E' la folla delle grandi occasioni quella accorsa stasera all'Alpheus di Roma per l'attesissimo concerto degli Obituary, headliners di un bill piuttosto variegato, che vedeva anche la presenza dei Samael e dei tedeschi Maroon, i quali ovviamente sono stati chiamati ad aprire la serata.
MAROON
Pur non essendo il metal/core esattamente uno dei miei generi preferiti, devo dire che la prova di questa band teutonica è stata più che buona, anche se apparte le primissime file lo show è trascorso nel semi-disinteresse generale, considerando anche che il locale a quell'ora (il concerto è iniziato piuttosto in anticipo sulla tabella di marcia) era ancora semi vuoto. I Maroon comunque non ci hanno fatto molto caso, sfoderando una prova energica e dimostrando di saper tenere il palco piuttosto bene, considerato anche che la band è ancora piuttosto giovane...insomma per scaldare un po' l'ambiente direi che i Maroon hanno assolto bene al loro compito.
SAMAEL
Se da una parte la presenza dei Samael di spalla agli Obituary mi aveva riempito di gioia, dall'altra ero un po' preoccupato per l'accoglienza che il pubblico romano avrebbe tributato alla band svizzera: non ci vuole un luminare per capire che le due band non c'entrino assolutamente l'una con l'altra, e la paura che i fans più esagitati degli Obies potessero in qualche modo "disturbare" lo show dei Samael si era fatta in me sempre più crescente. Per fortuna i miei timori erano del tutto infondati, in quanto Vorph e compagni sono stati accolti da un vero e proprio boato, il che mi ha fatto pensare che alcune persone siano venute espressivamente apposta per loro...beh che dire, meglio così! Il four piece svizzero si è reso protagonista di un gran bel concerto, parzialmente rovinato solo da dei suoni a volte un po' impastati e da un volume di chitarre troppo basso, almeno rispetto a quando li avevo visti l'ultima volta coi Flowing Tears di supporto.
La scaletta come al solito ha prediletto l'ultima produzione della band, lasciando alla sola "Baphomet's Trone" (l'unica nella quale Xytras suona effettivamente la batteria) il compito di sviare dalla triade "Passage/Eternal/Reign of Light". Proprio dall'ultimo disco sono state prese la maggior parte delle songs, anche se sono stati frequenti i rimandi al capolavoro "Passage", il disco della svolta industrial/elettronica del trio svizzero, dal quale sono state ripescate "Shining Kingdom" (con cui hanno aperto), "Rain", la sempre più tribale e ipnotica "Jupiteranean Vibe", per finire con "My Saviour", con la quale la band ha termianto il concerto tra gli applausi convintissimi dei presenti. Una nota in particolare per Xrytas, sempre più tarantolato dietro l'enorme consolle che si ergeva davanti a lui, e per il cantate/chitarrista Vorph, autore di un' ottima prova in quanto a carisma e tenuta vocale, dispensando sorrisi e numerosi ringraziamenti alla folla, anche lui piacevolmente sorpreso di tutto questo entusiasmo nei confronti della sua band.
Alle 23.30 in punto si rispengono di nuovo le luci, e dopo una brevissima intro un Alpheus adesso praticamente pieno accoglie alla grande i cinque deathsters floridiani, che iniziano subito in quarta con la terremotante doppietta Redneck Stomp/On The Floor. Sotto il palco si scatena subito il finimondo, con un pogo sfrenato che mi costringe ad arretrare di qualche metro la mia posizione iniziale, memore ancora degli spintoni e botte allucinanti che mi ero sorbito al concerto di Reggio Emilia dello scorso anno. I suoni questa volta sono veramente ottimi, le chitarre (soprattutto quella di Trevor Peres) danno vita ad un muro di suono impressionante, e quando parte "Chopped In Half" (come al solito smorzata in favore di "Turned Inside Out") si ha come la sensazione che venga già tutto da un momento all'altro...insomma le condizioni per un concerto memorabile c'erano tutte, ma purtroppo ci sono stati alcuni aspetti dello show che non mi hanno convinto fino in fondo: il primo se vogliamo è sempre il solito, ossia le regolari pause che la band si concede tra un brano e l'altro. Capisco che il combo di Tampa oramai ha i suoi annetti e che non è possibile essere dei rulli compressori dall'inizio alla fine, però cavolo, non è possibile che ad ogni singola song la band si metta a rifiatare per un minuto buono, anche perchè ciò finisce sempre per smorzare un po' l'entusiasmo del pubblico. Poi c'è il capitolo Allen West, oramai sempre più ridotto ad una specie di vegetale vivente: credeteci se vi dico che non s'è mosso di un millimetro dalla sua posizione per TUTTO il concerto, sguardo perennemente fisso nel vuoto o sul suo strumento, totalmente estraniato dal resto della band. Non che sia una novità, certo che se qualcuno gli consigliasse di mostrare almeno un minimo in più di entusiasmo non sarebbe male.La prova di John Tardy è stata molto buona all'inizio, anche se col passare dei minuti la suo ugola ha subito un calo piuttosto evidente di voce, il che unito anche ad alcuni problemi col microfono (nell'attacco di "Dying" non si è sentito nulla, col lungocrinito singer che ha spedito improperi piuttosto evidenti al fonico di turno) ha fatto sì che John si stranisse un po', non mostrando più la stessa carica e entusiasmo che aveva palesato ad inizio show. "Frozen in Time" è stato eseguito quasi per intero, intervallato dalle varie "By The Light", "Threatening Skies", "Kill For Me", "Till Death" fino ad arrivare al solito finale con la storica "Slowly We Rot", preceduta pochi minuti prima da uno spettacolare solo di batteria di Donald Tardy. Peccato per l'ennesima assenza di perle del calibro di "Don't Care" e "Final Thoughts" (quest'ultima richiesta a più riprese dai presenti), che avrebbero se non altro vivacizzato un po' la scaletta, che praticamente è stata la stessa dell'esibizione estive della band al Gods e al Wacken.
Poco male comunque, il pubblico ha sembrato non avvertire queste mie piccole crepe, elargendo ovazioni ai cinque floridiani dall'inizio alla fine del concerto, con tanto di pogo infernale e addirittura episodi di stage diving (c'era un pazzo scatenato che si sarà buttato dal palco tre volte di fila, per la felicità della security). In generale una bella serata, sicuramente non il miglior concerto degli Obituary tra quelli che ho visto (quello di Reggio rimane ancora imbattibile), ma tutto sommato va bene così.
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