Le memorie di Jack lo squartatore

Le memorie di Jack lo squartatore

Titolo originale: A Handobook for Attendants On The Insane
Autore: Clanash Farjeon
Casa editrice: Gargoyle Books
Anno pubblicazione: 2003
Anno traduzione: 2008
Traduttore: Chiara Vatteroni
Pag: 323
Costo: 13,00 €
ISBN: 978-88-89541-24-1


Alan John Scarfe (alias Clanash Farjeon) nasce e cresce in Harpenden, Inghilterra. La famiglia si muove alla volta del Canada, dove il giovane Scarfe verra' allevato a suon di "rhythm and rhyme". Attore teatrale professionista dal 1964 (da Giulio Cesase a Otello, con incursioni in un repertorio meno anglosassone come il Cyrano di Bergerac) è anche noto al pubblico del grande e piccolo schermo (Star Trek : the Next Generation). La stimolante introduzione prepara il lettore e lo conduce nell'anticamera del romanzo senza svelare alcun dettaglio. Un comunicativo Luca Crovi, conduttore de "Tutti i colori del giallo", suggerisce al lettore una chiave di lettura condivisibile o meno.Farjeon da sfogo all'incontenibile desiderio di rivisitare la figura del serial killer e con altrettanta passione traccia l'affresco dell' eta' vittoriana. Il sodalizio rafforza l' immagine di entrambi i soggetti. L'affascinante tesi dell'autore sfrutta l' enciclopedica quantita' di informazioni presenti (recollections, testi di psichiatria dell' ottocento e sulla vita londinese vittoriana, etc) per ricavare un immagine piu' nobile del tagliuzzatore di Whitechapel. Vittima e artefice del suo efferato passato? Marionetta di un destino beffardo e sanguinario? No, codardo, subdolo ed egoista capace di nasconde a se stesso la sua meschina mediocrita' borghese egocentrista. Nelle tenebre di una mente divisa tra razionalita' e follia, perfettamente calata nel tessuto sociale ottocentesco, cogliamo il riflesso delle forze, pulsioni e desideri di un intera societa'. Si è quasi disorientati dalla precisa e puntuale descrizione dell'ambiente, una scenografia quasi ingombrante, ma perfettamente calzante. Tale stratagemma viene confessato tramite l' onnipresente :"... troppo vittoriano..." (palese omaggio ad un era che tanto donò all'universo teatrale?). l' ostentata consapevolezza del periodo storico da parte del protagonista rende tali affermazioni irreali e quasi ridicole. Vero è, che le Memorie sarebbero state scritte in vecchiaia, potendo aver metabolizzato l' impatto del vittorianesimo (sulla societa' e nel mondo). L'autore condivide il proprio giudizio storico: frequenti sono le staffilate inferte alla politica imperialista/soppressiva della regina Vittoria.La vicenda che a tratti assume connotati truculenti, non deve mai fuorviare dal contesto. Puntando l' occhio di bue sul protagonista di tale dramma, non cerca mai di lasciare la scenografia nelle retrovie. Semmai compie il tedioso e spossante errore di lanciarsi in inutili divagazioni. Dipingendo aneddoti di rispettosa vita del protagonista, l'autore si ritaglia la possibilita' di mostrare pompose descrizioni urbano/paesaggistiche. Senza nulla togliere al valore della ricerca compiuta, il lettore deve sorbirsi decine di pagine che nulla aggiungono alla narrazione."Come possono essere sconvolti dalla violenza e l' omicidio, quando si entusiasmano per la sua rappresentazione immaginaria?" così sferra il suo affondo nei confronti di un pubblico sfinito e soggiogato. Un monito morale trasversale. Si può forse sfuggire alla condanna del tribunale della moralita'? Siamo forse così virtuosi da aborrire ogni forma di brutalita'? No, ci appassioniamo alla sua manifestazione reale con mentite spoglie moraliste, sprecando commenti davanti un notiziario che elenca le vittime sacrificali sull'altare dell' uomo moderno. Eppure andiamo in estasi innanzi la rappresentazione della violenza, tutti volti ad incentivare la raccolta indifferenziata del pattume catodico. Scarfe descrivendo la societa' moderna tenta di traslarne i connotati su quella ottocentesca. "Suvvia, per una volta uscite dai vostri cervelli condizionati dalla doppiezza e dall'ottusita'. Dio è sangue, ipocriti impostori, il Sangue di Cristo scorre nel firmamento, e voi lo sapete! Noi siamo una cosa sola". La follia mascherata da estasi spirituale è servita e con essa una feroce critica a tutti gli estremismi religiosi.Il protagonista rimarca il valore del narrato come tutti i racconti autobiografici (cosa sono altrimenti le memorie?). Il lettore viene solo a tratti reso partecipe di tale tesoro: le innumerevoli digressioni dalla vicenda principale portano a cadute di tensione e di attenzione. A questo segue il tentativo di creare un canale di comunicazione con il lettore:" Abbiate pazienza... è ora di proseguire... siete stanchi di tutte questa digressioni, a voi interessano i delitti... Solo a te, caro lettore, è stato dato il privilegio di queste intime confidenze". Il gioco è bello finchè dura poco, infatti lo stratagemma stilistico stanca. A metà libro il suo abuso è quasi irritante. Forse lo scontro con il lettore è volutamente ricercato, facendo emergere l' ossessiva necessita' dello squartatore di rimanere ancorato al passato. La narrazione subisce cicliche espansioni (la descrizione degli eventi che porta a mostrare la follia omicida) e contrazioni (le utili ed inutili digressioni), quasi a schematizzare la lotta psichica dell' omicida: sanita'/espansione Vs. follia/contrazione. Il dualismo è estremizzato anche grazie all'utilizzo dello "stream of unconsciousness" nei momenti di massimo dell'alienazione. Il lettore è escluso, quasi a rimarcare la morbosa gelosia per i propri pensieri.La fantasia compositiva, l'attenta indagine documentaristica e la degna traduzione sanno ridare smalto ad un soggetto logorato dall'usura. Una maggior concretezza avrebbe reso il piatto piu' digeribile. Che il Kaos sia con voi.Helrik

Tags:
Commenti

Per inserire un commento devi essere registrato.
Clicca qui per registrarti oppure effettua il login.