Una sana ventata di brutalità ha accompagnato tutti gli appassionati deathmetallari all'entrata di un New Age mai così pieno di giovedì sera (almeno per un concerto metal). D'altra parte, con una scaletta di gruppi del genere non si poteva proprio mancare.Anche perchè il pubblico sembrava equamente diviso in: gente venuta per i Necrophagist e la loro perizia tecnica, gente venuta per gli Origin e la loro sparata ultravelocità, gente venuta per i Misery Index e il loro mosh perenne che fa sbattere la testa anche ai piloni della luce (io ero tra questi ultimi). E, in qualunque categoria ci si trovasse, non sarebbero mancati gli apprezzamenti per tutte le band presenti.Partiamo dal principio, ovvero da quei BURNING SKIES a cui è toccato il compito di aprire le danze. I cinque inglesi si sono dimostrati tutto sommato una buona band, sufficientemente compatti nel loro death-core dal sound piuttosto moderno. Naturalmente le loro composizioni ancora acerbe e abbastanza banalotte non avrebbero potuto attirare tantissimo pubblico già da subito sotto il palco, ma bisogna ammettere che almeno questa volta il gruppo di apertura è stato scelto con criterio, non facendo così rimpiangere (come capita invece quasi sempre) una qualsiasi delle tante ottime band nostrane, piuttosto dell'ennesima ciofeca lanciata in tour dalle etichette.Veniamo agli ORIGIN, gruppo brutal-death sparato sotto Relapse con l'ultimo "Echoes of Decimation". Le aspettative erano tante e non sono state disattese: gli Origin dal vivo sono una mazzata perpetua, per l'occasione ottimizzata da un sound non troppo impastato (grazie New Age per la tua buona acustica), e pregna di gradevoli soluzioni tecniche come tapping di basso o sweep chitarristici superveloci, sebbene nel marasma queste cose non è che si colgano alla perfezione (e ciò permette agli strumentisti di fottersene allegramente di eventuali imprecisioni, e di prendersi ugualmente i complimenti di coloro che solo guardandoli esclamano "che bravi!"). Nella sostanza s'è trattato di tre quarti d'ora buoni di violenza sonora, a tratti piuttosto grezza ma sempre efficace, con il frontman James padrone del palco (più per la sua stazza imponente che per la prestazione vocale, volendo proprio cercare il pelo nell'uovo). Ad ogni modo, forti di una scaletta che ha compreso tutti i 3 album della band (con gran spazio all'ultimo lavoro), gli Origin si sono dimostrati sicuramente la rivelazione della serata: da rivedere sicuramente al loro ritorno in Italia.Spazio dunque ai MISERY INDEX e al loro ultra-mosh death metal dagli influssi hardcore. E dico ultra-mosh perchè è la terza volta che dal vivo spaccano culi e fanno muovere la gente: una garanzia. Non saranno sparati come gli Origin, ma ne guadagnano in varietà. Si aggiunga poi una prestazione sopra le righe del batterista Adam Jarvis e il solito carisma di Jason Netherton, si aggiunga un sound eccellente (magari non subito, ma dopo due o tre canzoni si sentiva davvero bene: credo che per una volta nessuno si possa lamentare coi fonici, anzi!), si aggiunga una ottima scaletta sempre in bilico tra i vecchi classici ("Retaliate" in particolare, ma anche "Overthrow"), nuovi brani ora più hardcore (soprattutto da "Dissent") ora più prettamente death ("Outsourcing Jehovah", "Breathing Pestilence")... ed ecco che risulta uno show di ottima qualità e sicuramente all'altezza delle altre bands presenti (se non, in quanto a tenuta sul palco e feeling con il pubblico, addirittura superiore). Personalmente, godo sempre coi Misery Index: coloro che vogliano suonare parti totalmente mosh non devono far altro che andare a vedere questi ragazzi americani e prendere appunti.Veniamo dunque agli headliner, quei NECROPHAGIST che non avevo potuto apprezzare nella loro precedente calata in quel di Bassano a causa della loro nefasta posizione in scaletta e della brevità del loro concerto (20 minuti se è tanto). Questa volta invece è tutto diverso: suoni ottimi, esecuzione impeccabile, quasi un'ora di concerto. Naturalmente non ci si poteva aspettare dai quattro tedeschi che animassero il pubblico come i due gruppi precedenti: la loro proposta è molto più complessa e per nulla immediata, sempre che uno non conosca tutte le canzoni perfettamente a memoria. La presenza scenica è infatti quasi nulla, a partire dal leader Muhammed Suicmez, sempre fermo al centro del palco tra urla gutturali, riff serrati e veloci assoli. Ma nel complesso lo show è stato di alta caratura, praticamente come su cd (sia per le canzoni nuove da "Epitaph" che quelle, riarrangiate, da "Onset Of putrefaction"), grazie a dei musicisti di indubbio livello e ad un sound davvero appropriato.Insomma si è trattato di una serata davvero interessante, per i gruppi proposti e per la qualità che si è dimostrata essere davvero alta. Nella speranza di poter assistere ad altri concerti dai bill altrettanto allettanti, magari che possano includere anche un paio di bravi gruppi italiani di supporto. Che è meglio.Alla prossima!
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