Storia notturna. Una decifrazione del Sabba

di Carlo Ginzburg
Ed. Einaudi
318 pag. , € 22
l' opera di Carlo Ginzburg può sembrare, di primo acchitto, l'analoga ed ennesima interpretazione di quello che per secoli è stato il fulcro e il ritrovo di individualità votate all'irrazionale: il Sabba. Ebbene, la "Storia Notturna" è tutt'altro che un libro scontato, è piuttosto uno fra i simboli attuali di un nuovo modo di indagare nelle sfaccettature folkloriche di un contesto duro e minato dai crismi ecclesiastici quanto politici maturati nell' età di Mezzo. Dietro al lavoro enorme che vede come fonte lo studio accurato di eccelsi trattati dell' epoca (quali il "Formicarius" di Johannes Nider, il "Tractatus de Strigibus" dell' inquisitore Bernardo Rategno oppure il celeberrimo "Malleus Maleficarum" e molti altri di notevole importanza), si cela il tentativo, a mio modesto parere riuscitissimo, di analizzare non i fatti o gli eventi che contraddistinguono il fenomeno sabbatico, bensì il perchè della sua nascita e del suo sviluppo culturale. Lo storico ci fornisce importanti imformazioni utili ad intraprendere un percorso tutto intellettuale che va oltre al già complesso procedimento storiografico; molte volte infatti fa riferimento a grandi studiosi quali Wittgenstein per quanto riguarda l'aspetto strutturale del modo di comporre il saggio; adotta le teorie di Levì-Strauss, Mircea Eliade atropologicamente parlando e si rifà a Jung per quelle psicologiche; tuttavia molti sono i nomi incisi sulle pagine. È, come si può notare, una buona miscellanea di argomentazioni e concetti edificabili su un substrato di antichissime culture. Il libro si compone di tre parti escludendo introduzione e conclusione che completano il tutto per una miglior comprensione. Si parte dal 1321, anno in cui cominciano a manifestarsi il dubbio e la fobia di un possibile complotto tra lebbrosi ed ebrei a scapito dei fedeli cristiani, un piano messo a puntino come capro espiatorio che sfocerà in persecuzione con lo scoppiare della peste del 1348 (si credeva infatti che i portatori della malattia fossero ebrei, poveri e mendicanti). È un periodo significativo che denota il proliferare di nuove credenze generate dalla crisi del '300. Ginzburg pone in ordine le seguenti parole Ebrei-Eretici-Streghe, a mio parere, partendo dagli elementi sovversivi di quel contesto storico, da quei soggetti "diversi", segregati seguendo il loro formarsi cronologicamente. Dopodichè mette in atto una ricerca a livello territoriale che comprende molte zone terrestri, di quello che potrebbe essere stato il background del movimento attorno al Sabba; con ottime descrizioni fa salire a galla connessioni tra le tradizioni, i miti e i riti di molti paesi del mondo, addensate nella convinzione di una comune matrice eurasiatica.
All' interno della moderna bibliografia storica riguardante questo tipo di tematiche, il libro di Ginzburg spicca per le notevoli doti intellettuali e per aver mostrato con efficacia la parte "al buio" della storia umana, quella più personale e affascinante che grazie a trasformazioni, voli improbabili su una scopa, a pozioni e filastrocche riconduce tutti noi a ciò che di più bello abbiamo: la capacità di stupirci ancora della nostra sfera più nascosta.

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