Visioni dal Futuro

Visioni dal Futuro

La Fanucci pubblica questo volume di grande formato, che si presenta con un’elegante copertina blu: al suo interno i romanzi e i racconti di Philip K. Dick che hanno ispirato film di successo.

L’antologia raccoglie 6 opere:

1. “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”
2. “Ricordiamo per voi”
3. “Modello Due”
4. “Impostore”
5. “Rapporto di minoranza”
6. “I labirinti della memoria”

Un libro che può interessare gli appassionati del grande schermo, ma non soltanto loro, perché la narrativa di Dick abbraccia temi che esulano dalla Fantascienza e sono di portata universale, leggendo queste pagine sorprende il fatto che storie scritte negli anni ’50 e ’60 propongano ancora spunti di riflessione assolutamente attuali dopo più di 40 anni. Il mondo raccontato da Dick è un mondo postatomico, la Terra è ridotta ad un ammasso di rovine, le foreste hanno lasciato il posto ai deserti e l’umanità è emigrata su pianeti lontani, solo pochi uomini restano tra macerie di città abbandonate, dove si aggirano come fantasmi destinati all’oblio, la biodiversità è ormai un ricordo lontano, le specie animali estinte sono innumerevoli, questo è lo scenario angoscioso in cui si muove Rick Deckard, il protagonista di “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, il romanzo che ha ispirato “Blade Runner”, la difficoltà di distinguere la realtà dalle sue imitazioni è un tema cardine negli scritti di Dick, è l’elemento portante di questo romanzo, ma anche di “Modello Due” che ha ispirato un altro film, “Screamers – Urla dallo spazio”, dove la difficoltà di distinguere l’umano dall’androide è una lente d’ingrandimento per osservare con più distacco l’aggressività umana, infatti il racconto si conclude con una riflessione secca e incontrovertibile: “Stavano già cominciando a progettare armi per distruggersi l’un l’altro”. La paura di un conflitto planetario, che ha come esito la distruzione totale della Terra, è il riflesso dell’epoca della Guerra Fredda, “Blade Runner” racconta del mondo che ha visto avverarsi questo timore: i pochi uomini rimasti hanno tutti lo stesso sogno, possedere un animale vero, non una sua replica elettronica, colpisce l’idea dell’Uomo che rimasto solo sulla Terra improvvisamente scopre di non bastare a sé stesso, l’arroganza umana involontariamente si autopunisce e trova la sua nemesi nelle conseguenze di un progresso smodato, privo di qualsiasi freno. La memoria è un altro dei temi fondamentali nell’opera di Dick ed è al centro dei racconti “Ricordiamo per voi” e “I labirinti della memoria”, il primo è stato portato sullo schermo da Paul Verhoeven che ha firmato la regia di “Atto di forza” e il secondo è arrivato al cinema più di recente, nel 2003, con il titolo “Paycheck” e vede protagonisti Ben Affleck e Uma Thurman: in entrambe le storie la memoria è una merce, che si compra e si vende come un qualsiasi bene di consumo. I ricordi umani si interfacciano con il computer e possono essere manipolati, rimescolati e cancellati: a essere messa in discussione è l’individualità stessa della persona, perché un uomo derubato dei propri ricordi non è più nessuno. Oggi che la tecnologia e l’informatica si rinnovano ad un ritmo frenetico e invadono il mercato con novità sempre più sofisticate, la paura di una tecnologia che sfugga al controllo umano si fa strada nell’inconscio di molti. “Rapporto di minoranza” e “Impostore” sono dominati dal tema della sicurezza e della lotta alla criminalità, se quest’ultimo è un tema intramontabile e metatemporale, il tema della sicurezza è vivacemente sentito con urgenza nel mondo del dopo 11 Settembre, nell’“Impostore” c’è una riflessione di Dick che colpisce con violenza per la sua attualità: “Forse in un altro periodo, in un periodo di pace, gli uomini non si sarebbero comportati in questo modo, non avrebbero mandato a morte un individuo perché avevano paura. Tutti erano spaventati, tutti erano disponibili a sacrificare il singolo in nome della paura collettiva”. Devo ammettere che Philip K. Dick è uno dei pochi autori che “mi ha cambiato la vita”, avevo sempre pensato che la Fantascienza non facesse per me, invece questo volume mi ha insegnato che i mondi futuribili possono essere una maniera per osservare con più forza il mondo attuale e prendere coscienza di una realtà che troppo spesso perdiamo di vista. Leggere queste opere è stata un’esperienza forte: l’angoscia e il pessimismo che pervadono il mondo immaginato dall’autore hanno pervaso i miei pensieri per molti giorni, forse perché mi resta il dubbio che quel mondo non sia solo immaginato, ma paurosamente realistico.

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