The Big 4, 06/07/2011, Fiera di Rho (Milano)

The Big 4, 06/07/2011, Fiera di Rho (Milano)

Finalmente sbarca in Italia l'evento metal per eccellenza degli ultimi anni: "The Big 4". Le quattro grandi band del thrash metal americano - Anthrax, Megadeth, Slayer e Metallica - uniscono le loro forze e portano in giro per il mondo il verbo di uno dei generi più amanti dell'intero panorama estremo. Nel Bel Paese l'attesa per l'evento era altissima e l'affluenza del pubblico non ha deluso le aspettative, riempiendo l'arena fin dal primo pomeriggio.

Una distesa lunga, stretta e arroventata dal sole. Questa potrebbe essere una semplice quanto efficace descrizione dell'area concerti della Fiera di Rho. Il pubblico però non si è fatto intimorire, tanto che i più accaniti si sono accampati di fronte ai cancelli ben prima che il sole sorgesse. Sfidando il caldo, il suolo cocente e l'assenza di idranti e docce, le orde di fan sono sciamate all'ora di pranzo nella location, andando ad assieparsi ai lati del pit, l'area transennata sotto allo stage riservata soltanto a coloro che sono riusciti a conquistare il prezioso braccialetto. Il palco, bello grosso e dotato di due schermi ai lati, è già abbellito dal telone degli Anthrax.

C'è chi si riposa, chi si abbronza, chi gioca a carte, chi si nutre e chi si ripara dalla canicola nei modi più strani. I più discutono dell'imminente show, azzardando ipotesi sulla scaletta che proporranno i Metallica e sul livello di malvagità e devasto che riusciranno a raggiungere gli Slayer. Il tempo passa lentamente, ma le 16.30 finalmente arrivano! Per la gioia del pubblico, gli Anthrax sono pronti a fornire la prima dose massiccia di thrash metal americano!

La band attacca con il classicone "Caught In A Mosh", dimostrandosi subito in palla nonostante manchi un membro fondamentale come Scott Ian, sostituito dall'axeman dei Sepultura Andreas Kisser. Al microfono, Belladonna - chiacchierone e simpatico - appare ancora smagliante, nonostante gli anni siano passati anche per lui. Il suono non è dei più cristallini, ma le hit sono accolte dal pubblico in maniera più che positiva! "Got The Time", "Madhouse" e "Antisocial" scorrono via che è un piacere. La sorpresa tuttavia arriva con la fantastica "Indians": dalle retrovie compare nientemento che la testa pelata di Scott Ian! Il pubblico va letteralmente in delirio e omaggia la "war dance" dei newyorkesi nel migliore dei modi. Dopo la presentazione di una nuova canzone (piuttosto banale), i minuti finali sono dedicati ai classici. "Medusa", "Metal Thrashing Mad" e la bellissima "I Am The Law" chiudono ottimamente il primo quarto di questo Big 4 tricolore.

Le dolenti note arrivano (purtroppo) con l'entrata on-stage dei Megadeth. Dave Mustaine pare fiacco fin da subito, specialmente al microfono. I suoni, ancora una volta inadeguati, minano una prestazione già tutt'altro che brillante. Per fortuna, i classici del gruppo riescono a scaldare ugualmente la platea: "Wake Up Dead", la fantastica "Hangar 18" e "Sweating Bullets" strappano consensi decisi. Rimane qualche dubbio sulla presenza in scaletta di qualche brano non all'altezza degli altri, come l'evitabile "1,320'" o la nuova composizione "Public Enemy No. 1". Il pubblico quindi chiede a gran voce i brani più caratteristici del combo americano e Mustaine esegue "Symphony Of Destruction", l'evergreen "Peace Sells" e conclude con l'apoteosi dello shredding "Holy Wars... The Punishment Due". Di sicuro i Megadeth hanno avuto momenti migliori, come in tanti sottolineano al termine del loro show. L'esclusione di alcuni grandi brani dalla scaletta ("Tornado Of Souls", tanto per dirne uno) ha fatto storcere qualche naso, ma il vero problema di questa esibizione è stata sicuramente l'attitudine mostrata dalla band, decisamente sottotono per un festival del genere.

Sorge un'aquila. L'aquila degli Slayer. L'atmosfera comincia a farsi incandescente fin da subito. Quanta malvagità riusciranno a scatenare Araya e compagni sul pubblico italiano di questo Big 4? Non bisogna aspettare molto per capire che gli Slayer sono ancora una garanzia per quanto riguarda il lato più estremo del thrash metal californiano. Con un Gary Holt ormai ambientato nel ruolo di sostituto di Jeff Hanneman, gli Slayer appaiono sul palco strappando ovazioni al pubblico. Se il ghigno di Araya non basta a coinvolgere i presenti, ci pensa "World Painted Blood" a scaldare gli animi. Purtroppo i volumi non sono all'altezza e i bassi sono decisamente preponderanti durante le prime canzoni, ma "War Ensemble" e "Postmortem" sono brani che si fanno beffe di simili dettagli e portano scompiglio nella ressa, ormai totalmente assuefatta e votata al devasto più totale. Come sempre sono i pezzi più datati a coinvolgere maggiormente: l'ipnotica "Dead Skin Mask", "Mandatory Suicide", "Chemical Warfare" e "Season In The Abyss" svettano sulla folla come monoliti sonori di pura crudeltà. Tuttavia, il peggio (o sarebbe meglio dire il meglio) deve ancora arrivare. Con l'encore che gli Slayer sigillano la prestazione con quattro pezzi fra i più micidiali che abbiano mai scritto. Con un Dave Lombardo straordinario alla batteria, Araya intona "South Of Heaven", l'immancabile "Raining Blood", "Black Magic" e la perla oscura "Angel Of Death". I commenti sono superflui. Annicchilenti. Punto.

Mancano solo loro: i Metallica. Sicuramente la band più nota al grande pubblico, sicuramente la più chiacchierata. La folla si stringe attorno al palco mentre la location è ormai piena. I presenti si accorgono fin dal soundcheck che i suoni dei Metallica saranno decisamente migliori di quelli sentiti in precedenza. Il sole cala. Mentre le zanzare vessano il pubblico in attesa, sui maxischermi compare la faccia di Clint Eastwood! Si parte! L'aria si riempie della magnifica melodia di Ennio Morricone. "The Ecstasy Of Gold" apre la strada all'ingresso dei Four Horsemen. Eccoli! Lars, James, Robert e Kirk. Gli applausi sono tutti per loro e per le prime note, a sorpresa estremamente old-school. Ad aprire una scaletta letteralmente da brividi è nientemeno che "Hit The Lights"! L'audio è perfetto, la band pare notevolmente carica e i pezzi esaltano i presenti dal primo all'ultimo. Non c'è un attimo di respiro perchè inizia subito un'indescrivibile "Master Of Puppets", seguita a ruota da "The Shortest Straw" e dalla splendida "Seek And Destroy". Non ci sono parole (almeno per il sottoscritto) per descrivere la bellezza del brano successivo: "Sanitarium" è letteralmente da pelle d'oca! La setlist omaggia tutti i primi lavori della band fino al "Black Album", mentre per il nuovo materiale c'è spazio soltanto per "All Nightmare Long". Si potrebbe parlare per ore dei pezzi storici che vengono proposti sul palco uno dopo l'altro, come ad esempio "The Call Ok Ktulu", una vera e propria chicca per i nostalgici! James scherza col pubblico e lo tiene sempre attivo, fino a sorprenderlo quando lo show si fa decisamente pirotecnico per introdurre "One": botti, mitragliate e fuochi artificiali! "For Whom The Bell Tolls", "Blackened", "Fade To Black" ed "Enter Sandman"... cosa si può volere di più? Ben poco. Per la jam-session di rito coi membri delle altre band viene scelta la scanzonata "Die, Die My Darling" dei Misfits. Abbracci e saluti, ma il pubblico ovviamente non ci sta e chiede a gran voce almeno un altro brano. "Damage Inc." è l'ennesima botta in attesa del tripudio finale, affidato all'immancabile "Creeping Death". Uno show a tutto tondo quello dei Metallica, i quali hanno impressionato e accontentato tutti i presenti con una scaletta praticamente inattaccabile. Sebbene qualche sbavatura tecnica ci sia stata, credo che nessuno abbia da ridire su questo ottimo show, coinvolgente e davvero ben realizzato.

Cala il sipario sul Big 4. Credo che nessuno dei presenti si possa ritenere scontento dalla giornata, calda ma entusiasmante. Un evento da ricordare e che ha saputo regalare più di una soddisfazione! Thrash 'till death!

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