Intervista ai Kosmophobia

Intervista ai Kosmophobia

La chiacchierata con Jaz, chitarra e sinth dei Kosmophobia (http://www.headbang.it/recensione/kosmophobia-demo/9354), si è rivelata prolifica su vari argomenti, dando un chiara e precisa visione sulla band del Canton Ticino.
Ringrazio Jaz e vi auguro buona lettura!

Ciao ragazzi e benvenuti sulle pagine di Headbang.it, è un piacere avervi qui.
Prima di tutto, volete raccontarci com’è nato il progetto Kosmophobia?


Ciao, grazie! Siamo felici ed onorati di essere qui e poter rispondere alle vostre domande. I Kosmophobia sono nati nel 2006 con base nella svizzera italiana, pianificati a tavolino nell'incontro fra tre ragazzi appassionati di Death metal e sci-fi. Ambiziosi al punto giusto e con le idee molto chiare sul da farsi, sia sul concept generale del progetto, sia sulla linea stilistico-musicale da intraprendere. La vena compositiva e la buona volontà non mancavano, c'era affiatamento e così già nell'immediato, grazie ai primi risultati soddisfacenti, potevamo intravedere buone prospettive per il futuro. Purtroppo poi, nel giro di pochi mesi, l'idilliaco equilibrio si è spezzato, nei tre anni a seguire è stata un'odissea! Buttammo via tre pezzi, visto che erano stati composti insieme al bassista che poi abbandonò il progetto, cambi di line-up, difficoltà nel trovare un vocalist adeguato alla nostra proposta, rallentamenti ed intoppi di ogni sorta ogni qualvolta intraprendevamo delle scelte per il progredire della band. Insomma, lunghe trafile che ci hanno mangiato fuori un sacco di tempo, dilatando il ritmo dei lavori che avrebbero dovuto portare alla realizzazione del nostro attuale demo almeno un anno e mezzo prima... Momenti decisamente sconfortanti, ma abbiamo serrato il coltello tra i denti in nome della passione in ciò che facciamo, senza vanificare gli sforzi fatti e mandare tutto all'aria. Incrociando le dita, la situazione è migliorata e stabile; diciamo che era ora, dopo il caro dazio che abbiamo pagato nel tempo. Ecco i Kosmophobia sani e salvi all'alba della fine del mondo!

Già da questa prima demo si evince una certa professionalità e maturità di fondo nella vostra proposta. Siete tutti musicisti di “vecchia data” con esperienza ed ormai navigati (almeno un po’), o questa prima release è il vostro battesimo di fuoco?

Ho avuto il primo approccio con gli strumenti musicali nel 1988, avevo undici anni. A seguire, le prime band dove suonavo Black-Death Metal primordiale, in un periodo compreso tra il 1993 ed il 2001. Qualche esperienza in studio, poi breve pausa riflessiva dove mi dedicai solo ad elettronica e computer music. L'ultima avventura è stata in veste di bassista conclusasi nel Dicembre 2009, sette anni di "pazzia" insieme a miei amici "Amphitrium", band Extreme Metal di punta nella scena ticinese. Definirmi "navigato" non me la sento comunque... Paolo ha iniziato a suonare verso i diciotto anni, anche lui ha maturato negli anni passati esperienze live ed in studio con i ticinesi "Roots of Death" ed una breve parentesi con un'altra band locale, adesso è già una decade che "pesta" dietro le pelli come un ossesso... Fabri ha cominciato tardi, intorno ai ventidue anni, ma ci ha dato dentro alla grande tanto da raggiungere in fretta ottimi livelli, così tempo zero si è messo tranquillamente in gioco suonando quella che è la musica nei Kosmophobia dal 2007. Diciamo però che questo è il primo vero e proprio lavoro che ha coinvolto tutti e tre al 100% ed in un certo senso sì, è il nostro battesimo di fuoco...

Appena ci si scontra con la vostra immagine appare subito chiara la vostra passione per lo spazio, un elemento che ormai, anche nel Metal, pare stia prendendo un certo campo. Dove risiedono le vostre influenze ed ispirazioni?

Sì è vero, l'argomento "space" sta capillarizzando nel Metal ora più che mai, un po' come l'argomento "tempo" negli anni 80... Mode, tendenze, cambio del millennio, le profezie Maya, mah... Sullo spazio c'è tanto da narrare, nel nostro caso ci siamo ritagliati un concept fin troppo circoscritto ed ermetico, lo stesso moniker ci marchia e delimita in questo filone dal quale in futuro sarebbe impossibile uscirne in termini di tematiche da trattare, del resto non intendiamo assolutamente farlo, non mi piacerebbe e non saprei di che altro parlare. All'inizio il tutto è nato dall'interesse in comune tra me e l'ex bassista per la fantascienza, passione vecchia e radicata in noi dai tempi dell'infanzia; abbiamo deciso quali temi trattare e fin dove spingerci. Egli era molto affascinato dall'aspetto cosmico orrorifico e fantastico, tipico dei narrati di H.P. Lovecraf, addirittura con la sua galoppante fantasia ed immaginazione, si era inventato una mitologia spaziale tutta sua che riversava trascritta in testi per la band. Io invece mi occupavo di tramutare lo "spazio" in sonorità, mediante chitarra e programmazione synth/fx , ispirandomi a ciò che avevo visto e sentito negli sci-fi movie ed utilizzando soluzioni tipiche della musica elettronica che sicuramente meglio si sposano con tutto ciò che riguarda spazio e futuro. Poi con la dipartita del bassista dal gruppo e l'assenza di un vocalist per un lungo periodo, ho deciso di occuparmi anche della stesura dei testi e delle metriche per portare avanti i lavori in maniera più celere. All'inizio è stata dura trovare delle storie da raccontare mettendoci del personale, scrivere testi non era proprio il mio ruolo, ma poi tempo qualche settimana, ho cercato di focalizzare i pensieri e le idee su quello che avrei voluto leggere e sentire nei nostri testi, traendo spunto sempre da determinati sci-fi movies, libri di storia sulle antiche civiltà, mitologia cosmica, saghe e... Anime mecha giapponesi! Così in breve tempo, ho cercato di fare mio anche il ruolo di "paroliere". Come influenze musicali, chi ha ascoltato il nostro lavoro ci accosta di sovente ai Nocturnus causa una certa somiglianza stilistica. La cosa ci lusinga, mai potremmo non adorarli e riconosciamo che sono stati pionieri, grandi innovatori a livello di riffing e soprattutto per quello che riguarda l'introduzione dei synth nel Death e le tematiche "space". Nonostante questo, non direi che sono per noi la fonte principale di influenza, come dire... Se non fossero esistiti, noi saremmo ugualmente i Kosmophobia che siamo con un carattere "sintetico" prepotente, personale e ricercato. Personalmente, sin dall'infanzia fino ad ora, sono totalmente influenzato da quello che è l'aspetto "spazio" riversato nella musica elettronica con le sue varie divisioni di genere e sfaccettature stilistiche, piuttosto che dal fattore "spazio" introdotto nel Metal nelle diverse forme,da parte di altre band più o meno contemporanee.

Appare evidente, nei brani, la ricercatezza di fondo che infondete alla musica, senza tuttavia risultare un gruppo che fa della tecnica la sua arma principale. Per voi, nella vostra musica ma anche in generale, quanto conta la ricercatezza sia prettamente tecnica che a livello di suoni ed influenze varie?

Ti confessiamo che di questi tempi, ogniqualvolta abbiamo voglia di ascoltare novità discografiche in ambito Extreme Metal, ci ritroviamo spiacevolmente delusi finendo con apprezzare al massimo due o tre dischi all'anno. Nell'ultimo quinquennio, stiamo riscontrando, sopratutto in ambito Death Metal, una ricerca ed una corsa impazzita a chi fa il disco più tecnico dell'anno, sicuramente è una tendenza delle leve più giovani trai i 15 ed i 25 anni. Immaginiamo che nei lunghi pomeriggi dopo scuola, YouTube con i suoi mille video didattici, permette ai ragazzi di apprendere e sviluppare una tecnica mostruosa a discapito però di gusto musicale e di una padronanza compositiva che latitano quasi del tutto. Sembra che l'unica preoccupazione di questi ragazzi, sia quella di mettere insieme scale di millemila note che suonino il più veloce possibile ed incasinate tra loro. Il tutto diventa circense e grottesco, non si da attenzione ad una struttura musicale che torna, a dei passaggi solidi e studiati, o ad un momento che sfocia in un altro trascinando l'ascoltatore. Questo non è progressive/technical, pensiamo che sia piuttosto un concatenarsi alla rinfusa di decine di riffs e scale in sweeps funambolici senza un nesso tra loro. Così basta solo avere una buona manualità e si fa il disco in tempo breve, ma dove sta la canzone? Io lo chiamo Pacman Death Metal, poiché in certi frangenti pare di ascoltare i suoni dei vecchi videogame degli anni '80 piuttosto che le note di una chitarra, è noioso! Forse queste giovani band non sperimentano l'esperienza e la difficoltà nel comporre un pezzo partendo da un riff portante, l'evolverlo in varie soluzioni e far sì che alla fine il tutto ritorni e quadri. Così dopo cento ascolti, ancora non riesci a ricordare cinque secondi di una sola canzone ipertech. Un po' di attenzione sul lato compositivo e arrangiamento non guasterebbe affatto, visto che il nostro orecchio quando ascolta un pezzo, necessita di un filo conduttore, un minimo, altrimenti non stiamo ascoltando, ma stiamo supportando il caos sonoro. Nella nostra musica la tecnica è importante, ovviamente sì, ma come dicevi tu, non ne facciamo un'arma principale, ce ne serviamo invece per comunicare ciò che con dei passaggi semplici e meno ricercati non avrebbe lo stesso effetto ed impatto. Però il tutto si limita a questo, non deve essere assolutamente un saggio di abilità fine a se stesso. Non ci sono parti predominanti o protagoniste rispetto ad altre, la voce e gli strumenti cercano di raccontarsi scorrendo di pari passo tessendo una trama, ci viene da pensare a come fa il regista quando tramuta il copione in pellicola insomma. E' fondamentale la ricerca dei suoni, diamo molta importanza ad enfatizzare i particolari, al sound designing per le parti di synth, alla scelta, alla manipolazione e collocazione di campioni nel contesto del pezzo e ci rammarichiamo se in studio, a causa di budget comunque limitati, risulta difficoltoso far suonare il tutto, specie quando ti trovi ad avere a che fare con decine e decine di tracce e non riesci a realizzare per filo e per segno ciò che avevi chiaro in mente. Ci preme catturare l'ascoltatore mediante un'aurea di emozioni negative che cerchiamo di tramutare in note fredde ed atmosfere austere, prefissandoci l'obbiettivo di veicolarle all'orecchio altrui con la stessa intensità con il quale le percepiamo noi. La nostra musica vorrebbe essere il più suggestiva e cinematografica possibile...

Allegato al cd ho letto anche i vostri testi. Visto che avete dedicato qualche parola ad essi, volete ripeterla per tutti i nostri lettori che non hanno avuto modo di leggerli?

Certo, partendo dall'ordine su disco abbiamo: "Aeons Conspiracy" la quale tratta un definitivo e terrificante attacco da parte di entità provenienti dallo spazio, creature tra l'alieno ed il divino, le quali stufe di noi architettano, armate di giganteschi mezzi meccanici, la fine del nostro mondo. Il tutto potrebbe richiamare in mente il film "La guerra dei mondi", ma l'epilogo è tutt'altro che felice.
"Universe at Dusk" a seguire, descrive attingendo dalle diverse teorie presenti in ambito scientifico, un'imminente fine dell'universo, il tutto farcito sempre da un aspetto epico che si identifica nella presenza di un'energia cosmica minacciosa, una Nemesi oscura e vendicativa la quale si occuperà di questa distruzione totale della vita e della materia in tutte le sue forme.
Parliamo di "Etemenanki" (Torre di Babele): questo pezzo racconta l'ambizione degli uomini del passato, l'ambito storico è quello assiro-babilonese, ambizione che si tramuta nella volontà di ergere una colossale torre-portale al fine di toccare il cielo, dimostrando di poter prendere diretto contatto con gli Dei, come una sorta di sfida che quest'ultimi, rivelandosi poi essere creature extraterrestri; non gradiranno e tramuteranno la loro collera verso l'uomo con attacchi distruttivi alla torre, generando panico, morte e confusione. L'insieme è un misto di descrizioni attingenti a racconti biblici, ad ambiti letterari mitologico mesopotamici ed a una personale visione in chiave fantascientifica.
"Vimana" erano dei velivoli descritti negli antichi testi indiani di scienza dell'aereonautica appartenenti all'epoca vedica. In queste pagine vi è documentato che i Vimana erano macchine appartenenti agli Dei, in grado di volare, armate di potentissime armi di distruzione, macchine che scatenavano guerre nucleari, identificabili in ciò che ora chiamiamo astronavi o dischi volanti. Il testo di questo pezzo lascia dedurre che in un passato molto remoto, gli antenati presero già contatti tutt'altro che pacifici con civiltà extraterrestri, le quali si rivelarono lasciando testimonianze e reperti storici a riguardo.
"Eye of the Twins" è il pezzo di chiusura e da un certo punto di vista il più significativo nel messaggio contenuto. Qui si parla delle sonde Voyager 1 e 2 lanciate nello spazio negli anni Settanta, con lo scopo di fotografare il Sistema Solare. Giunta ai confini dello spazio interstellare, una di essa ruota su se stessa e scatta una foto della terra trasmettendola a noi: il nostro mondo appare microscopico, come mai visto prima d'ora, un insignificante puntino blu disperso in un mare infinito di astri. Nasce una riflessione sul fatto che la nostra civiltà continua il suo cammino conducendo un'esistenza basata su convinzioni e credenze più che discutibili, spesso in netta contrapposizione su ciò che studi e scienza s'impegnano costantemente nel dimostrare, una sorta di cecità per non cadere nello sconforto una volta presa coscienza di essere solo detriti di un remoto "Big Bang", materia ed agglomerati chimici che mai si distruggono e solo si trasformeranno...

È difficile, oggi, trovare uno spazio all’interno della scena? Insomma, si riesce ad emergere con solo le proprie forze e qualità od è un utopia?

Dipende che cosa intendi per proprie forze e qualità... Premetto che forse noi vediamo la situazione con occhio un po' troppo disincantato... A livello underground sicuramente puoi essere preso in considerazione ed emergere; vediamo che c'è sempre l'estimatore, quello che ha gusto, che ne capisce ed è disposto a spulciare tra i numerosi prodotti in cerca della proposta valida. Ti trova, ti dice bravo, gran pacche sulle spalle e via, ma ovviamente rimani lì, nella piacevole attenzione di quel migliaio di persone. Se miri a livelli più alti, beh... ti devi saper vendere e promuovere, investire ingenti risorse che comprendono: tempo, dedizione, denaro e spianarti il terreno in buona parte da te. Fattori che troppo spesso vanno oltre la forza e le qualità a disposizione. Oggi ci vuole liquidità! Girare i palchi con la propria musica oltre il proprio pollaio è dura e rischi di farti pochi concerti all'anno

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