La Via Oscura

La Via Oscura

Titolo: La Via Oscura
pag: 488
Titolo originale: Mystery Walk
Costo: 16,50€
Autore: Robert R. McCammon
Casa editrice: Gargoyle Books
Anno pubblicazione: 1983
Anno di traduzione: 2008
Traduttore: Flora Staglianò

Robert R. McCammon dal 1978 scrive incessantemente romanzi, storie brevi e saggi sull' orror e dintorni.
Descrive così il suo rapporto con lo scrivere :"Ritengo l'abbia fatto perché mi èpiaciuto da sempre leggere così tanto che ho voluto anche io provare a scrivere. Desideravo essere uno scrittore fin da quando ero bambino, sebbene pensavo che sarei diventato un giornalista. Per quanto riguarda l'horror, anche in questo caso era il genere che mi divertivo a leggere quando ero un ragazzo. Mi piacevano anche i film dell' orrore".
Avete presente le storie di una volta? Si dai quelle che anche senza lieto fine ti davano qualcosa in piu'! Ne ho la dimostrazione in questo breve estratto :"... era parte del male che abita il mondo, ma anche se non era possibile distruggerlo completamente, sapeva che era possibile sconfiggerlo. L'aquila poteva vincere il serpente. Il coraggio poteva vincere la paura".
Continua il viaggio nell'horror internazionale con i tipi della Gargoyle Books. Una proposta che proviene dal passato (1983) che ci fa ben sperare: gli anni '80 videro l'affermarsi del mito di Lovecraft, il successo del "meglio" King, la riscoperta dei racconti misteriosi di Calvino e la celebrazione dei prodotti cinematografici di un Bava rimpianto e mai dimenticato.
I nostri palati da buon gustai apprezzano le solite finiture del packaging: copertina e impianto degne di un hardcover, bianchi eleganti a sottolineare la ricercatezza dello stile editoriale ed una globale piacevole consistenza al tatto.
l' introduzione di Danilo Arona (giornalista e scrittore) fa una contestualizzazione schematica del narrato. Parliamo di una vicenda a cavallo tra gli anni '50 e gli anni '70 del '900. Parliamo di quell'Alabama tradizionalista, razzista e fondamentalista. La contestualizzazione sfocia nel deliberato intento di svelare fin troppo, indi sconsigliato a chi da solo vuole scoprire cosa contiene il contenitore che vi apprestare a leggere. Leggetevi il libro e alla fine l' introduzione... se sarete interessati ad altre informazioni sull'autore, il punto 5 dell' introduzione èuna buona fonte di informazioni.
Senza perdere tempo siamo già dentro la storia. La prefazione, grande arma letteraria, ci rende parte del panorama e dell'atmosfera limitandosi a fare una foto sfocata di quello che ha da venire.
La sensazione èquella di un prodotto con troppa smania di mettere verdure sulla griglia, ma che in fondo sa gestire il tutto. Tante le tematiche e tutte a tinte forti: il protestantesimo, il peccato, il razzismo, la repressione dei nativi d'America (tra le righe), il fenomeno dei predicatori, lo sciamanismo, i fantasmi o piu' in generale la vita dopo la morte. Il rischio di fare un minestrone insipido ègrande, eppure McCammon commette solo l' errore di non dosare bene l' ingrediente del razzismo. La sensazione èquella di una stonatura all'interno di un'armoniosa melodia.
Proprio il protestantesimo e la sua intransigente ottusita' attizza il fuoco della polemica. Ebbro dei fermenti degli anni '70, l'autore sembra interessato a cesellare come l'atteggiamento di una cultura conservatrice stoni in un grande paese progressista come l'America. Forse McCammon immaginava un'America futura capace di superare queste limitazioni. Il lettore contemporaneo ha modo di constatare come sia stata malamente uccisa questa speranza.
Le frange protestanti piu' intransigenti sopravvivono e proliferano proprio in quelle province descritte nel libro. Beh, allora va meglio con il razzismo, in 20 anni le cose saranno cambiate? I risultati delle presidenziali americane del 2008, forse potranno rispondere a questo mio quesito. Eppure l' ondata di xenofobia che il terrorismo internazionale alimenta potrebbe far precipitare o regredire la situazione socio-culturale. Speriamo di non dover constatare che èstata solo la lancetta dell' orologio ad essere andare avanti, auspichiamoci di raggiungere uno sviluppo culturale globale reale e ben lungi dall'atmosfera descritta da McCammon.
Non posso trascurare una tematica fondamentale: l' orrore comune.
L'horror, in quanto genere letterario, nacque ai fini del '700 sotto l' influenza delle ghost stories dell' eta' Elisabettiana e dell'ancor piu' antecedente gotico. Infervorati da queste influenze, artisti illuminati sentirono la necessita' di scacciare le brutture della vita grazie all' evasione letteraria. Vennero inventate storie ai confini della realta' e oltre (Frankenstein, Il conte Dracula...). Negli ultimi 20 anni si è assistito a una nuova primavera del genere: le ombre della vita si allungano su tutti noi, l' uomo nero diventa il vicino della porta accanto ed il male rissulta essere celato dentro ogni palazzo. Questo assume forme terrorifiche in quelle periferie in cui l' ignoranza regna sovrana, in cui la follia passeggia per le strade principali a braccetto con la morte, al punto che gli ingenui e creduloni "provincialotti" sguazzano in questi pozzi, protetti dal mondo esterno... e pronti a scatenare l' inferno inneggiando al paradiso.
Le marcate contraddizioni della societa' borderline vengono ancor più chiaramente evidenziate dai modi di dire locali:" Era pazzo come un indiano ubriaco". Con una breve e contratta affermazione l'autore èin grado di esprimere razzismo, paura per il diverso e l' imbarazzante mediocrita' umana. Alabama anni '50, razzismo imperversante, per cui tutti coloro i cui colori stonano rispetto quello del latte sarebbero da eliminare. Una comoda coperta con cui coprire la propria ignoranza e meschinità, con cui celare la diversita' che terrorizza l' ignoranza. Tutti sanno che un ubriaco mostra una certa follia. Eppure per l'americano medio del sud-Est (l'Alabama confina a Nord con il Tennessee, a sud con la Florida, a ovest con il Missisipi e ad est con la Georgia) un indiano assurge al livello di stereotipo di folle. C'è da precisare che i nativi americani non entrarono in contatto con gli alcolici prima della venuta dell' uomo bianco (dal 1500 in poi). Molti resoconti storici evidenziano quanto l'alcol abbia avuto un ruolo nel declino della loro società. Pensate che addirittura il mitico il generale Custer cerco' di piegare i fieri Lakota e Cheyenne cercando di farli diventare alcolizzati... la storia mostra come non ci sia riuscito. Quindi si è insidiata nella mente degli americani quest'idea che i nativi americani hanno una reazione esagerata nei confronti dell'alcol... peccato che questo accadeva solo 600 anni fa.
Non solo di particolari drammi locali si interessa l'autore. viene evidenziato come sia facile per l' uomo di fede trovare conferma di innocenza nella bibbia, ora mi spiego. Il timorato di Dio ècosi' bravo a sguazzare nel pericolo del peccato, da saper uscire con disinvoltura da tale "indecente" immersione proprio nel momenti in cui il peccato si compie. A cose fatte basta fiondarsi sui testi sacri per trarne conforto, aprire un salmo a caso e il 90% delle volte risulta essere un segno di perdono divino. Indi getta via le "presunte" colpe come residui di un pranzo rancido e stantio. Pacioso si reimmerge nell' oceano delle cautele che la sua fede gli fornisce per difendersi dal peccato. Tematica scottante e universale... eccetto induismo e derivati. Tutte le religioni "sfruttano" il concetto di peccato per sfornare santi e maledetti. L'autore permette di realizzare quanto vano sia il concetto di peccato. "Meglio fare molto bene, che non fare nulla di male" cosi' recitava Caparezza, peccato che in molti ritengano piu' che sufficiente la seconda parte. Mi permetto di fare un parallelismo tra le due religioni piu' diffuse: cristianesimo e islamismo. Il peccato èla frusta che guida il percorso del fedele. La via per la serena e godereccia vita eterna (che sia un'esistenza priva di sofferenze o un paradiso pieno zeppo di vergini la sostanza non cambia) prevede "astensione assoluta dal peccato prima e dopo i pasti" e non " astensione assoluta dal non perseguire eccellenza e bonta'". Perché? Il divieto èsempre stato il tallone d'Achille della nostra specie: regola i divieti e controllerai le genti.
McCammon continua a dare spunti per confermare quanto il "main topic" sia la malvagità umana. Non si limita a questo, approfondisce il tema e ci porta a riflettere quanto tale sentimento possa modellarsi e assumere molteplici aspetti. Risulta difficile individuare il male quando si mette il vestito "buono" della domenica. Nello specifico il vestito del predicatore. Costoro non sono altro che showman travestiti da evangelisti (per lo piu'), pronti a spargere il seme della falsa speranza. Stupisce come l'autore sia in grado di darci una chiave di lettura storico-culturale del fenomeno.
Esistenti fin dagli albori della societa' americana il modus operandi èsempre lo stesso: nascono in sordina predicando in piccole localita' senza Dio per fare presa e formare una sorta di casta di fanatici. Queste comunita' di fanatici fino all'avvento dei mezzi di diffusione massiva non ebbero modo di comunicare efficientemente e tantomeno di organizzarsi. Per questo verso la fine degli anni '50 del secolo passato, cominciano a formarsi grossi zoccoli duri attorno alcuni predicatori (soprattuto nell east cost). Queste community incrementano considerevolmente le tasche di questi cialtroni. Ma l'avvento prima della radio e poi della televisione permette di realizzare dei veri e proprio imperi economici (Scientology in primis). Un fenomeno che noi europei conosciamo solo per sentito dire (certo se avessimo vissuto al tempo dei catari nel medioevo non saremmo della stessa idea), perché da noi il male non èriuscito a indossare questo bel vestito? Da noi non si sente la necessita' di altri "PR" dei sacri testi, l' ingombrante presenza dello Stato della chiesa basta e avanza, pero' almeno siamo stati protetti da questo (al costo di qualche migliaio di morti bollati come eretici, ma il vecchio continente èesperto di stragi di massa).
Non sol di male si parla, ma anche di redenzione. Risulta doverosa la menzione di merito alla competente traduttrice Flora Stagliano' in grado di rendere quella sottigliezza dialettica e concettuale che rende La Via Oscura una grande tragedia umana. Redenzione si e redenzione no. Più volte l'autore accenna all'illusione umana di trovare salvezza in Dio, perché dovremmo cercare la "retta" via in terra e non in cielo. Pero' sappiamo aggrapparci non solo alla fede, una forma d'amore altrettanto antica ci viene in soccordo: l'amore materno. Riassunto dalla scena toccante in cui la protagonista del romanzo tale Ramona, per sollevare e salvare il figlio dall'oscurita' deve rispondere alla semplice e complessa domanda da parte del piccolo Billy :"Will andra' in paradiso o all'inferno?" e come risposta :" Penso... che abbai già passato abbastanza tempo all'inferno, non sei d'accordo?" e seraficamente Billy chiude la scena con un secco si. In quell'attimo di attesa della madre, cogliamo la potenza dell'amore materno, potere in grado di illuminare i lati piu' oscuri dell'animo umano.
È sotto gli occhi di tutti: le cose non girano tanto bene in questo folle mondo. Non siamo piu' in grado di distinguere quello che ègiusto da quello che èsbagliato, perché siamo consapevoli che il marciume èsempre presente. Il romanzo che avrete modo di leggere in fondo tenta di dirvi: mai farsi abbattere, mai indietreggiare.

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