Quando sai che andrai ad un concerto da un paio di mesi e il giorno prima di andarci scopri che le Fs ti hanno piazzato uno scioperetto di qualche ora proprio nelle ore in cui devi partire pensi che tutto debba andare storto. Invece il viaggio è stato stranamente puntuale, condito come al solito da simpatici siparietti: una tipa sul treno che si soffia inutilmente il naso in maniera ossessiva, o viaggiare su un convoglio di due vagoni degli anni '70.
Tempo di farsi un giro per l'antica Ravenna e si prende posto davanti al Teatro Rasi, luogo dell'evento che in tanti aspettavano. Il grosso della gente arriva poco prima dell'inizio e riempie la platea diligentemente, il colpo d'occhio è notevole e si può anche dire che la presenza massiccia del pubblico ha partecipato alla riuscita del concerto.
Le candele accese sull'altarino preparano l'arrivo di Attila Csihar e del suo solo project Void Ov Voices, che per ora si esprime solamente tramite concerto. Non posso immaginare come sia stato dalla altre parti, ma devo ammettere che ha fatto la sua figura in questo contesto. Sarebbe stato anche meglio non avere il suo logo dietro per mostrare la bellezza della chiesa sconsacrata e rendere più affascinante il tutto. La proposta di Attila probabilmente non era adatta per la maggior parte del pubblico, che a tratti è sembrato un pò insofferente alla durata dei movimenti. Strati vocali che si intrecciano e coabitano in un trionfo di canoricità sacrale. Un inizio abbastanza calmo per arrivare ad un crescendo che è culminato nella parte finale con urla deviate che hanno fatto tremare il teatro. Singolare. Da parte mia il buon Attila ne esce vittorioso.
Una breve preparazione palco ed ecco giungere gli Ulver. Io li avevo già potuti vedere in una data estera quest'estate e bene o male sapevo a cosa sarei andato incontro. La potenza del loro sound dal vivo è impressionante ed il teatro collabora alla sua resa sonora. Rispetto alle date prima del tour è stata cambiata l'opener e bisogna ammettere che Eos in apertura ci sta da dio. Vedere quel sole che sorge e cala nello schermo è un lungo ed intenso brivido, penso che un disco come "Shadows Of The Sun" diventi ancora più bello dopo aver visto l'interpretazione data ai suoi pezzi live. Tempo di smaltire la pelle d'oca e parte il secondo brano, Let The Children Go, che purtroppo mostra i primi problemucci con il microfono per Rygg. La riuscita del pezzo è per metà compromessa, ma fortunatamente azzeccano perfettamente i tempi con le proiezioni video, così quando la leonessa azzanna il cucciolo di zebra si ha un altro bel momento intenso.
Si può notare come i nostri abbiano deciso di staccare i brani fra loro per dar modo agli applausi di fluire. Io preferivo prima, quando era come un'unica canzone senza interruzioni ma va bene lo stesso. L'allaccio fra Little Blue Bird e Rock Massif Pt.1 non è stato notevole come altre volte, ma quest'ultima nei suoi 2 minuti si dimostra ancora una volta parte fondamentale del concerto. La sua parte sinfonica risalta potente come non mai e ho portato lo sguardo verso il soffitto più volte temendo qualche crollo. Il concerto è un susseguirsi di emozioni date dalla musica e dall'intensità dei video. Personalmente non ho troppo gradito la scelta di portare Operator live, quando credo ci siano brani nella loro discografia ben più adatti, stessa cosa per In The Red. Vero è che riprodurre le canzoni di Blood Inside live non è certamente impresa facile ma per fortuna For The Love Of God rappresenta un'eccezione assai gradita e scacciare dalla testa la parte vocale non è cosa facile. E se c'è una cosa che mi infastidisce della loro setlist, è la versione di Porn Piece Or the Scars of Cold Kisses, questa volta messa a caso fra una Hallways Of Always (strabiliante esecuzione dove gli Ulver mostrano le loro abilità ai massimi livelli) e Like Music. Garm la canta quasi con scazzo, di certo non aiutato dal microfono, e la parte più emozionante viene sempre privata del piano per delle schitarrate che lasciano un pò il tempo che trovano. Da rimarcare una piacevole Plates 16-17 e il finale con la struggente Like Music, seguita dalla commovente melodia pianistica di Not Saved, fatta di poche note eseguite a ripetizione che sanciscono una chiusura più che azzeccata, con tanto di Garm intento a fare una diagnosi al gong.
Appena termina il concerto partono gli applausi, sinceri applausi che accompagnano prima la band fuori dal palco e poi la riaccolgono visibilmente soddisfatta. Ci vuole Garm per farli terminare facendo notare a tutti il significato della scritta sullo schermo finale: ULVER, THE REST IS SILENCE.
Per inserire un commento devi essere registrato.
Clicca qui per registrarti oppure effettua il login.