"Le tre stimmate di Palmer Eldritch"
Autore: Philip K. Dick
Casa editrice: Fanucci
Anno pubblicazione: 1964
Pag 265, 13,00€
INFO SULL’AUTORE:Philip K. Dick ( - )
La critica sembra unanime nel definire le caratteristiche fondamentali di tale lavoro: eccelso... la sua creature migliore... un romanzo che si erge a pietra miliare. Io ancora devo metabolizzarlo e sicuramente lo rileggerò in futuro. UN romanzo con una tale profondità temi e di esperienze da far girare la testa, come succede ai protagonisti affannati a fingere di vivere le loro vite, affannati a vivere le vite di simulacri inanimati per trovare un senso alla necessità di evadere da una realtà il cui senso andò perduto chissà quanti anni prima. In questo romanzo c’è spazio per la teologia, non spicciola, per la politica, per le grandi manovre imprenditoriali (potrebbe essere anche il manuale del perfetto scalatore per certi aspetti... sociale ovviamene), percorsi interiori, analisi relazionali e tanta, tanta lungimiranza o follia. Una bella science fiction che non si perde in tecnicismi pseudo scientifici per stupire il lettore e incollarlo alle pagine. Il vero ingrediente segreto è la caratteristica di scrittore maledetto di Dick, come un proiettore di sogni egli ci rapisce e ci porta nel suo mondo mentale (quanto è azzeccato il paragone lo scoprirete leggendo) per farci vivere le stesse esperienze ed emozioni. Tutto il pacchetto poteva per caso essere il contenuto di un mediocre contenitore? Sapete rispondervi, infatti lo sfondo è una terra verso il disfacimento ambientale, in cui la situazione del surriscaldamento è tale da costringere l’umanità alla rinuncia della vita sotto i raggi mortali di un sole malvagio. Già in questo si nota la furbizia dello scrittore nello stravolgere i canoni classici, portando a trasformare l’elemento primario di vita in strumento di morte. Ma questo è solo uno degli innumerevoli espedienti che vengono usati per comporre un grande puzzle esilarante, forse nell’intento di mostrare la società come un insieme di paria soggiogati da un fato despota e maligno.
Altro elemento fondamentale è la lettura a più livelli: i lettori di Dick sanno quanto la ciclicità dei suoi scritti porti ad una totale rilettura dell’opera arrivati alla fine. Come un bambino capriccioso o un abile artista, permette solo alla fine di mettere insieme i pezzi svelando scenari insondabili e quasi costringendo a rileggere tutta l’opera per cogliere nuovi aspetti.
Metodo vincente non si cambia ed è proprio vero: pungente, diretto ed accattivante lo stile si appesantisce solo dove è necessario. Durante i sermoni teologici che i vari protagonisti si rifilano a vicenda, si nota un ossequioso rallentamento come a sottolineare l’importanza e la delicatezza dell’argomento trattato. Ma cambi radicali sono notabili in quei passaggi cruciali, periodi in cui si richiede al lettore uno sforzo ulteriore di concentrazione. Tutto questo va interpretato come un sommo elogio a questo geniale stile d’espressione che unisce e accomuna i lettori a tutti i livelli, altro segno che suggerisce come il principale messaggio sia: siamo tutti sulla stessa grande e squallida nave che inevitabilmente sta per affondare.
La lettura di questi romanzo va portata avanti con rigore metodologico e con un attento e duraturo spirito d’osservazione, magari vi servirà a non leggerlo per scoprire nicchie nascoste.
Chiudo con le prime parole del libro (?) che servono per incentivarne la lettura e per ricavarne spunti interessanti per riflettere sulla condizione umana: “Insomma, dovete tener presente che dopo tutto siamo fatti di polvere. Ammetterete che non è molto se si vuole tirare avanti; e non dovremmo dimenticarcelo. Ma anche tenendo conto di questo, che non è certo un bell’inizio, non è che ce la stiamo cavando tanto male. Insomma, personalmente sono convinto che ce la possiamo fare anche in questa situazione del cavolo in cui ci troviamo. Mi seguite?”
Che il Kaos sia con voi.
Helrik
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