ITALIAN DEATHCORE FEST – 22/10/2011 @ Amnesy, Lainate

ITALIAN DEATHCORE FEST – 22/10/2011 @ Amnesy, Lainate

I presupposti per un’ottima serata deathcore ci sono tutti: sette bands italiane, sei ore di musica dal vivo e un aftershow fino alle 5am targato Rock the Pool e Scream Circus.

Arrivo tardi all’Amnesy e purtroppo mi perdo gran parte dell’esibizione dei Torn From Inside, primo gruppo della serata. Quel poco che ho sentito non mi ha convinto del tutto, sarà che forse devono ancora crescere come band, ma non posso dare un giudizio appropriato avendo ascoltato così poco.

E’ quindi il turno degli Shut Us Down, che propongono un misto di metalcore e deathcore melodico. Supportata dai “pochi ma buoni” presenti, la band sa farsi notare sul palco, nonostante io abbia avvertito una scarsa omogeneità alla base dei pezzi e forse troppa melodia e poca potenza nelle ultime canzoni. Mancava il finale col botto e credo abbiano un forte potenziale che dev’essere sviluppato meglio, ma sono sicuramente da seguire e tenere d’occhio.

Sugli Human Captivity, terza band della serata, vorrei soffermarmi un attimo: il loro genere è puro metalcore, senza nessuna influenza death, ma la loro presenza non ha assolutamente stonato. La poca precisione del fonico, elemento che ha disturbato durante tutta la serata, ha impedito che gli ascoltatori gustassero al massimo entrambe le chitarre, ma la voce di Jude era carichissima e ho apprezzato molto l’energia che ci hanno messo nonostante i problemi tecnici. La cosa interessante è che definiscono la loro musica come “green” metalcore, cioè contro gli abusi che il pianeta subisce da parte dell’odierna mentalità consumista: tutto questo mi incuriosisce, ma aspetterò l’uscita della loro prima demo per dare ulteriori giudizi a riguardo.

Tra un intoppo e l’altro si arriva ai SettimoSenso, con il loro death metal veloce e potente che toglie il respiro. Non c’è spazio per la melodia, fatta eccezione per alcuni riffs di chitarra meno energetici degli altri, ma nulla che tolga violenza ai pezzi. La cosa che li distingue all’interno della scena lombarda sono i brani cantati in italiano, cosa per niente diffusa e che aiuta il messaggio ad arrivare dritto all’ascoltatore. Insomma, sono una bomba ad orologeria pronta ad esplodere appena li si mette su un palco.

Con i Forgotten Tears si arriva sul “podio” delle tre bands principali della serata: loro ormai li conosco, e posso dire che live non deludono mai e danno sempre il massimo. Sanno combinare al meglio influenze death, thrash e melodic death metal con assoli di chitarra molto tecnici, potenti breakdowns e testi introspettivi, guadagnandosi sempre il consenso del pubblico, che infatti si carica e infiamma il locale in vista degli ultimi due gruppi.

Tocca poi ai torinesi Corroosion, che convincono al 100% nonostante il loro deathcore non sia dei più originali. Riffoni pesanti, elettronica ben dosata che non stona per niente, voce aggressiva che spazza via ogni dubbio che si può avere sulla band. Determinati e potenti, meritavano sicuramente più calore da parte del pubblico. Aspetto con ansia il nuovo album.

E, per concludere in bellezza, arrivano i The Modern Age Slavery che, nonostante i troppi problemi tecnici durante il cambio palco, non si lasciano scoraggiare. Sono un vero e proprio macigno, una furia inarrestabile che non ha assolutamente nulla da invidiare alle bands straniere: forse manca un pizzico di originalità, difficile da trovare in questo genere musicale, ma la loro potenza è devastante e il pubblico arriva soddisfatto a fine concerto.

La serata è stata un crescendo di tecnica, energia.. e problemi tecnici, che però non hanno minimamente impedito di sottolineare quanto la scena underground italiana stia emergendo. Non serve per forza varcare i confini dell’Italia per trovare bands valide e degne di nota, servirebbero solo più palchi per far girare i nomi italiani.

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