Sleeping Village

Sleeping Village

Gli Sleeping Village mi hanno colpito, il loro Black Metal ha un qualcosa che lo rende unico ed estremamente originale. Il loro sound è gelido ed altamente disturbante, mi sono sentito quindi quasi costretto a contattare un disponibile Mortifer per parlare del suo progetto.A distanza di diversi giorni da quando ho scritto la recensione del suo “Homo Homini Lupus” devo ammettere che sono ancor più convinto del suo operato ed ammetto che quel 6 che vedete nella sua recensione meriterebbe almeno un voto in più, ad ogni modo non posso che invitarvi a dare una chance agli Sleeping Village, nel frattempo buona lettura!

Jan: Saluti Mortifer e benvenuto su Haternal. Allora iniziamo come sempre e quindi presenta ai nostri lettori il tuo progetto Sleeping Village.
Mortifer: Salve Jan, grazie del benvenuto. Sleeping Village nasce circa 4 anni fa (dicembre 2002) come mia valvola di sfogo musicale, poiché ero rimasto deluso da esperienze con bands vere e proprie. All’inizio il tutto era molto amatoriale, sia come tecnica (volutamente infima) che come metodi di registrazione. Successivamente (nel 2003) credetti giusto concretizzare qualcosa di più serio per il progetto, e quindi registrai il primo demo, l’omonimo, veramente primitivo/lo-fi e, a parer mio, ingenuo. Qualche mese dopo continuai a registrare nuovi brani, visto che ero rimasto poco soddisfatto da come suonava il primo demo, e da queste sessions nacque lo scheletro del secondo demo (molto diverso dal precedente), Mourning Persists, che uscì però nel 2005. Dopo l’uscita del suddetto demo c’è stato un lungo periodo di pausa/stasi, dovuta al fatto che come one man band avevo raggiunto i miei limiti, e che niente di nuovo che registravo mi soddisfaceva. Questo fino a quando capii che bisognava che cambiassi approccio verso la mia musica, una approccio molto meno tradizionale e più sperimentale/moderno. Inoltre contattai A.N. per chiedergli se voleva entrare nel progetto come “cantante” principale, visto che non sono mai stato soddisfatto della mia voce, e ciò è avvenuto. Da questi nuovi presupposti è nata l’ultima opera, Homo Homini Lupus.

J: “Homo Homini Lupus” è a mio parere un demo veramente coraggioso ma ancora non del tutto maturo, sei d’accordo o sei pienamente soddisfatto del risultato finale?
M: Personalmente H.H.L. è il demo che mi ha più soddisfatto fino ad ora. Lo riascolto spesso e volentieri, anche a distanza di tempo dalla sua pubblicazione, cosa che non era mai successa per i demo precedenti, nei quali trovavo sempre più difetti/particolari da cambiare man mano che il tempo passava. E sinceramente non cambierei niente del disco.

J: Nel vostro nuovo demo l’atmosfera è indubbiamente la componente più importante, ascoltandovi si respira un aria malsana ed oscura, l’universo degli Sleeping Village è privo di speranza e luce, sono queste le sensazioni che volevi dare a chi ti ascolta? E pensi che siano queste le sensazioni che un disco Black Metal DEBBA dare?

M: No, non penso che il Black Metal tutto debba dare solo queste sensazioni, non ascolto solo depressive, anzi spesso preferisco ascoltarmi qualche buon vecchio disco dei primi anni ‘90. Però sono esattamente le sensazioni che deve dare questo disco in particolare.

J: Io e alcuni miei colleghi abbiamo parlato di Depressive Black Metal riguardo al tuo progetto, pensi sia corretto? Sono i sentimenti negativi a dominare la tua proposta musicale e la tua vita?
M: Corretto in parte. Sleeping Village ha sempre avuto la sua spinta propulsiva in sentimenti come dolore, nostalgia, solitudine, quindi per questo si riallaccia alla corrente depressive. Anche a livello musicale ci sono delle similitudini, specie nel precedente demo. Però, come ho anche dichiarato sul nostro sito, Sleeping Village non promuove assolutamente degli argomenti assai cari al depressive, ovvero il suicidio e l’autolesionismo, che reputo delle bischerate, soprattutto per come vengono trattati da molte bands.Ovviamente i sentimenti che animano Sleeping Village sono ben presenti nella mia vita, sarei un ipocrita altrimenti. Sleeping Village è la mia radiografia umorale/sentimentale.

J: La prima parte di “Homo Homini Lupus”, come ho già detto in fase di recensione, la ritengo nettamente inferiore rispetto alla seconda. C’è un differenza abbastanza marcata tra le due parti, non solo a livello qualitativo, è stata una sensazione che ho avuto solo io o anche di altri? Cosa rispondi a questa affermazione?
M: Secondo me la differenza che tu dici è data soprattutto dalla disposizione dei brani. Tutti i brani sono tra loro diversi. Ho voluto disporli in questo modo per dare una sensazione di crescita continua, da quello meno estremo, “Cupiditas Naturalis”, a quella più devastato, “Suffocation 2.0”. Tutti i brani contenuti secondo me sono importanti per l’intera economia dell’opera e per la resa finale. Come ho già detto non cambierei niente, quindi non escluderei la “prima parte”.

J: Parliamo ora della traccia che più mi ha convinto come già ti ho detto in “privato”: Suffocation 2.0. E’ un traccia davvero particolare, a partire dal titolo, cosa rappresenta? Di cosa parla? So che tu stesso la definisci "free form black metal", cosa intendi con questo?
M: A livello concettuale è lo sviluppo del tema centrale del demo, ovvero l’egoismo dell’uomo, comportamento che muove l’essere umano in tutte le sue azioni. La canzone infatti traccia scenari profetici sul futuro, quando sul pianeta le materie prime/risorse saranno molto rare o quasi terminate (appunto a causa dell’egoismo umano) e vi sarà una vera e propria guerra di tutti contro tutti per avere il possesso e il controllo su di esse.Musicalmente l’ho definita “free form black metal” perché cerca di superare la struttura tradizionale della canzone, con l’inserimento di rumori, campionamenti e parti con tonalità diverse tra loro, senza seguire nessuna struttura. La canzone difatti è la trasformazione di una canzone molto vecchia, che è stata smembrata e ricucita con innesti recenti.

J: Gli Sleeping Village sono nati ed hanno esordito come One Man Band, come mai ora ti sei avvalso della voce di A.N.? Cosa è cambiato nel tuo modo di comporre e suonare?
M: Come ho spiegato prima, Sleeping Village aveva bisogno di uno svecchiamento e di un intervento esterno. Prima di questo demo non avevo mai pensato a sperimentare con la mia musica ma avevo sempre seguito, seppur non sfacciatamente, un canone già presente. Dopo 2 demo così, era giunta l’ora di cambiare qualcosa, di crescere, anche perché ciò che componevo non mi soddisfaceva più. Ho cercato quindi di comporre canzoni che fossero al passo coi tempi, cioè come dovrebbe suonare il Black Metal nel 2006, sia come atmosfere sia come temi trattati. Questo è Homo Homini Lupus secondo me. E come voce ovviamente non potevano esserci che i vocalizzi disperati e paranoici di A.N..

J: Parliamo ora del vostro moniker che mi ha immediatamente affascinato. Come molti sapranno Sleeping Village è anche il titolo di una canzone dei Black Sabbath, vuole essere un tributo al gruppo? Oltre a questo “Villaggio Dormiente” potrebbe assumere molti significati, io ci vedo una forte metafora di quella che è ora la nostra società, per te invece cosa significa?
M: Inizialmente il nome fu scelto come tributo al leggendario debutto del sabba nero (disco che amo). Col passare del tempo, però, il monicker ha iniziato a rivestirsi di significati ben più importanti e personali, ed è lo stesso anche ora. “Villaggio Dormiente” può essere visto come una metafora per cimitero o luogo isolato (più banalmente), mentre, andando più a fondo, il “Villaggio Dormiente” può divenire il luogo dove, idealmente (e mentalmente) mi piace isolarmi, lontano da tutti e dalla società contemporanea. Ma in definitiva non mi piace dargli una definizione unica e intoccabile, ciascuno può benissimo dargli la propria interpretazione. Anche la metafora che tu dici riguardo la nostra società la trovo molto giusta.

J: Quando intervisto esponenti della scena Black Metal mi piace sempre chiedere una cosa che secondo me è molto importante se non quasi fondamentale: cosa rappresenta per te il Black Metal? Cosa spinge la tua mente ad esprimersi attraverso questo genere?
M: Il Black Metal, bene o male, è un genere che ha cambiato il mio modo di vivere, e soprattutto ha influenzato molto il mio modo di suonare e fare musica. Senza il Black Metal non credo avrei mai pensato a registrare qualcosa, o comunque a creare qualcosa di mio musicalmente. E’ stato il BM a darmi questa scintilla. Non potevo non creare un progetto Black Metal.

J: E cosa pensi invece riguardo a coloro che utilizzano il Black Metal come propaganda politicaculturale, pensiamo ad esempio alla miriade di NSBM Bands?
M: Non ho niente contro chi attraverso la musica fa propaganda politico/culturale, ognuno è libero di fare e di dire ciò che vuole con le proprie composizioni, solamente che non è il tipo di Black Metal che preferisco. Purtroppo in un campo come l’NSBM, si tende a privilegiare soprattutto l’aspetto politico (spesso coi soliti triti luoghi comuni) a scapito della musica. No, l’NSBM non è il tipo di BM per cui stravedo, qualche band è buona, mi vengono in mente ad es. Gontyna Kry e Swastyka/Sunwheel, ma sinceramente preferisco ben altro.

J: Per concludere vorrei chiederti questo: dai importanza a quello che i “giornalisti” scrivono del tuo operato? Ti fai influenzare dalle recensioni che il tuo gruppo riceve?
M: Ora è brutto dire ciò ad un giornalista, non me ne volere, ma le recensioni non influenzano minimamente la direzione artistica del progetto, nè sono particolarmente importanti per me, le leggo giusto per curiosità, per vedere quanti hanno compreso il disco. Non mi cambiano assolutamente niente.

J: Ultima domanda d’obbligo: quali sono le future mosse degli Sleeping Village e verso quali lidi musicali intendi portare il tuo progetto?
M: Segreto, anche perché sinceramente lo ignoro pure io hahaha. Scherzi a parte, come uscite future forse uno split..non rivelo con chi. Musicalmente non lo so, non mi piace fare programmi, vedremo.

J: Con questo è tutto, spero di non averti annoiato, a te le ultime parole ai nostri lettori!
M: Ti ringrazio per lo spazio concessomi, è stato un piacere. Mors tua, vita mea.

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