I MASTODON, una delle band più interessanti ed innovative che la scena metal mondiale abbia partorito in questi ultimi anni, sono in Italia finalmente da headliner e finalmente in una dimensione decisamente più consona allo stile e alle caratteristiche del gruppo rispetto alle esibizioni di fronte a grandissime platee (e su palchi enormi) a cui il combo di Atlanta ci aveva abituato di supporto ad Iron Maiden e Slayer prima, Metallica poi o presenziando nei grandi festival estivi (Gods Of Metal).
Tanto è bastato a mandare completamente sold-out i Magazzini Generali di Milano, club piccolo ma non piccolissimo, pieno all’inverosimile per una delle esibizioni che siamo certi si candiderà, per qualità, spettacolo ed intensità, come una delle migliori di tutto il 2010.
Ad aprire la serata in maniera più che degna ci pensano, intorno alle 20.10, i TOTIMOSHI, band proveniente da San Francisco e che propone un alternative-noise rock/metal abbastanza ruvido e grezzo traente ispirazione da band come Melvins, Shellac o Black Sabbath (da questi ultimi, in particolare, ereditano alcuni tempi quasi al limite del doom-rock). La proposta del gruppo non è senza dubbio di quelle di facile presa o di spiccata immediatezza ma, al contrario, ci troviamo di fronte ad una band che fa dell’alternatività sonora e della complessità stilistica la propria caratteristica peculiare, creando sul palco, attraverso un’interpretazione molto sentita, un feeling e un conivolgimento che riescono abbastanza facilmente a trasmette al pubblico (non ancora numerosissimo) il quale dal canto suo segue l’interpretazione con attenzione e senza lesinare applausi alla fine di ogni pezzo. Come detto, è l’intera band ad essere sembrata sugli scudi ma una menzione particolare va fatta per la bassista, Meg Castellanos, la quale con il suo stile di suono (che richiama un po’ alla mente quello di Lemmy dei Motorhead) e la sua interpretazione ha sicuramente dato una marcia in più allo show. In definitiva 40 minuti che, se seguiti con pazienza, hanno lasciato il segno, anche se pare tuttavia capibile la noia che ha assalito alcuni spettatori verso la metà dell’esibizione a causa, come detto, di una proposta sicuramente non semplice e decisamente personale; band comunque da tenere d’occhio e seguire con maggiore attenzione.
Intorno alle 21.25 l’adrenalina è alta, il pubblico affolla completamente il locale, calano le luci e la band americana si presenta finalmente sul palco carica a mille e con l’atteggiamento giusto per dare il via alla loro prima data di questo nuovo tour europeo. L’attacco è affidato alla splendida “Oblivion”, traccia di apertura dell’ultimo e acclamatissimo album “Crack The Skye”. I suoni, spesso criticatissimi ai Magazzini Generali, sembrano buoni ed anche i volumi paiono più che adeguati, l’unica pecca pare essere la voce di Bret Hinds, un po’ troppo bassa. Il pubblico canta a memoria il ritornello del primo pezzo e subito paiono essersi creati l’atmosfera e il feeling giusti sia sul palco che tra la folla, la quale va immediatamente in visibilio con l’inizio di “Divinations”, riproposta in maniera impeccabile! Quando, al termine del pezzo in questione, il gruppo attacca (senza pause e senza aver proferito alcuna parola fino a quel momento) con “Quintessence” ecco che prende forma la prima graditissima sorpresa della serata: la band sta eseguendo (ed eseguirà) l’intero “Crack The Skye” per la gioia del pubblico presente. Così seguono la speldida “The Czar” (vero pezzo da novanta del disco in questione, 11 minuti di intense emozioni), “Ghost Of Karelia”, la Titletrack ed infine la conclusiva “The Last Baron”! L’intera esecuzione del disco è stata accompagnata dalla proiezione, attraverso un megaschermo dalle dimensioni notevoli, di suggestivi filmati e splendide grafiche richiamanti i contenuti e le atmosfere di ogni singolo pezzo e contribuendo così a creare una carica emotiva a tratti davvero da brividi.
Dopo oltre 50 minuti di Spettacolo (la “S” maiuscola non è un errore di battitura) il gruppo si congeda per un paio di minuti, salvo poi tornare per i tanto attesi bis, ed è così che vengono sparate cartucce del calibro di “Circle Of Cysquatch”, “Aqua Dementia”, “Where Strides The Behemoth”, “Mother Puncher” e “Iron Tusk”!
Il concerto viene chiuso con la mitica “March Of The Fire Ants”, tra l’esultanza della folla che mugugna lievemente solo per la mancanza di “Blood And Thunder” che però, sinceramente, ci sentiamo di perdonare ampiamente al termine di una prestazione di questa portata. I MASODON questa sera si sono rivelati un gruppo davvero in forma smagliante, guidati da due carismatici leader (Brent Hinds per l’appunto e Troy Sanders, quest’ultimo a tratti davvero indiavolato) che merita tutta l’attenzione e la popolarità che sta ricevendo e che, se continuerà su questi livelli sia da un punto di vista live che compositivo, non potrà fare altro che avere un futuro roseo davanti a se.
Dopo qualche prestazione oggettivamente un po’ opaca (ma con le attenuanti di essere sempre stata eseguita a supporto di acts infinitamente più grandi) la domanda che sorgeva spontanea era una: ma quanto valgono davvero i MASTODON al di fuori dello studio e nel giusto contesto? La risposta questa sera può essere una e una soltanto: parecchio!
..Io sono ancora positivamente provato.
Ottima rece ,100% oro colato.
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