars parecchio sopravvalutato, una delusione.

T: Per finire, vi lascio liberi di concludere come volete...

J: Un saluto ai lettori ed allo staff di Haternal, un ringraziamento particolare va poi a te per quest'intervista... join the industrial Rave.olution!

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